Ambiente Diritti Uguaglianza

Piano Regionale dei Rifiuti: il commento di Adu Vda

Serve una politica regionale più incisiva e decisionale con obiettivi legislativi definiti per introdurre al 2030 la tariffazione puntuale in tutti i comuni.

Criticità e preoccupazione sulla riduzione delle distanze degli impianti dai siti sensibili, sulla concessione di nuove autorizzazioni e sulla mancanza di piani chiari per la chiusura delle discariche e sulla mancanza della valutazione d’impatto sulla salute umana.

Il Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti costituisce il documento di pianificazione settoriale in materia di gestione dei rifiuti e rientra nei piani e programmi che hanno impatti significativi sull’ambiente, sul patrimonio culturale e sulla vita di ogni cittadino valdostano. E per tale ragione è fondamentale che tale piano sia largamente condiviso e discusso con i territori prima di essere approvato, come previsto dalla legge, dal Consiglio Regionale della Valle d’Aosta. Il testo unico ambientale pone l’accento sulla riduzione della produzione di rifiuti organici e degli impatti sull’ambiente derivanti dalla gestione degli stessi, sulla promozione del riciclaggio di alta qualità, sull’obbligo di realizzazione della raccolta differenziata al fine di ridurre il quantitativo di rifiuti da smaltire in discarica.

Da ricordare, inoltre, che nell’aprile 2018 il Parlamento Europeo ha approvato in via definitiva il pacchetto sull’economia circolare, un importante passo avanti che accelera la transizione verso l’economia circolare in Europa. L’accordo prevede il 65% di riciclaggio dei rifiuti solidi urbani al 2035, con target intermedi del 55% al 2025 e 60% al 2030. Per gli imballaggi, invece, si prevedono target del 65% al 2025 e del 70% al 2030. Per le discariche il target è fissato al 10% entro il 2035. In linea con gli obiettivi Onu per lo Sviluppo sostenibile, nel pacchetto è previsto anche che vi sia un dimezzamento entro il 2030 degli sprechi alimentari lungo la catena di produzione, distribuzione e consumo, con obiettivi di riduzione obbligatori che saranno fissati nel 2023.

Il passaggio da un’economia di tipo lineare ad una di tipo circolare è possibile solo grazie alla diffusione delle azioni messe in campo dalle amministrazioni virtuose e dai Sindaci che pongono maggiore attenzione alla gestione dei rifiuti prodotti dai loro cittadini – Bisogna dare una risposta concreta attraverso un incisivo intervento regionale che applichi l’obbligo della tariffazione puntuale su tutto il territorio regionale, in nome del principio “chi inquina paga”. Oppure penalizzando economicamente lo smaltimento in discarica dei rifiuti. Per uscire insieme da questo stallo “lineare” è fondamentale far cadere i campanilismi e le barricate ideologiche e attraverso la partecipazione. Il modello di comportamento usato sino ad oggi non ha portato i suoi frutti e le conseguenze ancora una volta le stanno pagando i cittadini che, invece di vedere diminuire le proprie tasse continuano a pagare il prezzo del non scelte politiche”.

Su questi aspetti fondamentali  ADU chiede una politica regionale più incisiva e decisionale,
In sintesi gli aspetti critici dell’attuale proposta di Piano Regionale dei Rifiuti, soprattutto in seguito all’accoglimento delle osservazioni in VAS, sono:

La carenza di step e obiettivi legislativi chiari e precisi, che portino entro il 2030 alla raccolta differenziata spinta e alla tariffazione puntuale in tutti i Comuni della Regione, altrimenti lo scenario a regime del 2025 sia in termini percentuali che in produzione pro capite può divenire mera illusione o pronostico irrealizzabile.
L’applicazione di tecnologie innovative e/o migliorative andrebbero implementate come base per un sistema in continua evoluzione, mentre il contrario non rispetta il pubblico interesse e non tutela la salute dei cittadini.
Nello scenario di produzione e di trattamento delle frazioni della raccolta differenziata, condividendo l’importanza dell’impiantistica, fondamentale per il corretto trattamento delle frazioni differenziate, si sottolinea come il mantenimento di un unico impianto non consente  il soddisfacimento al 2025 della necessità complessiva. Bisogna infrastrutturare tutta la Valle d’Aosta con piu’ impianti di riciclo e riuso (senza aprire nuove discariche, termovalorizzatori o impianti di TMB – trattamento meccanico biologico), perché per tendere all’opzione “rifiuti zero” a smaltimento, occorre utilizzare in modo diverso gli impianti esistenti e che ci permettano di recuperare materia evitando il più possibile di autorizzare impianti per il riciclo di rifiuti di provenienza esterna alla regione. La Valle d’Aosta deve essere autosufficiente con produzione di biometano e compost di qualità, impianti per riciclare tutti i rifiuti da cui estrarre risorse, come le apparecchiature elettriche ed elettroniche (per recuperare ad esempio le terre rare), i pannolini usa e getta, le terre da spazzamento. Devono moltiplicarsi i centri di riuso (coinvolgendo anche le persone più fragili) e occorre garantire lo smaltimento in sicurezza dei rifiuti contenenti amianto, che finiscono, e il riciclo dei pannelli fotovoltaici a fine vita.
Allo stesso modo tenendo conto della previsione della riattivazione di discariche poste sotto sequestro o attualmente chiuse, è fondamentale prevedere, già nel piano allegato di bonifiche, un piano di intervento, messa in sicurezza, monitoraggio ante, durante e post di questi siti (vedi Pompiod, Isseuries). Se si chiede ad un territorio un “sacrificio” questo deve essere ben delineato nei modi e nei tempi e soprattutto nella tipologia del rifiuto da ospitare. A nostro parere va evitato il rilascio di autorizzazioni per discariche che prevedono l’accoglimento di rifiuti di altre Regioni, come accaduto di recente con la discarica di Pompiod o Chalamy.
La proposta di Piano prevede anche i Criteri per la definizione delle aree non idonee alla localizzazione degli impianti di recupero e smaltimento rifiuti. Questo però ha alcuni deficit di fondo perché per la definizione delle aree non idonee alla localizzazione degli impianti di recupero e smaltimento rifiuti, tra le componenti ambientali considerate ai fini di minimizzare l’impatto negativo manca la componente “salute umana” che è uno dei capisaldi della Valutazione Ambientale Strategica (VAS) e che non può essere derubricata ad una generica – tutela della popolazione – con riferimenti di larga massima alla qualità dell’aria ed al relativo PRQA ed alla tutela dalle molestie olfattive, oppure all’inquinamento acustico e luminoso. Una lacuna del piano risulta poi nell’assenza di qualsiasi politica di verifica di conformità sugli impianti esistenti. Tale criticità deve essere valutata considerando che il Piano dei rifiuti estende la casistica evidenziata anche all’ampliamento e/o potenziamento degli impianti esistenti. Non è ben chiaro in quale categoria debba essere collocato un impianto che chieda di implementare la quantità di rifiuto da trattare ancorché non vengano modificate le attività di gestione, di trattamento e non ci siano ampliamenti aerali con consumo del suolo.
Ed ancora, circa gli strumenti di pianificazione vigenti e l’uso del suolo, nella definizione delle aree agricole di pregio, si dovrebbe intervenire con un più puntuale e preciso intento di salvaguardia dei prodotti agricoli di pregio introducendo limiti più stringenti nelle distanze minime, cosi’ come sarebbe opportuno un riferimento non minimale ma più preciso e puntuale distinguendo in modo migliore la categoria di impianto con relativa pericolosità potenziale che ne deriva. Continuando si fa notare e sottolinea che nella bozza di piano proposta – Risultano modificati  in senso troppo permissivo e in modo alquanto “singolare” tutte le distanze minime e le prescrizioni relative a fattori escludenti o di attenzione permettendone una eccessiva discrezionalità.  A titolo di esempio si richiamano le distanze minime da abitazioni, siti sensibili, laghi, fiumi, e siti della rete Natura 2000. Per questo tipo di norme vale il principio “Lex specialis derogat legi generali” che trovano applicazione in luogo della norma più generale in quanto preposte a regolare quella particolare circostanza, si osserva che la tutela del patrimonio ambientale deve essere preminente come pubblico interesse di una collettività più ampia, rispetto all’attività di gestione dei rifiuti, di livello regionale, che implica più fattori di impatto ambientale e, conseguentemente, al loro impatto cumulativo (aumento del traffico anche pesante, rumore, emissioni, polveri, ecc.). Per tale ragione si richiedere di tutelare in modo più puntuale tutti siti elencati in bozza.
Nella proposta piano di bonifica delle aree inquinate sarebbe opportuno elaborare, ancorché di larga massima, specifici progetti di bonifica che contenessero interventi di studio e previsione circa i più che probabili interventi che si potrebbero rendere necessari a seguito della realizzazione e, soprattutto, di esercizio della nuova impiantistica prevista dal Piano di gestione dei rifiuti. Uno scenario di maggior dettaglio conoscitivo consentirebbe una valutazione puntuale relativamente al completamento degli interventi finalizzati alla chiusura per la realizzazione delle “coperture” delle discariche definendone in particolare i criteri e le tempistiche, ma poi verificandone anche il completamento. Fondamentale ci pare poi che nel piano ci sia una linea chiara e decisa sulla metodologia prevalente e prioritaria da utilizzare come criteri di controllo puntando ad una verifica delle matrici iniziali dei materiali trattati o depositati, verificandone soprattutto metodi, tempi, modi, contenuti, quantità, qualità, provenienza e destinazione finale. Attraverso un’azione capillare di sensibilizzazione e corretta informazione nei confronti degli agricoltori e cittadini, soprattutto sulla forza del monitoraggio a monte e a valle del trattamento. Nella sezione conoscitiva per l’analisi impiantistica viene affermato che vengono considerati come esistenti solo gli impianti presenti riferiti all’anno 2018, senza alcun riferimento a tutti quelli autorizzati o per i quali sono ancora in corso gli iter autorizzativi tra il 2019 e il 2022. Considerando il momento storico in cui l’Italia e la Valle d’Aosta sono chiamate a dare il proprio contributo, auspichiamo che tali osservazioni possano richiamare l’attenzione della Regione Valle d’Aosta e pertanto migliorare e rafforzare il nuovo Piano Regionale dei Rifiuti, strumento fondamentale di pianificazione, programmazione e indirizzo per l’intera collettività. E soprattutto che la politica abbia il coraggio di fare scelte incisive e decise in termini di tutela dell’ambiente, dell’uomo e delle comunità in cui viviamo. Come associazione ambientalista saremo sempre presenti nel monitorare costantemente che l’ambiente e l’uomo siano sempre al centro delle politiche di programmazione della nostra Regione, auspicando che ulteriori scempi e danni ambientali siano impediti, perché oggi è già troppo tardi per trovare un rimedio.

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