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Alla vigilia della giornata internazionale contro #omobitransfobia, PCP - Progetto Civico Progressista e il movimento ADU - Ambiente Diritti Uguaglianza VdA hanno annunciato una proposta di legge regionale contro lomobitransfobia.
Grazie ad una staffetta ripartirà liter di approvazione della norma proposta da ADU nel 2019, con Daria Pulz: il provvedimento aveva già ottenuto il parere favorevole all’unanimità del CPEL ma poi erano arrivate la fine della legislatura e le elezioni anticipate.                                                            
Le Consigliere in carica Erika Guichardaz e Chiara #Minelli del PCP sono pronte a depositare nuovamente la legge e a far riavviare l’iter in V Commissione consiliare.                                                        
La legge ha lobiettivo di realizzare politiche, programmi e azioni per tutelare ogni persona nella propria libertà di espressione e manifestazione del proprio orientamento sessuale e della propria identità di genere e a prevenire e superare le situazioni di #discriminazione, #omofobia, dileggio, violenza verbale, psicologica e fisica.                                                                                                                                               
Cè bisogno di questa legge. 
La politica non deve attendere di 
#AduVda 
#omobitransfobia

Alla vigilia della giornata internazionale contro #omobitransfobia, PCP – Progetto Civico Progressista e il movimento ADU – Ambiente Diritti Uguaglianza VdA hanno annunciato una proposta di legge regionale contro l’omobitransfobia.
Grazie ad una staffetta ripartirà l’iter di approvazione della norma proposta da ADU nel 2019, con Daria Pulz: il provvedimento aveva già ottenuto il parere favorevole all’unanimità del CPEL ma poi erano arrivate la fine della legislatura e le elezioni anticipate. Erika Guichardaz in carica#minelliuichardaz e Chiara #Minelli del PCP sono pronte a depositare nuovamente la legge e a far riavviare l’iter in V Commissione consiliare.
La legge ha l’obiettivo di realizzare politiche, programmi e azioni per tutelare ogni persona nella propria libertà di espressione e manifestazione del proprio orientamento sessuale e della propria identità di ge#discriminazionere#omofobiare le situazioni di #discriminazione, #omofobia, dileggio, violenza verbale, psicologica e fisica.
C’è bisogno#AduVdast#omobitransfobiaitica non deve attendere di
#AduVda
#omobitransfobia
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17 Mag 2022, 10:00
A dispetto del nome, l’#UnioneEuropea mostra le sue crepe: sarebbe quindi il caso di agire prima che crolli. Di recente, il blocco di #Visegrád ne ha conclamato la precarietà con leggi oscurantiste contro le libertà delle donne, delle persone LGBTQ+ e quelle di espressione; ora lo scoppio della guerra ucraina divide le scelte sanzionatorie; in ultimo, alla Conferenza sul futuro dell#Europa, la proposta di superamento del principio di voto allunanimità vede ben 10 governi contrari: Danimarca, Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania, Slovenia, Svezia, Bulgaria, Repubblica Ceca e Malta. 

Eppure bisogna pur partire: ad esempio dall’esistente, da quella #Cooperazione rafforzata (art. 20 Trattato dell’Unione), che permette a un minimo di 9 Stati di instaurare un’integrazione avanzata o una cooperazione in un ambito specifico, qualora risulti evidente che l’Unione nel suo insieme non sia in grado di conseguire l’obiettivo prescelto in un termine ragionevole. Questa procedura è appunto concepita per il superamento dello stallo, sempre salvaguardando l’ambito delle competenze stabilite. 

L’Europa è un concetto ideale, e come tale ne vanno preservati i #princìpi. Limitarsi a pragmatici accomodamenti nei confronti di chi più tronfio di sovranismo e meno disposto ad alienare singoli benefici, non è certo buona premessa per un’autentica rifondazione comunitaria: invece si prospetta un baratto bellico con l’Ungheria, offrendo fondi per persuadere Orbán a sottoscrivere le sanzioni sul petrolio russo; oppure si lancia la creazione di una ipertrofica Comunità politica europea, aperta agli Stati confinanti o ai fuoriusciti. Se vogliamo una solida Unione - abbastanza adulta, a quasi trent’anni da Maastricht? - va (ri)costruita su solide basi.

#parlamentoeuropeo #UE #EU 
#continuonslecombat #adu #ambiente #diritti #uguaglianza #valledaosta #aosta #buonapolitica #politicavda #aduvda

A dispetto del nome, l’#UnioneEuropea mostra le sue crepe: sarebbe quindi il caso di agire prima che crolli. Di recente, il blocco di #Visegrád ne ha conclamato la precarietà con leggi oscurantiste contro le libertà delle donne, delle persone LGBTQ+ e quelle di espressione; ora lo scoppio della guerra ucraina divide le scelte sanzionatorie; in ultimo, alla Conferenza sul futuro dell’#Europa, la proposta di superamento del principio di voto all’unanimità vede ben 10 governi contrari: Danimarca, Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania, Slovenia, Svezia, Bulgaria, Repubblica Ceca e Malta.

Eppure bisogna pur partire: ad esempio dall’esistente, da quella #Cooperazione rafforzata (art. 20 Trattato dell’Unione), che permette a un minimo di 9 Stati di instaurare un’integrazione avanzata o una cooperazione in un ambito specifico, qualora risulti evidente che l’Unione nel suo insieme non sia in grado di conseguire l’obiettivo prescelto in un termine ragionevole. Questa procedura è appunto concepita per il superamento dello stallo, sempre salvaguardando l’ambito delle competenze stabilite.

L’Europa è un concetto ideale, e come tale ne vanno preservati i #princìpi. Limitarsi a pragmatici accomodamenti nei confronti di chi più tronfio di sovranismo e meno disposto ad alienare singoli benefici, non è certo buona premessa per un’autentica rifondazione comunitaria: invece si prospetta un baratto bellico con l’Ungheria, offrendo fondi per persuadere Orbán a sottoscrivere le sanzioni sul petrolio russo; oppure si lancia la creazione di una ipertrofica "Comunità politica europea", aperta agli Stati confinanti o ai fuoriusciti. Se vogliamo una solida Unione – abbastanza adulta, a quasi trent’anni da Maastricht? – va (ri)costruita su solide basi.

#parlamentoeuropeo #UE #EU
#continuonslecombat #adu #ambiente #diritti #uguaglianza #valledaosta #aosta #buonapolitica #politicavda #aduvda
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13 Mag 2022, 10:00
Ringraziamo le #infermiere, gli #infermieri e tutto il personale ausiliario della sanità, essenziali per il buon andamento di un servizio fondamentale.
Non cè però nulla da festeggiare. Soprattutto nella nostra Regione. 

La pandemia ha svelato la crisi della #sanità regionalizzata e privatizzata: i vari governi regionali di questi anni sono responsabili di aver demotivato questa importante categoria di lavoratrici e lavoratori.
Salari bassi, attrezzature e locali non adeguati – anziché realizzare un ospedale nuovo si continua a rappezzare quello vecchio – e un clima lavorativo stressante e ostile, spesso funestato da scandali politici, che mettono in discussione luguaglianza dei diritti.

Mancano ben 116 infermieri: un disastro. Tra i motivi, anche quello della lingua francese come requisito ipocrita e antistorico, in una regione in cui il francese è stato abusato e infine demolito dagli stessi autonomisti.

Serve un vero #rilancio del sistema sanitario nazionale, con nuovi mezzi e nuove risorse, sia economiche che umane. Per lavoratrici, lavoratori e per tutti noi cittadini.

Ringraziamo le #infermiere, gli #infermieri e tutto il personale ausiliario della sanità, essenziali per il buon andamento di un servizio fondamentale.
Non c’è però nulla da festeggiare. Soprattutto nella nostra Regione.

La pandemia ha sva crisi della #sanità regionalizzata e privatizzata: i vari governi regionali di questi anni sono responsabili di aver demotivato questa importante categoria di lavoratrici e lavoratori.
Salari bassi, attrezzature e locali non adeguati – anziché realizzare un ospedale nuovo si continua a rappezzare quello vecchio – e un clima lavorativo stressante e ostile, spesso funestato da scandali politici, che mettono in discussione l’uguaglianza dei diritti.

Mancano ben 116 infermieri: un disastro. Tra i motivi, anche quello della lingua francese come requisito ipocrita e antistorico, in una regione in cui il francese è stato abusato e inf#rilancioito dagli stessi autonomisti.

Serve un vero #rilancio del sistema sanitario nazionale, con nuovi mezzi e nuove risorse, sia economiche che umane. Per lavoratrici, lavoratori e per tutti noi cittadini.
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12 Mag 2022, 10:00
Avete già pensato a chi destinare il vostro 2x1000? Se non farete una scelta esplicita, nel 730 o nel Modello Unico, la vostra quota di tasse resterà allo Stato.
Non è possibile, per il momento, indicare Adu Vda, ma se condividete le nostre battaglie, potete scegliere Sinistra Italiana, scrivendo T44 e sostenendo un partito con cui abbiamo sviluppato una forte collaborazione, per portare avanti le nostre istanze per una società più giusta e rispettosa dellambiente. 

Non costa nulla, ma è grazie alla scelta di tante e tanti come noi che potremo organizzare eventi, formare i giovani alla democrazia e alla buona politica, agire per la solidarietà, l’ecologia, la pace. La politica non può essere solo un gioco tra ricchi, in cui lobby e miliardari finanziano quei partiti, responsabili o complici, di politiche che aumentano le diseguaglianze e aggravano la crisi ambientale.

Una parte di queste risorse sarà, inoltre, impiegata in bandi per sostenere iniziative dal basso, a favore dei lavoratori e dell’ambiente.

Diamo forza a Sinistra Italiana, diamo forza alla Sinistra!

#aduvda #SinistraItaliana

Avete già pensato a chi destinare il vostro 2×1000? Se non farete una scelta esplicita, nel 730 o nel Modello Unico, la vostra quota di tasse resterà allo Stato.
Non è possibile, per il momento, indicare Adu Vda, ma se condividete le nostre battaglSinistra Italianaere Sinistra Italiana, scrivendo T44 e sostenendo un partito con cui abbiamo sviluppato una forte collaborazione, per portare avanti le nostre istanze per una società più giusta e rispettosa dell’ambiente.

Non costa nulla, ma è grazie alla scelta di tante e tanti come noi che potremo organizzare eventi, formare i giovani alla democrazia e alla buona politica, agire per la solidarietà, l’ecologia, la pace. La politica non può essere solo un gioco tra ricchi, in cui lobby e miliardari finanziano quei partiti, responsabili o complici, di politiche che aumentano le diseguaglianze e aggravano la crisi ambientale.

Una parte di queste risorse sarà, inoltre, impiegata in bandi per sostenere iniziative dal basso, a favore dei lavoratori e dell&rsq#AduVdae#SinistraItaliana a Sinistra Italiana, diamo forza alla Sinistra!

#aduvda #SinistraItaliana
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11 Mag 2022, 10:00
«Non esiste da nessuna parte che gli #Alpini si comportino in questo modo. Sono solo notizie date sui giornali, sui social, ma non c’è stata nessuna denuncia per molestie». A dirlo è Carlo Bionaz, presidente della sezione Valle d’Aosta dell’Associazione nazionale Alpini a commento dei numerosi episodi di #molestie, avvenuti a Rimini durante l’adunata nazionale degli Alpini, che stanno emergendo in questi giorni, grazie alle molte testimonianze.

Riteniamo irricevibile un commento del genere: il #catcalling è molestia, una mano sul culo è molestia, scambiare la cortesia di chi lavora per disponibilità è molestia. 
Che questi fatti si trasformino in querele o meno è irrilevante; per troppo tempo si sono tollerati comportamenti incivili e degradanti di gruppi, minoritari quanto si vuole, di uomini più o meno alterati dall’alcol, che si sentono protetti dall’essere in un branco (e in questo caso perfino parte di un corpo militare amato e in piena celebrazione). 

Tralasciando il rumore di fondo di Salveeni&co, (il quale invoca tolleranza zero solo quando i molestatori hanno la pelle scura), constatiamo che fortunatamente il ministro della Difesa Guerini ha usato parole chiarissime: «È sbagliato fare generalizzazioni, ma allo stesso tempo non ci deve essere nessuna tolleranza: le molestie e le violenze non devono mai e in nessun caso trovare alcuna giustificazione e vanno condannate senza esitazioni». 

Anche le parole dell’ex sindaco di Bologna, Virginio Merola, sono importanti: «Il valore e la riconoscenza che dobbiamo ai militari e ai tanti volontari del corpo degli Alpini è un argomento in più perché si condannino i comportamenti maschilisti e si lavori durante i raduni e nella vita associativa perché non si ripetano» scrive in un post. «Quanto avvenuto al raduno nazionale degli Alpini, con gli episodi di molestie e violenze verso le donne non va taciuto, ma condannato. Le donne hanno raccontato in uno spazio libero e lunica risposta non può essere andate a denunciare. Non è possibile che siano tollerati comportamenti di sopraffazione e di becero maschilismo.»

Il #patriarcato e la #violenza contro le donne vivono e prosperano anche sulla minimizzazione di questi episodi.

«Non esiste da nessuna parte che gli #Alpini si comportino in questo modo. Sono solo notizie date sui giornali, sui social, ma non c’è stata nessuna denuncia per molestie». A dirlo è Carlo Bionaz, presidente della sezione Valle d’Aosta dell’Associazione nazionale Alpini a commento dei numerosi episodi di #molestie, avvenuti a Rimini durante l’adunata nazionale degli Alpini, che stanno emergendo in questi giorni, grazie alle molte testimonianze.

Riteniamo irricevibile un commento del genere: il #catcalling è molestia, una mano sul culo è molestia, "scambiare" la cortesia di chi lavora per "disponibilità" è molestia.
Che questi fatti si trasformino in querele o meno è irrilevante; per troppo tempo si sono tollerati comportamenti incivili e degradanti di gruppi, minoritari quanto si vuole, di uomini più o meno alterati dall’alcol, che si sentono protetti dall’essere in un branco (e in questo caso perfino parte di un corpo militare amato e in piena celebrazione).

Tralasciando il rumore di fondo di Salveeni&co, (il quale invoca tolleranza zero solo quando i molestatori hanno la pelle scura), constatiamo che fortunatamente il ministro della Difesa Guerini ha usato parole chiarissime: «È sbagliato fare generalizzazioni, ma allo stesso tempo non ci deve essere nessuna tolleranza: le molestie e le violenze non devono mai e in nessun caso trovare alcuna giustificazione e vanno condannate senza esitazioni».

Anche le parole dell’ex sindaco di Bologna, Virginio Merola, sono importanti: «Il valore e la riconoscenza che dobbiamo ai militari e ai tanti volontari del corpo degli Alpini è un argomento in più perché si condannino i comportamenti maschilisti e si lavori durante i raduni e nella vita associativa perché non si ripetano» scrive in un post. «Quanto avvenuto al raduno nazionale degli Alpini, con gli episodi di molestie e violenze verso le donne non va taciuto, ma condannato. Le donne hanno raccontato in uno spazio libero e l’unica risposta non può essere ‘andate a denunciare’. Non è possibile che siano tollerati comportamenti di sopraffazione e di becero maschilismo.»

Il #patriarcato e la #violenza contro le donne vivono e prosperano anche sulla minimizzazione di questi episodi.
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10 Mag 2022, 16:31
Tra le interrogazioni per il prossimo Consiglio regionale, indigna ma purtroppo non sorprende la richiesta del consigliere leghista #Distort di informazioni in merito alla visita di istruzione a #Trieste per le classi dellultimo anno dellIstituto professionale regionale “Corrado Gex”. Il consigliere chiede come mai nel programma non ci siano lesodo dallIstria e le foibe e se ci sia stata una preventiva condivisione con la Sovraintendenza regionale.

Pare inquietante che una forza politica, che si candida a guidare lAssessorato alla cultura e forse anche quello allistruzione, intervenga in decisioni che spettano unicamente allautonomia delle Istituzioni scolastiche attraverso i Collegi Docenti e i Consigli d’Istituto.

Anche grazie al sacrificio di molti patrioti, sono passati i tempi in cui lesecutivo entrava nel dettaglio dei programmi scolastici, per verificarne la rispondenza ai propri dettami ideologici. Questa attitudine è tipica dei regimi, come ad esempio quello di Putin, già modello politico di Salvini e Meloni.

Oggi nella Repubblica italiana, le visite distruzione hanno programmi legati alla didattica, che rientra appunto nell#autonomiascolastica, e la Costituzione sottolinea che larte e la scienza sono libere e libero ne è linsegnamento. 

Se Distort aveva dei dubbi sulle procedure, bastava una telefonata al funzionario. Questa interrogazione, invece, sa di propaganda e di avvertimento ai lavoratori della scuola.
La tragedia delle foibe e il dramma dei profughi dovrebbero essere studiati, ricordati e non strumentalizzati per biechi fini politici.

Agli autonomisti, rinnoviamo linvito alla riflessione: sono veramente queste le persone a cui volete lasciare il futuro della nostra Regione? Anche in base al riscontro dellassessore #Caveri avremo una prima risposta.

PS: naturalmente, almeno noi stiamo lavorando anche su altri temi, probabilmente di maggiore interesse per i cittadini. Rispetto alla Lega, invece, solleviamo il dubbio che non si intenda andare oltre la solita propaganda.

Tra le interrogazioni per il prossimo Consiglio regionale, indigna ma purtroppo non sorprende la richiesta del consigliere leghista #distort di informazioni in merito alla visita di istruzione a #Trieste per le classi dell’ultimo anno dell’Istituto professionale regionale “Corrado Gex”. Il consigliere chiede come mai nel programma non ci siano l’esodo dall’Istria e le foibe e se ci sia stata una preventiva condivisione con la Sovraintendenza regionale.

Pare inquietante che una forza politica, che si candida a guidare l’Assessorato alla cultura e forse anche quello all’istruzione, intervenga in decisioni che spettano unicamente all’autonomia delle Istituzioni scolastiche attraverso i Collegi Docenti e i Consigli d’Istituto.

Anche grazie al sacrificio di molti patrioti, sono passati i tempi in cui l’esecutivo entrava nel dettaglio dei programmi scolastici, per verificarne la rispondenza ai propri dettami ideologici. Questa attitudine è tipica dei regimi, come ad esempio quello di Putin, già modello politico di Salvini e Meloni.

Oggi nella Repubblica italiana, le visite d’istruzione hanno programmi legati alla dida#autonomiascolasticappunto nell’#autonomiascolastica, e la Costituzione sottolinea che l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.

Se Distort aveva dei dubbi sulle procedure, bastava una telefonata al funzionario. Questa interrogazione, invece, sa di propaganda e di avvertimento ai lavoratori della scuola.
La tragedia delle foibe e il dramma dei profughi dovrebbero essere studiati, ricordati e non strumentalizzati per biechi fini politici.

Agli autonomisti, rinnoviamo l’invito alla riflessione: sono veramente queste le persone a cui volete lasciare il futuro della nostra Regione? Anc#Caveriase al riscontro dell’assessore #Caveri avremo una prima risposta.

PS: naturalmente, almeno noi stiamo lavorando anche su altri temi, probabilmente di maggiore interesse per i cittadini. Rispetto alla Lega, invece, solleviamo il dubbio che non si intenda andare oltre la solita propaganda.
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10 Mag 2022, 10:00
L’anno scolastico sta finendo. È stato l’anno della ripresa della didattica in presenza, salutato da molti come una nuova alba. Eppure sorge il dubbio che neppure la pandemia sia riuscita a scalfire l’autoreferenzialità della #scuola. Mentre il trauma subito poteva (e può ancora essere) un’occasione per provare a cambiare qualcosa.

La mole di verifiche e di compiti a casa cui devono fare fronte gli studenti delle scuole superiori è abbastanza impressionante. Un carico che assume le dimensioni di un macigno sulle spalle anche dei docenti, che preparano e correggono test senza sosta. Un triste destino (da mitico Atlante) accomuna insegnanti e allievi. Manca spesso ai ragazzi il tempo per fare altro: anche proposte culturali interessanti vengono sacrificate alle immediate esigenze scolastiche. Non sempre poi la rinuncia vale a garantire un buon esito finale. Non dimentichiamoci che la dispersione scolastica, complice la pandemia, è cresciuta. 

Questi due anni hanno lasciato infatti sui ragazzi un’eredità pesante: voragini cognitive, deficit di metodo e di concentrazione, demotivazione, fragilità psicologiche. Una vera e propria emergenza di cui la scuola stenta a farsi carico. Crediamo sia giunto il momento per la scuola di reinventarsi, abbracciando decisamente, in modo meno sporadico e occasionale, modelli più creativi e trasversali di insegnamento per provare a uscire dalla “camicia di forza“ delle programmazioni individuali e sperimentare forme nuove di sinergia tra i docenti, nonché tra docenti e studenti. Studenti non passivi ma protagonisti del loro percorso di formazione, all’interno di un ambiente scolastico meno inquinato dallo stress performativo indotto dalle continue valutazioni.

La sedimentazione del sapere si ottiene per vie più gratificanti e tranquille.

L’anno scolastico sta finendo. È stato l’anno della ripresa della didattica in presenza, salutato da molti come una nuova alba. Eppure sorge il dubbio che neppure la pandemia sia riuscita a scalfire l’#scuolaerenzialità della #scuola. Mentre il trauma subito poteva (e può ancora essere) un’occasione per provare a cambiare qualcosa.

La mole di verifiche e di compiti a casa cui devono fare fronte gli studenti delle scuole superiori è abbastanza impressionante. Un carico che assume le dimensioni di un macigno sulle spalle anche dei docenti, che preparano e correggono test senza sosta. Un triste destino (da mitico Atlante) accomuna insegnanti e allievi. Manca spesso ai ragazzi il tempo per fare altro: anche proposte culturali interessanti vengono sacrificate alle immediate esigenze scolastiche. Non sempre poi la rinuncia vale a garantire un buon esito finale. Non dimentichiamoci che la dispersione scolastica, complice la pandemia, è cresciuta.

Questi due anni hanno lasciato infatti sui ragazzi un’eredità pesante: voragini cognitive, deficit di metodo e di concentrazione, demotivazione, fragilità psicologiche. Una vera e propria emergenza di cui la scuola stenta a farsi carico. Crediamo sia giunto il momento per la scuola di reinventarsi, abbracciando decisamente, in modo meno sporadico e occasionale, modelli più creativi e trasversali di insegnamento per provare a uscire dalla “camicia di forza“ delle programmazioni individuali e sperimentare forme nuove di sinergia tra i docenti, nonché tra docenti e studenti. Studenti non passivi ma protagonisti del loro percorso di formazione, all’interno di un ambiente scolastico meno inquinato dallo stress performativo indotto dalle continue valutazioni.

La sedimentazione del sapere si ottiene per vie più gratificanti e tranquille.
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09 Mag 2022, 10:00
Si dice che i #diritti una volta conquistati sono acquisiti. Invece ci rendiamo dolorosamente conto ogni giorno che i diritti delle #donne, come anche delle persone #LGBTQ+, non sono mai consolidati perché non sono considerati diritti, ma #concessioni, octroyés, direbbero i transalpini, elargite da una società che in qualsiasi momento può riprendersi quello che ti ha dato. Il corpo delle donne era e continua ad essere campo di battaglia, letteralmente.

Siamo rimaste/i esterrefatte/i dalla notizia che, come riferito da politico.com, la Corte Suprema degli Stati Uniti, stia lavorando privatamente per ribaltare la sentenza che dal 1973 garantisce l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza a livello federale, conosciuta come sentenza “Roe v. Wade”.

Nella bozza circolata la norma che protegge il diritto all’#aborto viene dichiarata “non consuetudinaria” e incoerente con la precedente giurisprudenza che criminalizzava l’aborto. In buona sostanza, l’aborto non è tutelato dalla Costituzione e quindi la sentenza del 1973 non sarebbe legale. Se la bozza fosse pubblicata, sarebbe la fine del diritto all’aborto per milioni di persone negli Stati Uniti. Già oggi, solo in 19 Stati su 52 il diritto di aborto è garantito; “grazie” a Trump, con le nomine dei giudici ultraconservatori, è un domino di Stati che lo limitano fortemente. 

E in Italia? Ci sono Regioni dove non si può abortire negli ospedali pubblici perché il personale fa obiezione, spesso con percentuali che annichiliscono ogni diritto, attaccandosi a una norma, lobiezione di coscienza, che avrebbe dovuto essere transitoria e che a distanza di 40 anni non ha alcun senso di esistere, per di più in uno Stato laico. 

Non vuoi praticare aborti? Scegli un’altra specializzazione medica. La deriva americana è più vicina di quanto immaginassimo e se, nel 2023, in Italia vinceranno le destre non basterà scendere in piazza per difendere i nostri diritti. I diritti di tutte e tutti.

POLITICO 
#mybody #mychoice

Si dice che i #diritti una volta conquistati sono acquisiti. Invece ci rendiamo dolorosamente conto ogni giorno che i diritti delle #donne, come anche delle persone #LGBTQ+, non sono mai consolidati perché non sono considerati diritti, ma #concessioni, octroyés, direbbero i transalpini, elargite da una società che in qualsiasi momento può riprendersi quello che ti ha dato. Il corpo delle donne era e continua ad essere campo di battaglia, letteralmente.

Siamo rimaste/i esterrefatte/i dalla notizia che, come riferito da politico.com, la Corte Suprema degli Stati Uniti, stia lavorando privatamente per ribaltare la sentenza che dal 1973 garantisce l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza a livello federale, conosciuta come sentenza “Roe v. Wade”.

Nella bozza circolata la norma che protegge il diritto all’#aborto viene dichiarata “non consuetudinaria” e incoerente con la precedente giurisprudenza che criminalizzava l’aborto. In buona sostanza, l’aborto non è tutelato dalla Costituzione e quindi la sentenza del 1973 non sarebbe legale. Se la bozza fosse pubblicata, sarebbe la fine del diritto all’aborto per milioni di persone negli Stati Uniti. Già oggi, solo in 19 Stati su 52 il diritto di aborto è garantito; “grazie” a Trump, con le nomine dei giudici ultraconservatori, è un domino di Stati che lo limitano fortemente.

E in Italia? Ci sono Regioni dove non si può abortire negli ospedali pubblici perché il personale fa obiezione, spesso con percentuali che annichiliscono ogni diritto, attaccandosi a una norma, l’obiezione di coscienza, che avrebbe dovuto essere transitoria e che a distanza di 40 anni non ha alcun senso di esistere, per di più in uno Stato laico.

Non vuoi praticare aborti? Scegli un’altra specializzazione medica. La deriva americana è più vPOLITICO quanto immaginassimo e se, nel 2023, in Italia vinceranno le destre non basterà scendere in piazza per difendere i nostri diritti. I diritti di tutte e tutti.

POLITICO
#mybody #mychoice
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06 Mag 2022, 10:34
Domani, venerdì 6 maggio, ci confronteremo con Tiziana Beghin, europarlamentare al secondo mandato e capodelegazione del Movimento 5 Stelle a Bruxelles.

Sarà l’occasione per affrontare i tanti dubbi attorno al progetto 🇪🇺 #Europa, così cruciale quanto minacciato.

A che punto è l’integrazione europea? Che ruolo giocano i blocchi contrapposti nord/sud, est/ovest, i sovranismi e i nazionalismi?
Che ruolo sta avendo la guerra in Ucraina nell’accelerare o modificare i piani a medio/lungo termine dell’Unione Europea?
Economia, finanza, trattati: quali sono i vincoli per gli Stati membri e come l’Europa può svolgere il suo ruolo di garanzia nei processi economici?
Possiamo aspettarci un vero Green new deal europeo?

📆 Venerdì 6 maggio - ore 21 su piattaforma Zoom

🔴 Iscrizione gratuita e obbligatoria: www.aduvda.eu/adumeet

Domani, venerdì 6 maggio, ci confrontereTiziana Beghin Beghin, europarlamentare al secondo mandato e capodelegazione del Movimento 5 Stelle a Bruxelles.

Sarà l’occasione per affrontare i tanti dubbi att#europa progetto 🇪🇺 #Europa, così cruciale quanto minacciato.

A che punto è l’integrazione europea? Che ruolo giocano i blocchi contrapposti nord/sud, est/ovest, i sovranismi e i nazionalismi?
Che ruolo sta avendo la guerra in Ucraina nell’accelerare o modificare i piani a medio/lungo termine dell’Unione Europea?
Economia, finanza, trattati: quali sono i vincoli per gli Stati membri e come l’Europa può svolgere il suo ruolo di garanzia nei processi economici?
Possiamo aspettarci un vero Green new deal europeo?

📆 Venerdì 6 maggio – ore 21 su piattaforma Zoom

🔴 Iscrizione gratuita e obbligatoria: www.aduvda.eu/adumeet
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05 Mag 2022, 10:03
Il nuovo governo Lega e autonomisti sarebbe uno #schiaffo agli elettori e la definitiva dannazione per la nostra Regione. La politica ridotta a spartizione delle poltrone, nemmeno più del potere. I programmi e gli impegni elettorali ripudiati e sostituiti da fumosi accordi che tentano di mettere assieme posizioni spesso inconciliabili. Immaginiamo una divisione dei compiti in cui gli autonomisti continuino a fare business, lasciando invece i leghisti a giocare con la propaganda e l’odio verso gli ultimi.

Lavevaz che senza più ritegno passa dal centro sinistra alla peggiore destra: amica di Putin, omofoba, patriarcale, razzista e farisea (no, non sono questi i cristiani). 
Marguerettaz e Spelgatti che in forza di questo accordo prenotano un posto al Parlamento romano.
Quest’operazione non è nemmeno paragonabile al governo di unità nazionale di Draghi, si tratta invece di un’alleanza tra le peggiori forze retrograde della nostra Regione.

Nel momento di maggiore crisi della Vallée – climatica, economica e demografica – gli autonomisti scelgono la via del peggiore liberismo e della chiusura al mondo esterno.

Nel dettaglio dei punti programmatici ritenuti essenziali dagli autonomisti, evidenziamo:
- La creazione di una scuola realmente bilingue: il mondo della formazione valdostano è già abbastanza disastrato così, non c’è bisogno di una regionalizzazione – che ha fallito a livello sanitario – o dell’imposizione di nuove dosi di francese di facciata, in ossequio ad un’identità valdostana ideologizzata.
- La valorizzazione delluniversità della Valle dAosta: rinomineranno di nuovo nel CdA, professori leghisti frequentatori dellestrema destra? 
- La prosecuzione nello sviluppo della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili da parte della Cva: butteremo via soldi per inseguire il miraggio dei treni all’idrogeno, magari bloccando l’elettrificazione in corso? 
- Azioni di sostegno verso le famiglie e i soggetti fragili: solo se italiani? La Giunta adotterà di nuovo provvedimenti discriminatori, poi cancellati dai Tribunali? 
- La prosecuzione delle attività volte alla costruzione del nuovo ospedale:  citiamo Spelgatti quando ancora non era azzerbinata ai degni eredi di Rollandin “Il progetto di raddoppio dellospedale non viene abbandonato perché avete il terrore della Corte dei conti”. 
- Il contrasto al cambiamento climatico: con centrali nucleari valdostane?
- Il completamento della riforma del sistema degli Enti Locali: a cui la Lega non voleva trasferire risorse economiche?
- La tutela del sistema idrico valdostano: privatizzando CVA?
- L’approvazione del piano regionale dei trasporti: cancellando gli impegni sula ferrovia?
- La prosecuzione degli investimenti per il rinnovamento degli impianti strategici nei principali comprensori sciistici e delle attività propedeutiche alla fattibilità del collegamento intervallivo Cime Bianche: ecco questo, forse, è l’unico tema su cui leghisti e autonomisti sono realmente d’accordo. La realizzazione di baracconate da Luna Park, come la stazione del Couis a Pila, con danno per l’ambiente e, soprattutto, sperpero delle tasse dei cittadini.
- Non pervenuti dall’elenco programmatico proposto dagli autonomisti: la gestione di un aeroporto deserto, il caro autostrade, la crisi industriale della bassa valle, la lotta alle mafie, la crisi demografica, i rifiuti e molto altro.

I cosiddetti autonomisti stanno svendendo la nostra Regione al peggio della classe politica italiana, ben rappresentato da Manfrin.

Il nuovo governo Lega e autonomisti sarebbe uno #schiaffo agli elettori e la definitiva dannazione per la nostra Regione. La politica ridotta a spartizione delle poltrone, nemmeno più del potere. I programmi e gli impegni elettorali ripudiati e sostituiti da fumosi accordi che tentano di mettere assieme posizioni spesso inconciliabili. Immaginiamo una divisione dei compiti in cui gli autonomisti continuino a fare business, lasciando invece i leghisti a giocare con la propaganda e l’odio verso gli ultimi.

Lavevaz che senza più ritegno passa dal centro sinistra alla peggiore destra: amica di Putin, omofoba, patriarcale, razzista e farisea (no, non sono questi i cristiani).
Marguerettaz e Spelgatti che in forza di questo accordo prenotano un posto al Parlamento romano.
Quest’operazione non è nemmeno paragonabile al governo di unità nazionale di Draghi, si tratta invece di un’alleanza tra le peggiori forze retrograde della nostra Regione.

Nel momento di maggiore crisi della Vallée – climatica, economica e demografica – gli autonomisti scelgono la via del peggiore liberismo e della chiusura al mondo esterno.

Nel dettaglio dei punti programmatici ritenuti essenziali dagli autonomisti, evidenziamo:
– La creazione di una scuola realmente bilingue: il mondo della formazione valdostano è già abbastanza disastrato così, non c’è bisogno di una regionalizzazione – che ha fallito a livello sanitario – o dell’imposizione di nuove dosi di francese di facciata, in ossequio ad un’identità valdostana ideologizzata.
– La valorizzazione dell’università della Valle d’Aosta: rinomineranno di nuovo nel CdA, professori leghisti frequentatori dell’estrema destra?
– La prosecuzione nello sviluppo della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili da parte della Cva: butteremo via soldi per inseguire il miraggio dei treni all’idrogeno, magari bloccando l’elettrificazione in corso?
– Azioni di sostegno verso le famiglie e i soggetti fragili: solo se italiani? La Giunta adotterà di nuovo provvedimenti discriminatori, poi cancellati dai Tribunali?
– La prosecuzione delle attività volte alla costruzione del nuovo ospedale: citiamo Spelgatti quando ancora non era azzerbinata ai degni eredi di Rollandin “Il progetto di raddoppio dell’ospedale non viene abbandonato perché avete il terrore della Corte dei conti”.
– Il contrasto al cambiamento climatico: con centrali nucleari valdostane?
– Il completamento della riforma del sistema degli Enti Locali: a cui la Lega non voleva trasferire risorse economiche?
– La tutela del sistema idrico valdostano: privatizzando CVA?
– L’approvazione del piano regionale dei trasporti: cancellando gli impegni sula ferrovia?
– La prosecuzione degli investimenti per il rinnovamento degli impianti strategici nei principali comprensori sciistici e delle attività propedeutiche alla fattibilità del collegamento intervallivo Cime Bianche: ecco questo, forse, è l’unico tema su cui leghisti e autonomisti sono realmente d’accordo. La realizzazione di baracconate da Luna Park, come la stazione del Couis a Pila, con danno per l’ambiente e, soprattutto, sperpero delle tasse dei cittadini.
– Non pervenuti dall’elenco programmatico proposto dagli autonomisti: la gestione di un aeroporto deserto, il caro autostrade, la crisi industriale della bassa valle, la lotta alle mafie, la crisi demografica, i rifiuti e molto altro.

I cosiddetti autonomisti stanno svendendo la nostra Regione al peggio della classe politica italiana, ben rappresentato da Manfrin.
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04 Mag 2022, 12:23
L’appello di Amnesty International - Italia rispetto alla non estradizione del giornalista Julian #Assange oggi è quanto mai necessario. Se il giornalista australiano venisse estradato dal Regno Unito negli USA, rischiando 175 anni di carcere, si assesterebbe un durissimo colpo alla libertà di informazione, tutelata dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, tra gli altri documenti. 

All’articolo 11 infatti si legge: “Ogni persona ha diritto alla libertà di espressione. Tale diritto include la libertà di opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera. La libertà dei media e il loro pluralismo sono rispettati”. 

Estradare Assange comporterebbe un precedente gravissimo, in quanto uno stato estero riuscirebbe a esercitare una giurisdizione extraterritoriale per processare una persona che ha diffuso informazioni dallo stesso paese che vorrebbe estradarlo. Questo comporterebbe che si possa riuscire a imbavagliare giornalisti che pure risiedono e operano in altri paesi, imponendo una censura fortissima alla libertà di espressione. In un mondo nel quale sempre più i diritti sociali e civili si stanno contraendo, e nel quale gli attacchi alla libertà di espressione, di informazione e di stampa si fanno sempre più forti, fino ad arrivare a fenomeni di manipolazione e strumentalizzazione e di soppressione fisica delle e dei giornalisti, combattere per difendere la libertà di espressione è un atto non più rimandabile: è una battaglia necessaria per garantire le libertà di chiunque.

#libertàdistampa

L’appelAmnesty International – ItaliaItalia rispetto alla non estradizione del giornalista J#Assangessange oggi è quanto mai necessario. Se il giornalista australiano venisse estradato dal Regno Unito negli USA, rischiando 175 anni di carcere, si assesterebbe un durissimo colpo alla libertà di informazione, tutelata dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, tra gli altri documenti.

All’articolo 11 infatti si legge: “Ogni persona ha diritto alla libertà di espressione. Tale diritto include la libertà di opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera. La libertà dei media e il loro pluralismo sono rispettati”.

Estradare Assange comporterebbe un precedente gravissimo, in quanto uno stato estero riuscirebbe a esercitare una giurisdizione extraterritoriale per processare una persona che ha diffuso informazioni dallo stesso paese che vorrebbe estradarlo. Questo comporterebbe che si possa riuscire a imbavagliare giornalisti che pure risiedono e operano in altri paesi, imponendo una censura fortissima alla libertà di espressione. In un mondo nel quale sempre più i diritti sociali e civili si stanno contraendo, e nel quale gli attacchi alla libertà di espressione, di informazione e di stampa si fanno sempre più forti, fino ad arrivare a fenomeni di manipolazione e strumentalizzazione e di soppressione fisica delle e dei giornalisti, combattere per difendere la libert&agrave#libertàdistamp è un atto non più rimandabile: è una battaglia necessaria per garantire le libertà di chiunque.

#libertàdistampa
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03 Mag 2022, 10:26
Penultimo appuntamento di #adumeet sempre più imperdibile. 
Tiziana Beghin l’abbiamo conosciuta per una interrogazione  al Parlamento Europeo su #CimeBianche. Venerdì parleremo con lei di Europa. 
Non mancate!

Penultimo appuntamento di #adumeet sempre più imperdibile.
Tiziana Beghin l’abbiamo conosciuta per una interrogazione al Parlament#CimeBianche #CimeBianche. Venerdì parleremo con lei di Europa.
Non mancate!Vi presentiamo la prossima ospite di #AduMeet: Tiziana Beghin

Nata a Genova, da diversi anni vive tra Bruxelles e Alessandria insieme al marito Alberto, alle quattro figlie, ai suoi cani e ai suoi gatti.

Eletta nella circoscrizione Nord-ovest (Piemonte – Liguria – Valle d’Aosta), è Europarlamentare dal 2014 e dal 2019 è capo delegazione del Movimento 5 Stelle al Parlamento europeo.
Laureata in Economia e Commercio all’Università degli studi di Genova, specializzata in Human Resources&Management e nei dieci anni precedenti alla sua elezione si è occupata di consulenza alle PMI.

È membro titolare della commissione INTA (Commercio Internazionale), membro supplente della commissione ITRE (Industria, Ricerca ed Energia) e vicepresidente dell’Intergruppo Sport.
Si occupa anche di Ambiente, Sviluppo Sostenibile e Salute, oltre che di Legalità, Diritti Umani e, chiaramente, di tutte le istanze che arrivano dal territorio.

Amica di Adu Vda, ha presentato nell’ottobre 2021 un’interrogazione alla Commissione europea sul tema del collegamento intervallino di #CimeBianche.

Con lei parleremo di Europa e Italia. Appuntamento imperdibile!

📆 Venerdì 6 maggio – ore 21 su piattaforma Zoom

🔴 Iscrizione gratuita e obbligatoria: www.aduvda.eu/adumeet
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02 Mag 2022, 10:06
Vi presentiamo la prossima ospite di #AduMeet: Tiziana Beghin 

Nata a Genova, da diversi anni vive tra Bruxelles e Alessandria insieme al marito Alberto, alle quattro figlie, ai suoi cani e ai suoi gatti.
 
Eletta nella circoscrizione Nord-ovest (Piemonte - Liguria - Valle d’Aosta), è Europarlamentare dal 2014 e dal 2019 è capo delegazione del Movimento 5 Stelle al Parlamento europeo. 
Laureata in Economia e Commercio all’Università degli studi di Genova, specializzata in Human Resources&Management e nei dieci anni precedenti alla sua elezione si è occupata di consulenza alle PMI.

È membro titolare della commissione INTA (Commercio Internazionale), membro supplente della commissione ITRE (Industria, Ricerca ed Energia) e vicepresidente dell’Intergruppo Sport.
Si occupa anche di Ambiente, Sviluppo Sostenibile e Salute, oltre che di Legalità, Diritti Umani e, chiaramente, di tutte le istanze che arrivano dal territorio.

Amica di Adu Vda, ha presentato nell’ottobre 2021 un’interrogazione alla Commissione europea sul tema del collegamento intervallino di #CimeBianche.

Con lei parleremo di Europa e Italia. Appuntamento imperdibile!

📆 Venerdì 6 maggio - ore 21 su piattaforma Zoom

🔴 Iscrizione gratuita e obbligatoria: www.aduvda.eu/adumeet

Vi presentiamo la prossima ospite di #AduMeet: Tiziana Beghin

Nata a Genova, da diversi anni vive tra Bruxelles e Alessandria insieme al marito Alberto, alle quattro figlie, ai suoi cani e ai suoi gatti.

Eletta nella circoscrizione Nord-ovest (Piemonte – Liguria – Valle d’Aosta), è Europarlamentare dal 2014 e dal 2019 è capo delegazione del Movimento 5 Stelle al Parlamento europeo.
Laureata in Economia e Commercio all’Università degli studi di Genova, specializzata in Human Resources&Management e nei dieci anni precedenti alla sua elezione si è occupata di consulenza alle PMI.

È membro titolare della commissione INTA (Commercio Internazionale), membro supplente della commissione ITRE (Industria, Ricerca ed Energia) e vicepresidente dell’Intergruppo Sport.
Si occupa anche di Ambiente, Sviluppo Sostenibile e Salute, oltre che di Legalità, Diritti Umani e, chiaramente, di tutte le istanze che arrivano dal territorio.

Amica di Adu Vda, ha presentato nell’ottobre 2021 un’interrogazione alla Commissione europea sul tema del collegamento intervallino di #CimeBianche.

Con lei parleremo di Europa e Italia. Appuntamento imperdibile!

📆 Venerdì 6 maggio – ore 21 su piattaforma Zoom

🔴 Iscrizione gratuita e obbligatoria: www.aduvda.eu/adumeet
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02 Mag 2022, 10:00
Oggi è il Primo Maggio, oggi si celebra il lavoro, anzi, i lavoratori e le lavoratrici. 
Dovrebbe essere una festa in onore di quella prima fondamentale conquista, quella delle otto ore lavorative che, nell’appiattimento della memoria collettiva e nel plauso quasi unanime per la svendita dei diritti, oggi, nel 2022, «sembran poche» – come recita una famosa canzone di protesta – a chi vorrebbe comprare con pochi euro le vite e i corpi di coloro che, nella narrazione in stile Briatore o sul modello Amazon, dovrebbero ringraziare e smettere di pretendere. Eppure pretendere è una di quelle azioni politiche vitali che ha più dato impulso alla nostra Storia, non solo a quella del proletariato che, dall’Ottocento, partendo dalla marcia di Chicago del 1° maggio 1867, portava avanti le rivendicazioni degli sfruttati, ma al progresso della società intera e di tutte le società, in nome dell’internazionalismo della lotta.

Eppure oggi più che mai il Primo Maggio è soprattutto il momento in cui si compila la lista delle perdite e delle ingiustizie. Il lungo elenco va dalle “dimissioni in bianco”, al lavoro in nero, non garantito, insicuro e assassino, e poi continua con il lavoro precario, a cottimo, controllato attraverso sistemi digitali, somministrato e spersonalizzato, quello non retribuito che però “ti dà visibilità”, quello creativo e artistico che però ti pretende attento/a contabile con partita Iva, quello che finge che tu sia autonomo/a e che, invece, impone obbedienza a qualcuno/a più autonomo/a di te, quello che si chiama “libera impresa” e che invece viene incompreso, soffocato e ristretto, spinto a cercare più aria in luoghi lontani. 

Quello giovane e quello giovanissimo, camuffato da formazione complementare a quella scolastica, quello delle donne, cortesemente elargito e spesso disistimato. Cullando il falso mito della meritocrazia si assottigliano tutele e garanzie, si consolidano discriminazioni antiche radicandole negli ingranaggi del sistema patriarcale, del razzismo istituzionale e del Moloch burocratico che agevola la corruzione e il clientelismo. 
In un Paese che chiama pace la guerra, oggi i diritti vengono definiti privilegi. E né l’una né gli altri ci è concesso pretendere.

Dedicato a Luana D’Orazio e a Fabio Palotti, operaio manutentore morto pochi giorni fa, schiacciato nel vano di un ascensore nel palazzo della Farnesina.

#lavoro #primomaggio 
#primomaggio2022

Oggi è il Primo Maggio, oggi si celebra il lavoro, anzi, i lavoratori e le lavoratrici.
Dovrebbe essere una festa in onore di quella prima fondamentale conquista, quella delle otto ore lavorative che, nell’appiattimento della memoria collettiva e nel plauso quasi unanime per la svendita dei diritti, oggi, nel 2022, «sembran poche» – come recita una famosa canzone di protesta – a chi vorrebbe comprare con pochi euro le vite e i corpi di coloro che, nella narrazione in stile Briatore o sul modello Amazon, dovrebbero ringraziare e smettere di pretendere. Eppure pretendere è una di quelle azioni politiche vitali che ha più dato impulso alla nostra Storia, non solo a quella del proletariato che, dall’Ottocento, partendo dalla marcia di Chicago del 1° maggio 1867, portava avanti le rivendicazioni degli sfruttati, ma al progresso della società intera e di tutte le società, in nome dell’internazionalismo della lotta.

Eppure oggi più che mai il Primo Maggio è soprattutto il momento in cui si compila la lista delle perdite e delle ingiustizie. Il lungo elenco va dalle “dimissioni in bianco”, al lavoro in nero, non garantito, insicuro e assassino, e poi continua con il lavoro precario, a cottimo, controllato attraverso sistemi digitali, somministrato e spersonalizzato, quello non retribuito che però “ti dà visibilità”, quello creativo e artistico che però ti pretende attento/a contabile con partita Iva, quello che finge che tu sia autonomo/a e che, invece, impone obbedienza a qualcuno/a più autonomo/a di te, quello che si chiama “libera impresa” e che invece viene incompreso, soffocato e ristretto, spinto a cercare più aria in luoghi lontani.

Quello giovane e quello giovanissimo, camuffato da formazione complementare a quella scolastica, quello delle donne, cortesemente elargito e spesso disistimato. Cullando il falso mito della meritocrazia si assottigliano tutele e garanzie, si consolidano discriminazioni antiche radicandole negli ingranaggi del sistema patriarcale, del razzismo istituzionale e del Moloch burocratico che agevola la corruzione e il clientelismo.
In un Paese che chiama pace la guerra, oggi i diritti vengono definiti privilegi. E né l’una né#lavorot#primomaggioe;#primomaggio2022dere.

Dedicato a Luana D’Orazio e a Fabio Palotti, operaio manutentore morto pochi giorni fa, schiacciato nel vano di un ascensore nel palazzo della Farnesina.

#lavoro #primomaggio
#primomaggio2022
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01 Mag 2022, 10:30
“Le imprese dell’energia stanno facendo una montagna mostruosa di profitti. 
Nel caso di Eni parliamo di circa 3 miliardi in 3 mesi, +300% rispetto al 2021. 

Li abbiamo pagati noi, con le nostre bollette e con i pieni di benzina. 
È surreale, ma li abbiamo pagati anche con le nostre tasse, che sono servite a calmierare le nostre bollette. Assurdo.
E li pagheremo ancora, perché Descalzi gira per il mondo insieme al nostro Governo per fare nuovi affari. 

Loro fanno profitti, e indirettamente restituiscono all’Italia l’inflazione che si mangia gli stipendi e la recessione che produce disoccupazione. 

Lo dico a Mario Draghi: tutto questo non è accettabile, non è tollerabile, non è giusto. 
Ora quei 3 miliardi, e tutti gli altri extra-profitti delle energetiche, devono tornare nelle tasche degli italiani.
Noi non staremo zitti e buoni. Ora basta davvero.”

La dichiarazione di Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra Italiana 

▶ Scopri laccordo di collaborazione tra Adu Vda e Sinistra Italiana: https://aduvda.eu/collaborazione-adu-vda-sinistra-italiana/

“Le imprese dell’energia stanno facendo una montagna mostruosa di profitti.
Nel caso di Eni parliamo di circa 3 miliardi in 3 mesi, +300% rispetto al 2021.

Li abbiamo pagati noi, con le nostre bollette e con i pieni di benzina.
È surreale, ma li abbiamo pagati anche con le nostre tasse, che sono servite a calmierare le nostre bollette. Assurdo.
E li pagheremo ancora, perché Descalzi gira per il mondo insieme al nostro Governo per fare nuovi affari.

Loro fanno profitti, e indirettamente restituiscono all’Italia l’inflazione che si mangia gli stipendi e la recessione che produce disoccupazione.

Lo dico a Mario Draghi: tutto questo non è accettabile, non è tollerabile, non è giusto.
Ora quei 3 miliardi, e tutti gli altri extra-profitti delle energetiche, devono tornare nelle tasche degli italiani.
Noi non stareNicola Fratoianni Ora basta davvero.”Sinistra Italianae di Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra Italiana

▶ Scopri l’accordo di collaborazione tra Adu Vda e Sinistra Italiana: aduvda.eu/collaborazione-adu-vda-sinistra-italiana/
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30 Apr 2022, 11:44
Le giornate “in memoria di” ormai si sprecano, ma alcune non vanno dimenticate. Il 28 aprile si celebra la Giornata mondiale per la salute e sicurezza sul lavoro e per le vittime dellamianto. 

Solo in Italia, contiamo oltre 1000 morti lanno. Anche ragazzi, persino minorenni, sacrificati sullaltare di una riforma scolastica pasticciata che confonde i tempi dello studio con quelli del lavoro. Spesso, lavoratori che più che in un cantiere dovrebbero essere ormai in pensione.

Serve una risposta di sostanza: più ispettori, più prevenzione e formazione, una revisione delle modalità di controllo, troppo spesso centrati sulla burocrazia.
È necessario un cambio di paradigma che rallenti i ritmi del lavoro, grazie ad una sua redistribuzione: meno straordinari e meno stress.
Il lavoro, se dominato dalla logica del profitto, non è compatibile con il diritto alla salute. 
La logica del capitalismo liberista porta alla precarietà e ad un ambiente di lavoro insalubre.

È la stessa deriva che ha portato alla strage, silenziosa, non solo dei lavoratori nel settore dellamianto, ma anche dei loro familiari: ogni anno, 4.400 vittime per malattie provocate dallasbesto. I padroni delle fabbriche sapevano e hanno taciuto, per non compromettere i loro guadagni. Ancora oggi, USA, Russia e Cina continuano a consentirne limpiego.
Serve un maggiore sforzo statale e regionale per accelerare il monitoraggio e la bonifica. Serve un coordinamento globale per arrivare al bando totale di questo prodotto.

Per chi volesse approfondire: 
📕 “Amianto. Una storia operaia”, Alberto Prunetti, Edizioni Alegre, 2014 
🎶 “Asbesto”, Assalti Frontali, 2016
Dal testo: Il padrone dovè adesso? Ha preso i soldi, è scappato. Dov’è il sindaco, il prefetto, dovè il capo di Stato? Giustizia per leternit, giustizia per leternit

Le giornate “in memoria di” ormai si sprecano, ma alcune non vanno dimenticate. Il 28 aprile si celebra la Giornata mondiale per la salute e sicurezza sul lavoro e per le vittime dell’amianto.

Solo in Italia, contiamo oltre 1000 morti l’anno. Anche ragazzi, persino minorenni, sacrificati sull’altare di una riforma scolastica pasticciata che confonde i tempi dello studio con quelli del lavoro. Spesso, lavoratori che più che in un cantiere dovrebbero essere ormai in pensione.

Serve una risposta di sostanza: più ispettori, più prevenzione e formazione, una revisione delle modalità di controllo, troppo spesso centrati sulla burocrazia.
È necessario un cambio di paradigma che rallenti i ritmi del lavoro, grazie ad una sua redistribuzione: meno straordinari e meno stress.
Il lavoro, se dominato dalla logica del profitto, non è compatibile con il diritto alla salute.
La logica del capitalismo liberista porta alla precarietà e ad un ambiente di lavoro insalubre.

È la stessa deriva che ha portato alla strage, silenziosa, non solo dei lavoratori nel settore dell’amianto, ma anche dei loro familiari: ogni anno, 4.400 vittime per malattie provocate dall’asbesto. I padroni delle fabbriche sapevano e hanno taciuto, per non compromettere i loro guadagni. Ancora oggi, USA, Russia e Cina continuano a consentirne l’impiego.
Serve un maggiore sforzo statale e regionale per accelerare il monitoraggio e la bonifica. Serve un coordinamento globale per arrivare al bando totale di questo prodotto.

Per chi volesse approfondire:
📕 “Amianto. Una storia operaia”, Alberto Prunetti, Edizioni Alegre, 2014
🎶 “Asbesto”, Assalti Frontali, 2016
Dal testo: Il padrone dov’è adesso? Ha preso i soldi, è scappato. Dov’è il sindaco, il prefetto, dov’è il capo di Stato? Giustizia per l’eternit, giustizia per l’eternit
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29 Apr 2022, 10:00
La Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità  di tutte le norme che prevedono l’automatica attribuzione del #cognome del padre.
Un altro tassello del #patriarcato imperante si sgretola. Per l’ennesima volta non per mano del legislatore, ma grazie al potere giudiziario.

Ps: quando lo dite Pill0n assicuratevi che sia seduto.

Avanti così!

Dal Comunicato stampa della Consulta:
“La Corte ha ritenuto discriminatoria e lesiva dell’identità del figlio la regola che attribuisce automaticamente il cognome del padre.
Nel solco del principio di #eguaglianza e nell’interesse del figlio, entrambi i genitori devono poter condividere la scelta sul suo cognome, che costituisce elemento fondamentale dell’identità personale.

Pertanto, la regola diventa che il figlio assume il cognome di entrambi i genitori nell’ordine dai medesimi concordato, salvo che essi decidano, di comune accordo, di attribuire soltanto il cognome di uno dei due.
In mancanza di accordo sull’ordine di attribuzione del cognome di entrambi i genitori, resta salvo l’intervento del giudice in conformità con quanto dispone l’ordinamento giuridico.
  
La Corte ha, dunque, dichiarato l’illegittimità costituzionale di tutte le norme che prevedono l’automatica attribuzione del cognome del padre, con riferimento ai figli nati nel matrimonio, fuori dal matrimonio e ai figli adottivi.”

La Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità di tutte le norme che prevedono l’automatic#cognomeuzione del #cognome del padre.
Un #patriarcatolo del #patriarcato imperante si sgretola. Per l’ennesima volta non per mano del legislatore, ma grazie al potere giudiziario.

Ps: quando lo dite Pill0n assicuratevi che sia seduto.

Avanti così!

Dal Comunicato stampa della Consulta:
“La Corte ha ritenuto discriminatoria e lesiva dell’identità del figlio la regola che attribuisce automaticament#eguaglianza del padre.
Nel solco del principio di #eguaglianza e nell’interesse del figlio, entrambi i genitori devono poter condividere la scelta sul suo cognome, che costituisce elemento fondamentale dell’identità personale.

Pertanto, la regola diventa che il figlio assume il cognome di entrambi i genitori nell’ordine dai medesimi concordato, salvo che essi decidano, di comune accordo, di attribuire soltanto il cognome di uno dei due.
In mancanza di accordo sull’ordine di attribuzione del cognome di entrambi i genitori, resta salvo l’intervento del giudice in conformità con quanto dispone l’ordinamento giuridico.

La Corte ha, dunque, dichiarato l’illegittimità costituzionale di tutte le norme che prevedono l’automatica attribuzione del cognome del padre, con riferimento ai figli nati nel matrimonio, fuori dal matrimonio e ai figli adottivi.”
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28 Apr 2022, 10:00
Il Consiglio regionale approverà oggi, se la crisi istituzionale perenne lo consentirà, l’aggiornamento 2022-2026 del Piano Regionale di Gestione dei #Rifiuti (PNGR), un documento importantissimo che si propone di colmare i mostruosi ritardi accumulati nel tempo.

Il Volume I - #rifiutiurbani - si pone degli obiettivi necessariamente ambiziosi perché deve colmare  i ritardi accumulati per il mancato raggiungimento degli obbiettivi posti dal precedente PRGR (2015-2020) e che sono tra le cause principali  degli aumenti delle bollette. Le “ricette” le ripetiamo da anni: porta a porta su tutto il territorio e adozione della tariffa puntuale, (pago per quanto indifferenziato produco), il tutto in un unico ambito territoriale, il quale, ma questo sul piano non c’è, dovrebbe essere gestito in consorzio tra gli enti locali, copiando  dove funziona benissimo da decadi con reciproca soddisfazione di amministrazioni e utenti, ad esempio a Treviso e provincia o la Val di Fiemme.

Se sui rifiuti urbani gli obiettivi sono quasi condivisibili, (ci chiediamo, però, se il necessario cambio di passo per colmare i ritardi e mantenere gli obblighi di legge reggerà, visto che la gestione dei rifiuti e l’ambiente in generale sono spesso e volentieri sacrificati sull’altare della realpolitik valdostana),  sui volumi II e IV che trattano i #rifiutispeciali siamo ancora ben lontani e nonostante associazioni e comitati rilevino da anni le criticità, i documenti prodotti sono poco incisivi e incapaci di visione e strategia riguardo i reali bisogni della regione.

La poca incisività riguarda la mancanza di criteri definiti (per la localizzazione delle aree idonee, delle distanze da abitazioni, edifici sensibili, fondi agricoli, corsi d’acqua); i criteri di applicazione ai procedimenti in itinere, alle autorizzazioni già rilasciate; la necessità di volumi di discarica per la nostra regione (l’offerta attuale è di molto superiore alla domanda).

Questo piano dovrebbe rappresentare la definitiva presa di coscienza delle responsabilità della politica nei confronti delle generazioni attuali e future della Regione, ma purtroppo siamo ben lontani da questo obiettivo e il tempo è finito.

#pianorifiuti #continuonslecombat #adu #ambiente #diritti #uguaglianza #valledaosta #aosta #buonapolitica #politicavda #aduvda #discariche #raccoltadifferenziata

Il Consiglio regionale approverà oggi, se la crisi istituzionale perenne lo consentirà, l’aggiornamento 2022-2026 del Piano Region#rifiutiestione dei #Rifiuti (PNGR), un documento importantissimo che si propone di colmare i mostruosi ritardi accumulati nel te#rifiutiurbanie I – #rifiutiurbani – si pone degli obiettivi necessariamente ambiziosi perché deve colmare i ritardi accumulati per il mancato raggiungimento degli obbiettivi posti dal precedente PRGR (2015-2020) e che sono tra le cause principali degli aumenti delle bollette. Le “ricette” le ripetiamo da anni: porta a porta su tutto il territorio e adozione della tariffa puntuale, (pago per quanto indifferenziato produco), il tutto in un unico ambito territoriale, il quale, ma questo sul piano non c’è, dovrebbe essere gestito in consorzio tra gli enti locali, copiando dove funziona benissimo da decadi con reciproca soddisfazione di amministrazioni e utenti, ad esempio a Treviso e provincia o la Val di Fiemme.

Se sui rifiuti urbani gli obiettivi sono quasi condivisibili, (ci chiediamo, però, se il necessario cambio di passo per colmare i ritardi e mantenere gli obblighi di legge reggerà, visto che la gestione dei rifiuti e l’ambiente in generale sono spesso e volentieri sacrificati sull&r#rifiutispecialia realpolitik valdostana), sui volumi II e IV che trattano i #rifiutispeciali siamo ancora ben lontani e nonostante associazioni e comitati rilevino da anni le criticità, i documenti prodotti sono poco incisivi e incapaci di visione e strategia riguardo i reali bisogni della regione.

La poca incisività riguarda la mancanza di criteri definiti (per la localizzazione delle aree idonee, delle distanze da abitazioni, edifici sensibili, fondi agricoli, corsi d’acqua); i criteri di applicazione ai procedimenti in itinere, alle autorizzazioni già rilasciate; la necessità di volumi di discarica per la nostra regione (l’offerta attuale è di molto superiore alla domanda).

Questo piano dovrebbe rappresentare la definitiva presa di coscienza delle responsabilità della politica nei c#PianoRifiutie#continuonslecombati#aduu#ambientea#diritti,#uguaglianzao#valledaostao#aostad#buonapoliticat#politicavdap#AduVdav#discariche
#raccoltadifferenziataonslecombat #adu #ambiente #diritti #uguaglianza #valledaosta #aosta #buonapolitica #politicavda #aduvda #discariche #raccoltadifferenziata
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27 Apr 2022, 10:23
La gestione dei rifiuti per il prossimo quinquennio, il decreto omnibus in prossima scadenza (con gravi conseguenze) e altri 54 punti all’ordine del giorno sono previsti per il #ConsVda di domani, già rimandato la settimana scorsa a causa dei gratuiti e stantii giochetti politici che hanno ancora una volta scosso l’aula di piazza Deffeyes.

Per la minoranza (quella attuale, che potrebbe cambiare a minuti) la Lega da sola ha presentato 37 tra interrogazioni, mozioni e interpellanze: idroelettrico, liste di attesa Ausl, degrado urbano, società partecipate, Forte di Bard, Piano della salute sono solo alcuni degli argomenti previsti per la discussione in aula. 

Ora si pone una questione tanto semplice quanto complessa: rimarranno questi punti all’ODG o verranno ancora una volta ritirati, in attesa che arrivi il #Godot che la Vda attende da tanti anni? È più importante salvare la faccia, non contestando i prossimi futuri compagni di maggioranza o portare avanti le battaglie in cui si crede? Delle due l’una. Oppure tutti gli argomenti iscritti nei lavori erano (e sono) fuffa?

Ah, se solo avessimo la sfera di cristallo.

#sferadicristallo

La gestione dei rifiuti per il prossimo quinquennio, il decreto omnibus in prossima scadenza (con gravi conseguenze) e altri 54 punti all’ordine del giorno sono previsti p#ConsVdAonsVda di domani, già rimandato la settimana scorsa a causa dei gratuiti e stantii giochetti politici che hanno ancora una volta scosso l’aula di piazza Deffeyes.

Per la minoranza (quella attuale, che potrebbe cambiare a minuti) la Lega da sola ha presentato 37 tra interrogazioni, mozioni e interpellanze: idroelettrico, liste di attesa Ausl, degrado urbano, società partecipate, Forte di Bard, Piano della salute sono solo alcuni degli argomenti previsti per la discussione in aula.

Ora si pone una questione tanto semplice quanto complessa: rimarranno questi punti all’ODG o verranno ancora una volta ri#Godot, in attesa che arrivi il #Godot che la Vda attende da tanti anni? È più importante salvare la faccia, non contestando i prossimi futuri compagni di maggioranza o portare avanti le battaglie in cui si crede? Delle due l’una. Oppure tutti gli argomenti iscritti nei lavori erano (e sono) f#sferadicristalloo avessimo la sfera di cristallo.

#sferadicristallo
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26 Apr 2022, 14:00
«Non c’è nessuna strada facile per la libertà», ci insegna Nelson Mandela. Nessuna strada priva di contraddizioni, di fatica, di dolore. Soprattutto, non ci sono libertà definitive. Né esempi di lotta per la libertà valide per tutti i tempi e tutti i luoghi. Il liberatore di ieri può diventare l’oppressore di oggi. A volte sono gli stessi liberati a diventare carcerieri. O, più subdolamente, giudici delle lotte altrui. 

Ecco perché, nel celebrare il “nostro” 25 aprile, è importante pensare alle persone e ai paesi che il loro 25 aprile non lo hanno ancora mai avuto. Non per insegnare qualcosa, ma per sentirsi partecipi. E per riconoscere che, innocenti fino in fondo, non possiamo dire di esserlo. Non possiamo dirlo davanti alle vittime di regimi da noi foraggiati affinché tengano lontani dal nostro sguardo e dalle nostre terre i migranti. Non possiamo dirlo davanti alle vittime delle guerre, come quella in corso in Ucraina e le tante altre di cui nemmeno abbiamo il coraggio di parlare. Non possiamo dirlo davanti alle vittime delle disuguaglianze, schiacciati giù, in fondo, per permettere agli altri di vivere nel benessere.

Festeggiare il 25 aprile significa lavorare, nella quotidianità, affinché non sia più solo il nostro 25 aprile. Significa far vibrare dentro di noi tutte le resistenze del pianeta, tutte le lotte contro il sistema del comando. Come scriveva Elias Canetti: «La morte quale minaccia è la moneta del potere. Qui è facile mettere una moneta sull’altra e accumulare enormi capitali. Chi vuole riuscire ad aggredire il potere deve guardare negli occhi senza timore il comando e trovare i mezzi per sottrargli la sua spinta». 

Viva le resistenze, dunque. E che possa arrivare per tutti il 25 aprile.

#Liberazione #25aprile

«Non c’è nessuna strada facile per la libertà», ci insegna Nelson Mandela. Nessuna strada priva di contraddizioni, di fatica, di dolore. Soprattutto, non ci sono libertà definitive. Né esempi di lotta per la libertà valide per tutti i tempi e tutti i luoghi. Il liberatore di ieri può diventare l’oppressore di oggi. A volte sono gli stessi liberati a diventare carcerieri. O, più subdolamente, giudici delle lotte altrui.

Ecco perché, nel celebrare il “nostro” 25 aprile, è importante pensare alle persone e ai paesi che il loro 25 aprile non lo hanno ancora mai avuto. Non per insegnare qualcosa, ma per sentirsi partecipi. E per riconoscere che, innocenti fino in fondo, non possiamo dire di esserlo. Non possiamo dirlo davanti alle vittime di regimi da noi foraggiati affinché tengano lontani dal nostro sguardo e dalle nostre terre i migranti. Non possiamo dirlo davanti alle vittime delle guerre, come quella in corso in Ucraina e le tante altre di cui nemmeno abbiamo il coraggio di parlare. Non possiamo dirlo davanti alle vittime delle disuguaglianze, schiacciati giù, in fondo, per permettere agli altri di vivere nel benessere.

Festeggiare il 25 aprile significa lavorare, nella quotidianità, affinché non sia più solo il "nostro" 25 aprile. Significa far vibrare dentro di noi tutte le resistenze del pianeta, tutte le lotte contro il sistema del comando. Come scriveva Elias Canetti: «La morte quale minaccia è la moneta del potere. Qui è facile mettere una moneta sull’altra e accumulare enormi capitali. Chi vuole riuscire ad aggredire il potere deve guardare negli occhi senza timore il comando e trovare i mezzi per sottrargli la sua spinta».

Viva le resistenze, dunque. E che possa arrivare per tutti il 25 aprile.

#Liberazione #25aprile
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25 Apr 2022, 10:00
Le Presidenziali francesi ci interessano da vicino: le dinamiche anticipate Oltralpe le ritroviamo nel nostro Paese (e viceversa, naturalmente), si tratta del paese di riferimento culturale per la Vallée dAoste e la Francia è uno dei pilastri dellUnione Europea.

Il ballottaggio Macron/Le Pen solleva solleva diverse questioni. La più dolorosa è lassenza della Sinistra. Dopo due quarti posti, Mélenchon (France Insoumise) è arrivato terzo, sfiorando il secondo turno per un pugno di voti; ora può sperare in un buon risultato per le prossime politiche di giugno, persino in una cohabitation (il Presidente della Repubblica di uno schieramento e il Premier di un altro), ma resta il fatto che la mancanza, ancora una volta, di coordinamento tra le forze progressiste (i maggiori leader della sinistra avevano rifiutato le primarie...) ha portato alla loro esclusione dallappuntamento politico più importante. 

Lalternativa secca tra il neoliberismo arrogante di Macron – un vero Renzi francese, sia per contenuti che per modalità – e il sovranismo xenofobo di Le Pen costringe lelettore francese a una scelta difficile. Il capitalismo macronista è una delle ragioni dellascesa dellestrema destra, votarlo rischia di allontanare soltanto lappuntamento con i sovranisti. Daltra parte, dopo Trump, nessuno può negare i danni collaterali di un voto di protesta sovranista. Le Pen, fortemente condizionata da Putin, sarebbe una Presidente nemica dellUE: organizzazione sicuramente da rivoluzionare, ma senza la quale lEuropa sarebbe riconsegnata definitivamente al nazionalismo patriarcale (e lItalia alla crisi economica).

Come dice lo stesso Mélenchon e gran parte del suo elettorato: «pas une voix à Marine Le Pen». Basterà a fermare la marea nera o è richiesto il sacrificio del voto «repubblicano» (ovvero tutti, turandosi il naso, contro il Rassemblement National per salvare la République) per il giustamente odiato Macron?

Anche noi ribadiamo, naturalmente, linvito a non votare per Le Pen, tra laltro alleata di fatto di FdI e Lega, oltre che di Putin, e a valutare con attenzione la necessità di un voto utile e democratico per Macron (una tregua per rilanciare la lotta, fin dal giorno dopo).

Una nota a margine: sarebbe stato sicuramente più agevole seguire questo importante passaggio politico, se la giunta valdostana dei cosiddetti autonomisti non avesse interrotto le trasmissioni di France 2.

« Le capitalisme, cest la misère. Le fascisme sen sert. »

Le Presidenziali francesi ci interessano da vicino: le dinamiche anticipate Oltralpe le ritroviamo nel nostro Paese (e viceversa, naturalmente), si tratta del paese di riferimento culturale per la Vallée d’Aoste e la Francia è uno dei pilastri dell’Unione Europea.

Il ballottaggio Macron/Le Pen solleva solleva diverse questioni. La più dolorosa è l’assenza della Sinistra. Dopo due quarti posti, Mélenchon (France Insoumise) è arrivato terzo, sfiorando il secondo turno per un pugno di voti; ora può sperare in un buon risultato per le prossime politiche di giugno, persino in una cohabitation (il Presidente della Repubblica di uno schieramento e il Premier di un altro), ma resta il fatto che la mancanza, ancora una volta, di coordinamento tra le forze progressiste (i maggiori leader della sinistra avevano rifiutato le primarie…) ha portato alla loro esclusione dall’appuntamento politico più importante.

L’alternativa secca tra il neoliberismo arrogante di Macron – un vero Renzi francese, sia per contenuti che per modalità – e il sovranismo xenofobo di Le Pen costringe l’elettore francese a una scelta difficile. Il capitalismo macronista è una delle ragioni dell’ascesa dell’estrema destra, votarlo rischia di allontanare soltanto l’appuntamento con i sovranisti. D’altra parte, dopo Trump, nessuno può negare i danni collaterali di un voto di protesta sovranista. Le Pen, fortemente condizionata da Putin, sarebbe una Presidente nemica dell’UE: organizzazione sicuramente da rivoluzionare, ma senza la quale l’Europa sarebbe riconsegnata definitivamente al nazionalismo patriarcale (e l’Italia alla crisi economica).

Come dice lo stesso Mélenchon e gran parte del suo elettorato: «pas une voix à Marine Le Pen». Basterà a fermare la marea nera o è richiesto il sacrificio del voto «repubblicano» (ovvero tutti, turandosi il naso, contro il Rassemblement National per salvare la République) per il giustamente odiato Macron?

Anche noi ribadiamo, naturalmente, l’invito a non votare per Le Pen, tra l’altro alleata di fatto di FdI e Lega, oltre che di Putin, e a valutare con attenzione la necessità di un voto utile e democratico per Macron (una tregua per rilanciare la lotta, fin dal giorno dopo).

Una nota a margine: sarebbe stato sicuramente più agevole seguire questo importante passaggio politico, se la giunta valdostana dei cosiddetti autonomisti non avesse interrotto le trasmissioni di France 2.

« Le capitalisme, c’est la misère. Le fascisme s’en sert. »
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24 Apr 2022, 10:00
L’accordo tra Union e Lega, orchestrato e caldeggiato da chi pensa di avere già in tasca la candidatura per le elezioni politiche del prossimo anno (noi scommettiamo su #Spelgatti e #Marguerettaz), regala alla Valle d’Aosta l’ennesimo ribaltone e rende visibile a tutti la deriva destrorsa in atto da tempo nella nostra Regione, tanto anelata da una parte del mondo autonomista.

Autonomisti e leghisti si restituiscono la verginità a vicenda, secondo la legge dell’eterno ritorno dell’uguale. D’altronde la nostra piccola regione assai raramente è riuscita ad essere all’avanguardia: così si spiega forse che, mentre nel resto del Paese è iniziata la parabola discendente dell’ex leader, con velleità da premier, Matteo #Salvini, qui si voglia addirittura affidare il governo ai suoi sodali, quelli che insieme a lui vedevano nel dittatore e criminale di guerra Putin il miglior statista vivente. 

Tra gli #autonomisti qualcuno, giustamente, ancora si oppone: sposare il povero Chanoux alla causa nazionalista della Lega è un’impresa ardua; solo per la Spelgatti non c’è contraddizione, tanto che è riuscita a convertire alla causa nazionalista anche alcuni indipendentisti che sognavano la “Val d’Aouta Libra”, e ora lancia la nuova campagna d’odio “Les valdôtains avant tout”.

Dopo una pandemia, la criminale invasione dell’Ucraina con la guerra nel cuore dell’Europa e manuali su come sopravvivere a una guerra nucleare, non ci resta nemmeno quel sussulto di dignità dell’autentica anima autonomista, un tempo di sinistra. Chissà che essa aleggi almeno in alto, sulle nostre montagne, laddove si è consumata la Resistenza che ha fatto meritare alla Valle d’Aosta la medaglia d’oro.

Il tutto mentre, sullo sfondo, i cultori locali di Forza Italia - Rini, Baccega e Marquis - si sbracciano per dare la colpa di ogni sciagura alla sinistra, nonostante le loro poltrone abbiano fatto più chilometri di una seggiovia in alta stagione. Misteri della #politica.

L’accordo tra Union e Lega, orchestrato e caldeggiato da chi pensa di avere già in tasca la candidatura per le elezioni politiche del prossimo anno (noi sco#spelgattisu #marguerettaz#Marguerettaz), regala alla Valle d’Aosta l’ennesimo ribaltone e rende visibile a tutti la deriva destrorsa in atto da tempo nella nostra Regione, tanto anelata da una parte del mondo autonomista.

Autonomisti e leghisti si restituiscono la verginità a vicenda, secondo la legge dell’eterno ritorno dell’uguale. D’altronde la nostra piccola regione assai raramente è riuscita ad essere all’avanguardia: così si spiega forse che, mentre nel resto del Paese è iniz#Salviniparabola discendente dell’ex leader, con velleità da premier, Matteo #Salvini, qui si voglia addirittura affidare il governo ai suoi sodali, quelli che insieme a lui #AUTONOMISTI dittatore e criminale di guerra Putin il miglior statista vivente.

Tra gli #autonomisti qualcuno, giustamente, ancora si oppone: sposare il povero Chanoux alla causa nazionalista della Lega è un’impresa ardua; solo per la Spelgatti non c’è contraddizione, tanto che è riuscita a convertire alla causa nazionalista anche alcuni indipendentisti che sognavano la “Val d’Aouta Libra”, e ora lancia la nuova campagna d’odio “Les valdôtains avant tout”.

Dopo una pandemia, la criminale invasione dell’Ucraina con la guerra nel cuore dell’Europa e manuali su come sopravvivere a una guerra nucleare, non ci resta nemmeno quel sussulto di dignità dell’autentica anima autonomista, un tempo di sinistra. Chissà che essa aleggi almeno in alto, sulle nostre montagne, laddove si è consumata la Resistenza che ha fatto meritare alla Valle d’Aosta la medaglia d’oro.

Il tutto mentre, sullo sfondo, i cultori local#politicaa Italia – Rini, Baccega e Marquis – si sbracciano per dare la colpa di ogni sciagura alla sinistra, nonostante le loro poltrone abbiano fatto più chilometri di una seggiovia in alta stagione. Misteri della #politica.
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23 Apr 2022, 10:00
A seguito del disastro causato dalla fuoriuscita di petrolio da un pozzo della Union Oil, Il 22 aprile del 1970, 20 milioni di cittadini americani, organizzazioni, migliaia di college e università aderirono a una grande manifestazione dedicata alla salvaguardia del pianeta, una sorta di prima Giornata della Terra.

Tralasciando il tasso inflazionistico delle giornate celebrative, questa dovrebbe muovere a una reale tutela ambientale. 
In questa primavera, anche se afflitt* da una guerra più epocale di quanto percepiamo, anche se taglieggiat* dal caro energia, anche se – esageriamo – impegnat* nella classica dieta in vista della prova costume, si possono sempre sperimentare altre ricette, energizzanti e gratificanti, ma soprattutto intelligenti. Repetita iuvant: 

🍓 Accorciare le distanze tra produzione e consumo, sia in termini fisici che umani, chiedendosi quanta strada ha fatto ciò che si sta consumando e chi lo ha prodotto.

🍂 Riscoprire il ciclo delle stagioni ed il rapporto con la terra. Rallentare, invece di accelerare, riscoprire il gusto di aspettare la stagione giusta, conoscere il territorio in cui si vive e le sue risorse naturali e umane, anche in termini di artigianato, cultura popolare, metodi colturali.

📈 Ridefinire il proprio rapporto con i prodotti di consumo, acquisendo e diffondendo la consapevolezza che il mercato non può essere eliminato, ma, allo stesso tempo, non è l’unico luogo dove poter soddisfare i propri bisogni.

📱 Allungare la vita alle cose, rifiutando la logica dell”ultimo modello” e dell’obsolescenza programmata, appoggiandosi alle quattro R: riduzione, riuso, recupero, riciclaggio. 

🤝 Fare comunità, coltivando le relazioni umane non mediate dal denaro. 

💡 Ripensare l’innovazione tecnologica come mezzo per ridurre il consumo di risorse naturali, liberandosi dai condizionamenti dei grandi brand. 

👣 Pesare il meno possibile sull’ambiente, come forma di massimo rispetto per noi stessi e le generazioni future riducendo la propria impronta ecologica, puntando all’efficienza energetica della propria casa e nell’utilizzo delle apparecchiature domestiche e dei dispositivi elettronici. 

⚙️ Ridefinire il proprio rapporto con il lavoro: lavorare per vivere, non vivere per lavorare. 

🗣 Diffondere (e difendere) questi principi in ambito politico, partendo dal basso, dagli ambiti più vicini alla vita e ai problemi delle persone. 

L’ispirazione di questo decalogo si deve alla filosofia del Movimento per la Decrescita Felice.

#giornatadellaterra 
#earthday

A seguito del disastro causato dalla fuoriuscita di petrolio da un pozzo della Union Oil, Il 22 aprile del 1970, 20 milioni di cittadini americani, organizzazioni, migliaia di college e università aderirono a una grande manifestazione dedicata alla salvaguardia del pianeta, una sorta di prima Giornata della Terra.

Tralasciando il tasso inflazionistico delle giornate celebrative, questa dovrebbe muovere a una reale tutela ambientale.
In questa primavera, anche se afflitt* da una guerra più epocale di quanto percepiamo, anche se taglieggiat* dal caro energia, anche se – esageriamo – impegnat* nella classica dieta in vista della prova costume, si possono sempre sperimentare altre ricette, energizzanti e gratificanti, ma soprattutto intelligenti. Repetita iuvant:

🍓 Accorciare le distanze tra produzione e consumo, sia in termini fisici che umani, chiedendosi quanta strada ha fatto ciò che si sta consumando e chi lo ha prodotto.

🍂 Riscoprire il ciclo delle stagioni ed il rapporto con la terra. Rallentare, invece di accelerare, riscoprire il gusto di aspettare la stagione giusta, conoscere il territorio in cui si vive e le sue risorse naturali e umane, anche in termini di artigianato, cultura popolare, metodi colturali.

📈 Ridefinire il proprio rapporto con i prodotti di consumo, acquisendo e diffondendo la consapevolezza che il mercato non può essere eliminato, ma, allo stesso tempo, non è l’unico luogo dove poter soddisfare i propri bisogni.

📱 Allungare la vita alle cose, rifiutando la logica dell’”ultimo modello” e dell’obsolescenza programmata, appoggiandosi alle quattro R: riduzione, riuso, recupero, riciclaggio.

🤝 Fare comunità, coltivando le relazioni umane non mediate dal denaro.

💡 Ripensare l’innovazione tecnologica come mezzo per ridurre il consumo di risorse naturali, liberandosi dai condizionamenti dei grandi brand.

👣 Pesare il meno possibile sull’ambiente, come forma di massimo rispetto per noi stessi e le generazioni future riducendo la propria impronta ecologica, puntando all’efficienza energetica della propria casa e nell’utilizzo delle apparecchiature domestiche e dei dispositivi elettronici.

⚙️ Ridefinire il proprio rapporto con il lavoro: lavorare per vivere, non vivere per lavorare.

🗣 Diffondere (e difendere) questi principi in ambito politico, partendo dal basso, dagli ambiti più vicini alla vita e ai problemi delle#giornatadellaterra;i#EarthDaye di questo decalogo si deve alla filosofia del Movimento per la Decrescita Felice.

#giornatadellaterra
#earthday
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22 Apr 2022, 10:00
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