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Caro assessore #Caveri, 
lei è un vero immortale della politica valdostana e sappiamo che, a causa delle sue innumerevoli deleghe, è un uomo molto impegnato. 
Ci teniamo quindi a sostenere un po’ la sua #memoria.
Il 26 gennaio 2005, a un’interpellanza sulla realizzazione di un eventuale collegamento funiviario tra gli impianti sciistici di Valtournenche-Cervinia e di Ayas-Champoluc, rispondeva così: “Credo che si debba distinguere la realtà dalla fantasia” e ancora “Linsieme di ragioni tecniche, ambientali e paesistiche, che ho descritto per quanto riguarda il collegamento come immaginato, ci porta a dire che oggi quel collegamento realisticamente non è fattibile” e  infine “con molta concretezza, immaginare dei collegamenti di tipo funiviario, cozza, come già era stato detto a metà anni 90, contro una realtà legislativa che non lo consente e contro una redditività di tipo economico che sarebbe assolutamente dubbia”. 

Lei, oggi, accusa di “#ideologia” chiunque osi esprimere posizioni simili a quelle da lei espresse nel 2005, ma contrarie all’attuale maggioranza di governo. 

Secondo lei, le domande poste da associazioni e movimenti che difendono il Vallone delle #CimeBianche sono poco serie. Roba da estremisti di sinistra travestiti da ambientalisti. E via con altre definizioni di grande finesse, a cui da tempo ci ha gentilmente abituati.

Curioso, davvero. Perché a decidere di inserire il Vallone tra i siti della Rete #Natura2000, dove è vietata la “realizzazione di nuovi impianti di risalita a fune e nuove piste da sci...”, non è stato qualche ambientalista hard (nel suo bestiario, se abbiamo ben capito, si tratterebbe di una sorta di versione antropomorfa del lupo cattivo, nemico della Valle dAosta).

No, ad assumere quella decisione è stata la Giunta regionale, con una significativa rappresentanza dei partiti #autonomisti, prendendo atto, nel quadro della normativa europea e statale, di unesigenza di tutela che permane ancora oggi. 
Dove sta, dunque, questo furore ideologico di cui parla? Nellevidenziare dati e incoerenze rispetto a quanto già deciso dalla sua parte politica?

Daltra parte, se è vero che lideologia offusca la realtà in nome di teorie astratte, cogliamo la provocazione per chiederci: fare finta che non esistano le norme di tutela o addirittura invocarne la violazione, come il leghista Panza, non è forse un atteggiamento ideologico? Ridimensionare i dati sul cambiamento climatico, pur di inseguire modelli di sviluppo con essi incompatibili, non è forse un atteggiamento ideologico? E, ancora, scegliere la strada della denigrazione delle posizioni altrui, anziché prenderle in considerazione rimanendo nel merito della questione, non è forse la massima espressione di furore antidemocratico? 

Di che parliamo, quindi? Essere assessore alla Cultura, in un paese democratico, dovrebbe implicare uno sforzo di apertura al confronto e allascolto. Da noi, in Valle dAosta, pare non essere così.

https://www.caveri.it/blog/2021/11/21/cime-bianche-e-il-furore-ideologico

Caro assessore #Caveri,
lei è un vero immortale della politica valdostana e sappiamo che, a causa delle sue innumerevoli deleghe, è un uomo molto impegnato.
Ci teniamo quindi a sostenere un po’ la sua #memoria.
Il 26 gennaio 2005, a un’interpellanza sulla realizzazione di un eventuale collegamento funiviario tra gli impianti sciistici di Valtournenche-Cervinia e di Ayas-Champoluc, rispondeva così: “Credo che si debba distinguere la realtà dalla fantasia” e ancora “L’insieme di ragioni tecniche, ambientali e paesistiche, che ho descritto per quanto riguarda il collegamento come immaginato, ci porta a dire che oggi quel collegamento realisticamente non è fattibile” e infine “con molta concretezza, immaginare dei collegamenti di tipo funiviario, cozza, come già era stato detto a metà anni ’90, contro una realtà legislativa che non lo consente e contro una redditività di tipo economico che sarebbe assolutamente dubbia”.

Lei, oggi, accusa di “#ideologia” chiunque osi esprimere posizioni simili a quelle da lei espresse nel 2005, ma contrarie all’attuale maggioranza di governo.

Secondo lei, le domande poste da associazioni e movimenti che difendono il Vallone delle #CimeBianche sono poco serie. Roba da estremisti di sinistra travestiti da ambientalisti. E via con altre definizioni di grande finesse, a cui da tempo ci ha gentilmente abituati.

Curioso, davvero. Perché a decidere di inserire il Vallone tra i siti della Rete #Natura2000, dove è vietata la “realizzazione di nuovi impianti di risalita a fune e nuove piste da sci…”, non è stato qualche ambientalista "hard" (nel suo bestiario, se abbiamo ben capito, si tratterebbe di una sorta di versione antropomorfa del lupo cattivo, nemico della Valle d’Aosta).

No, ad assumere quella decisione è stata la Giunta regionale, con una significativa rappresentanza dei partiti #autonomisti, prendendo atto, nel quadro della normativa europea e statale, di un’esigenza di tutela che permane ancora oggi.
Dove sta, dunque, questo furore ideologico di cui parla? Nell’evidenziare dati e incoerenze rispetto a quanto già deciso dalla sua parte politica?

D’altra parte, se è vero che l’ideologia offusca la realtà in nome di teorie astratte, cogliamo la provocazione per chiederci: fare finta che non esistano le norme di tutela o addirittura invocarne la violazione, come il leghista Panza, non è forse un atteggiamento ideologico? Ridimensionare i dati sul cambiamento climatico, pur di inseguire modelli di sviluppo con essi incompatibili, non è forse un atteggiamento ideologico? E, ancora, scegliere la strada della denigrazione delle posizioni altrui, anziché prenderle in considerazione rimanendo nel merito della questione, non è forse la massima espressione di furore antidemocratico?

Di che parliamo, quindi? Essere assessore alla Cultura, in un paese democratico, dovrebbe implicare uno sforzo di apertura al confronto e all’ascolto. Da noi, in Valle d’Aosta, pare non essere così.

www.caveri.it/blog/2021/11/21/cime-bianche-e-il-furore-ideologico
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29 Nov 2021, 10:01
A fronte dell’annunciata protesta dei  corrieri in appalto #Amazon, che avrebbe di fatto bloccato il venerdì dei super sconti, è stato trovato un accordo dell’ultima ora: il #BlackFriday, fatidico feticcio del consumismo American-inspired, è salvo. Tiriamo un sospiro di sollievo? Non proprio. 

Le sigle Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti dichiarano che l’ipotesi di accordo prevede un miglioramento delle condizioni di #lavoro e del trattamento economico, grazie al contratto di secondo livello. Bene, ma non abbastanza.

Primo: si ricorre sempre di più alla negoziazione di livello aziendale anziché categoriale, pratica che di fatto indebolisce la forza contrattuale dei lavoratori, anziché marciare uniti per difendere o migliorare le previsioni cd “normative” del contratto di lavoro, dato che poco spazio rimane, ormai da anni, per le rivendicazioni di tipo economico. Non ci convince la perifrasi utiizzata in questo caso per sdoganare il compromesso, cioè “ipotesi unitaria di accordo nazionale di secondo livello”.  

Secondo: la #responsabilità sociale delle grandi #imprese multinazionali, ma non solo, è enorme:   
sfruttando la forza lavoro per contenere i costi e massimizzare i profitti, si calpestano i più basilari #diritti dei lavoratori e si provocano pesanti ricadute in tutto il mondo delle microimprese, agognata linfa vitale dei territori dove cercano di vivere.

La promessa democratica maturata nel corso del Novecento, con troppa serenità a ben guardare, non è oggi in grado di mettere il capitalismo e il diritto alla proprietà privata al servizio dell’interesse pubblico. Troppi sintomi diagnosticano che si trova in profonda malattia. Non abbiamo modificato le strutture profonde del capitale e dellineguaglianza. Il meccanismo infernale, per cui si agisce sistematicamente sul capitale per gonfiare lindice di crescita economica, minaccia oggi di generare disuguaglianze tali da esasperare il malcontento e minare i valori democratici. 

L’unica speranza è la politica dei princìpi.

A fronte dell’annunciata protesta dei corrieri in appalto #Amazon, che avrebbe di fatto bloccato il venerdì dei super sconti, è stato trovato un accordo dell’ultima ora: il #BlackFriday, fatidico feticcio del consumismo American-inspired, è salvo. Tiriamo un sospiro di sollievo? Non proprio.

Le sigle Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti dichiarano che l’ipotesi di accordo prevede un miglioramento delle condizioni di #lavoro e del trattamento economico, grazie al contratto di secondo livello. Bene, ma non abbastanza.

Primo: si ricorre sempre di più alla negoziazione di livello aziendale anziché categoriale, pratica che di fatto indebolisce la forza contrattuale dei lavoratori, anziché marciare uniti per difendere o migliorare le previsioni cd “normative” del contratto di lavoro, dato che poco spazio rimane, ormai da anni, per le rivendicazioni di tipo economico. Non ci convince la perifrasi utiizzata in questo caso per sdoganare il compromesso, cioè “ipotesi unitaria di accordo nazionale di secondo livello”.

Secondo: la #responsabilità sociale delle grandi #imprese multinazionali, ma non solo, è enorme:
sfruttando la forza lavoro per contenere i costi e massimizzare i profitti, si calpestano i più basilari #diritti dei lavoratori e si provocano pesanti ricadute in tutto il mondo delle microimprese, agognata linfa vitale dei territori dove cercano di vivere.

La promessa democratica maturata nel corso del Novecento, con troppa serenità a ben guardare, non è oggi in grado di mettere il capitalismo e il diritto alla proprietà privata al servizio dell’interesse pubblico. Troppi sintomi diagnosticano che si trova in profonda malattia. Non abbiamo modificato le strutture profonde del capitale e dell’ineguaglianza. Il meccanismo infernale, per cui si agisce sistematicamente sul capitale per gonfiare l’indice di crescita economica, minaccia oggi di generare disuguaglianze tali da esasperare il malcontento e minare i valori democratici.

L’unica speranza è la politica dei princìpi.
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26 Nov 2021, 10:00
Fino a qualche anno fa le #morti violente delle #donne erano raccontate solo sulle pagine di cronaca nera, poi ci siamo sorbitə la stucchevole e misogina polemica sull’uso del termine “femminicidio” - che ha anticipato quella sulla schwa o sull’asterisco universale - poi qualcuno si è accorto che la violenza sulle donne fa audience e così si è cominciato a imbastire una capillare e insistente sovraesposizione mediatica, ma solo per alcuni casi, quelli che solleticano il voyerismo e la curiosità pettegola dei talk show pomeridiani o delle testate giornalistiche che “sbattono in prima pagina” i volti delle ragazze più belle, più giovani, di quelle più libere, come se i mostri fossero loro. 
Amplificando l’orrore, scavando nella vita delle donne, nelle loro frequentazioni, quanti figli, quanti partner o relazioni nel passato o nel presente, insinuano la colpa, il “se l’è cercata”, erigono il muro della vittimizzazione secondaria, moltiplicano il dolore.

Poi ci sono i casi che vengono strumentalizzati dalla propaganda politica reazionaria e razzista: il corpo della donna bianca ancora una volta usato, come sui manifesti fascisti, come simulacro della madrepatria, come simbolo delle “nostre donne”, un essere spersonalizzato e collettivo che il patriarcato deve proteggere, come i confini, come la proprietà sacra, come dio-patria-famiglia. Poi le violenze, le umiliazioni postume, “non saranno state un po’ troppo esasperanti tutte queste donne” accoltellate, sparate, strangolate, bruciate, deturpate con l’acido?

Dove sono le donne in tutta questa narrazione che ogni 25 novembre si amplifica, si carica di retorica, riempie le sale dei centri convegni, fa scomodare ministri e ministre, testimonial, panchine, scarpe vuote. Le donne sono nei numeri: 109 uccise nel 2021 in Italia. Sono nelle vittime “collaterali”: otto persone – cinque figli/e (di cui quattro minori di dieci anni), un padre e due vicini di casa, uccisi insieme alle madri o mogli/compagne, nel 2021 in Italia. E sono nelle quattro persone trans uccise nel 2021 in Italia, vittime della violenza di genere che un pensiero meschino e retrogrado non vorrebbe nemmeno ricordare nella Giornata in cui si “contrasta” e si denuncia e ci si stringe. Si chiama pensiero trans-escludente ed è frutto del patriarcato al pari delle violenza contro le donne.

Quelle donne sono qui: https://osservatorionazionale.nonunadimeno.net
E sono dappertutto.

Fino a qualche anno fa le #morti violente delle #donne erano raccontate solo sulle pagine di cronaca nera, poi ci siamo sorbitə la stucchevole e misogina polemica sull’uso del termine “femminicidio” – che ha anticipato quella sulla schwa o sull’asterisco universale – poi qualcuno si è accorto che la violenza sulle donne fa audience e così si è cominciato a imbastire una capillare e insistente sovraesposizione mediatica, ma solo per alcuni casi, quelli che solleticano il voyerismo e la curiosità pettegola dei talk show pomeridiani o delle testate giornalistiche che “sbattono in prima pagina” i volti delle ragazze più belle, più giovani, di quelle più libere, come se i mostri fossero loro.
Amplificando l’orrore, scavando nella vita delle donne, nelle loro frequentazioni, quanti figli, quanti partner o relazioni nel passato o nel presente, insinuano la colpa, il “se l’è cercata”, erigono il muro della vittimizzazione secondaria, moltiplicano il dolore.

Poi ci sono i casi che vengono strumentalizzati dalla propaganda politica reazionaria e razzista: il corpo della donna bianca ancora una volta usato, come sui manifesti fascisti, come simulacro della madrepatria, come simbolo delle “nostre donne”, un essere spersonalizzato e collettivo che il patriarcato deve proteggere, come i confini, come la proprietà sacra, come dio-patria-famiglia. Poi le violenze, le umiliazioni postume, “non saranno state un po’ troppo esasperanti tutte queste donne” accoltellate, sparate, strangolate, bruciate, deturpate con l’acido?

Dove sono le donne in tutta questa narrazione che ogni 25 novembre si amplifica, si carica di retorica, riempie le sale dei centri convegni, fa scomodare ministri e ministre, testimonial, panchine, scarpe vuote. Le donne sono nei numeri: 109 uccise nel 2021 in Italia. Sono nelle vittime “collaterali”: otto persone – cinque figli/e (di cui quattro minori di dieci anni), un padre e due vicini di casa, uccisi insieme alle madri o mogli/compagne, nel 2021 in Italia. E sono nelle quattro persone trans uccise nel 2021 in Italia, vittime della violenza di genere che un pensiero meschino e retrogrado non vorrebbe nemmeno ricordare nella Giornata in cui si “contrasta” e si denuncia e ci si stringe. Si chiama pensiero trans-escludente ed è frutto del patriarcato al pari delle violenza contro le donne.

Quelle donne sono qui: osservatorionazionale.nonunadimeno.net
E sono dappertutto.
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25 Nov 2021, 10:00
Molti titoli di stampa in Italia sono oggi dedicati alla svolta fondamentale nella battaglia per la scelta di una #morte dignitosa. Chi ha sostenuto la mobilitazione, durata l’intera estate, per la raccolta di firme sull’#eutanasia non può che esserne soddisfatto; è stato segnato un punto importante. La fisionomia multicolore, socialmente variegata e schietta del fiume di firmatari accorsi ai banchetti in ogni angolo del paese concordatario, non deve lasciare dubbi ai politici: dopo il referendum per l’abrogazione della norma penale, la legge si deve fare. 

La magistratura ha anticipato il legislatore, un’altra volta. Ma se serve che la cittadinanza anticipi la magistratura, si attiverà ancora.  

Oggi è la dolorosa storia di una persona  che  ci emoziona profondamente nel suo lato umano, ma che ci racconta anche delle enormi forze che sono state necessarie per giungere a questo risultato. Una battaglia legale e un’odissea morale che non dovrebbero essere percorso obbligato. Non tutte le persone, non tutte le famiglie sarebbero in grado di sostenerne gli oneri economici e legali, oltre al dolore e alla fatica di terminare il viaggio lontano da casa propria, dal proprio “posto”: la morte fà e deve far parte della vita, come un fatto che ha luogo nellordine delle cose naturali,  nel suo rapporto specifico con lesistenza umana e tutto il suo bagaglio di anima.

#suicidioassistito

Molti titoli di stampa in Italia sono oggi dedicati alla svolta fondamentale nella battaglia per la scelta di una #morte dignitosa. Chi ha sostenuto la mobilitazione, durata l’intera estate, per la raccolta di firme sull’#eutanasia non può che esserne soddisfatto; è stato segnato un punto importante. La fisionomia multicolore, socialmente variegata e schietta del fiume di firmatari accorsi ai banchetti in ogni angolo del paese concordatario, non deve lasciare dubbi ai politici: dopo il referendum per l’abrogazione della norma penale, la legge si deve fare.

La magistratura ha anticipato il legislatore, un’altra volta. Ma se serve che la cittadinanza anticipi la magistratura, si attiverà ancora.

Oggi è la dolorosa storia di una persona che ci emoziona profondamente nel suo lato umano, ma che ci racconta anche delle enormi forze che sono state necessarie per giungere a questo risultato. Una battaglia legale e un’odissea morale che non dovrebbero essere percorso obbligato. Non tutte le persone, non tutte le famiglie sarebbero in grado di sostenerne gli oneri economici e legali, oltre al dolore e alla fatica di terminare il viaggio lontano da casa propria, dal proprio “posto”: la morte fà e deve far parte della vita, come un fatto che ha luogo nell’ordine delle cose naturali, nel suo rapporto specifico con l’esistenza umana e tutto il suo bagaglio di anima.

#suicidioassistito
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23 Nov 2021, 16:53
La tragedia di una politica che non è capace di programmare e guardare al futuro si concretizza oggi nei (dis)servizi alla #primainfanzia: l’#offerta è sempre meno capace di andare incontro alle #esigenze delle famiglie attuali e, soprattutto, sono sempre meno i posti disponibili per accogliere i #bambini nella fascia 0-3 anni. 

L’emergenza sanitaria avrebbe potuto essere l’occasione per scegliere di investire sul nostro futuro, invece si è rivelata l’ennesima scusante per ridurre il numero di posti disponibili. 
A fronte di una riduzione nel rapporto tra educatrici e piccoli utenti dovuta alle norme anti-Covid, anziché rafforzare la capacità di accoglienza, attraverso l’assunzione di nuovo personale e/o l’ampliamento degli spazi, si è preferito chiudere strutture e, laddove non si è andati incontro a chiusure, si è mantenuto lo stesso personale, con il risultato di una capienza ridotta.

Ma chi paga queste scelte scellerate? Purtroppo ne facciamo le spese noi tutte/i, riportando le donne indietro di decenni e costringendole ancora a scegliere tra maternità e lavoro

Una testimonianza emblematica, in questo senso, è la lettera ai media di uninfermiera, che, non riuscendo ad inserire il proprio figlio in una struttura, si trova a dover rinunciare a tornare a lavorare dopo la maternità, facendo perdere alla collettività un’importante risorsa umana in ambito sanitario.
 
Tutto questo accade in Valle d’Aosta, nel 2021, Regione che un tempo (neanche troppo lontano),  vantava un alto livello di servizi all’infanzia, con un’offerta ricca e flessibile, che si rifletteva in un  tasso di occupazione femminile dignitoso. Tutto questo accade in Valle d’Aosta, regione in cui i decisori politici non programmano e hanno una visione del futuro limitata al proprio tornaconto elettorale.

La tragedia di una politica che non è capace di programmare e guardare al futuro si concretizza oggi nei (dis)servizi alla #primainfanzia: l’#offerta è sempre meno capace di andare incontro alle #esigenze delle famiglie attuali e, soprattutto, sono sempre meno i posti disponibili per accogliere i #bambini nella fascia 0-3 anni.

L’emergenza sanitaria avrebbe potuto essere l’occasione per scegliere di investire sul nostro futuro, invece si è rivelata l’ennesima scusante per ridurre il numero di posti disponibili.
A fronte di una riduzione nel rapporto tra educatrici e piccoli utenti dovuta alle norme anti-Covid, anziché rafforzare la capacità di accoglienza, attraverso l’assunzione di nuovo personale e/o l’ampliamento degli spazi, si è preferito chiudere strutture e, laddove non si è andati incontro a chiusure, si è mantenuto lo stesso personale, con il risultato di una capienza ridotta.

Ma chi paga queste scelte scellerate? Purtroppo ne facciamo le spese noi tutte/i, riportando le donne indietro di decenni e costringendole ancora a scegliere tra maternità e lavoro

Una testimonianza emblematica, in questo senso, è la lettera ai media di un’infermiera, che, non riuscendo ad inserire il proprio figlio in una struttura, si trova a dover rinunciare a tornare a lavorare dopo la maternità, facendo perdere alla collettività un’importante risorsa umana in ambito sanitario.

Tutto questo accade in Valle d’Aosta, nel 2021, Regione che un tempo (neanche troppo lontano), vantava un alto livello di servizi all’infanzia, con un’offerta ricca e flessibile, che si rifletteva in un tasso di occupazione femminile dignitoso. Tutto questo accade in Valle d’Aosta, regione in cui i decisori politici non programmano e hanno una visione del futuro limitata al proprio tornaconto elettorale.
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23 Nov 2021, 10:00
🏔 Cime Bianche: una lotta senza confini per la conservazione
📅 QUESTA SERA ALLE 20.45
Sala conferenze BCC - Aosta
🎥 e in diretta streaming sulla nostra pagina Facebook

L’onorevole Tiziana #Beghin ci ha avvisati che, a seguito di impegni improrogabili sopraggiunti, non sarà fisicamente presente questa sera, venerdì 19 novembre, durante l’evento “Cime Bianche: una lotta senza confini per la conservazione”, ma garantirà in ogni caso il suo prezioso contributo con un deciso e accorato intervento #video durante il quale ci racconterà della sua interpellanza al commissario europeo per lAmbiente Sinkevičius e approfondirà l’importanza della preservazione ambientale in ambito comunitario.

Questa sera, inoltre, durante il ricco programma di interventi, coglieremo l’occasione per una prima risposta alla missiva recapitata ieri ad Adu da Monterosa Spa e Cervino Spa, riguardante l’esposto alla Corte dei Conti presentato lo scorso 5 novembre.

🏔 Cime Bianche: una lotta senza confini per la conservazione
📅 QUESTA SERA ALLE 20.45
Sala conferenze BCC – Aosta
🎥 e in diretta streaming sulla nostra pagina Facebook

L’onorevole Tiziana #Beghin ci ha avvisati che, a seguito di impegni improrogabili sopraggiunti, non sarà fisicamente presente questa sera, venerdì 19 novembre, durante l’evento “Cime Bianche: una lotta senza confini per la conservazione”, ma garantirà in ogni caso il suo prezioso contributo con un deciso e accorato intervento #video durante il quale ci racconterà della sua interpellanza al commissario europeo per l’Ambiente Sinkevičius e approfondirà l’importanza della preservazione ambientale in ambito comunitario.

Questa sera, inoltre, durante il ricco programma di interventi, coglieremo l’occasione per una prima risposta alla missiva recapitata ieri ad Adu da Monterosa Spa e Cervino Spa, riguardante l’esposto alla Corte dei Conti presentato lo scorso 5 novembre.
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19 Nov 2021, 16:30
Il Sinistro spettro di Adu Vda è aleggiato questa mattina in Consiglio regionale. I consiglieri #Manfrin e #Perron, intraprendendo una penosa crociata nei confronti della comunità LGBTQ+ e contro la fantomatica (e inesistente) #TeoriaGender, hanno accusato la vicepresidente di Arcigay Vda Chiara Berard di aver fatto proselitismo nelle scuole valdostane in quanto responsabile di #AduZ, il gruppo giovani di Adu Vda.

Per quanto lusingati da queste (morbose) attenzioni leghiste ci teniamo, però, a svelare un piccolo segreto ai due distratti Consiglieri: la vicepresidente di Arcigay Vda non è e non è mai stata la responsabile del sopracitato gruppo giovani, bensì una “semplice” tesserata del nostro movimento. Sarebbe bastato loro visitare il sito internet di Adu o fare una breve ricerca su Google per scoprire che la responsabile di AduZ è Micol #Voyat. Ci domandiamo se questo sia il livello medio di #accuratezza di verifica delle iniziative leghiste…

Altro mirabolante j’accuse: Berard partecipa alla “Scuola per la democrazia” organizzata dal Consiglio regionale nonostante non sia un’amministratrice pubblica (Manfrin faccia pace col #femminile… Anche la Crusca, tanto cara al suo collega Perron, glielo direbbe). Apriti cielo!
Anche se non spetta certo a noi chiarire questi aspetti ci fa piacere rendere edotti i leghisti di quanto ci risulta: tra i 28 posti riservati ai valdostani (altri 45 erano riservati a partecipanti di altre regioni), solo 13 sono stati effettivamente assegnati, di cui 3 a persone che non ricoprono incarichi elettivi. Pare piuttosto evidente che chi ha effettuato la selezione si sia trovato di fronte a poche richieste rispetto alle attese e che quindi siano semplicemente stati ammessi tutti i richiedenti, con o senza incarichi. 

Non vogliamo entrare nel merito dellinterpellanza in questione. Saranno eventualmente lAssociazione o la sua vicepresidente a chiarire i fatti. Ma ci sentiamo in ogni caso di solidarizzare con il consigliere Manfrin per i suoi tristi trascorsi scolastici, esternati come in una seduta di psicanalisi collettiva durante ladunanza regionale. 

Ci dispiace che lei, caro Consigliere, abbia subito un episodio di #censura politica. Le suggeriamo, per quanto un po in ritardo, di chiedere #asilopolitico a Orban, caro amico del suo leader nazionale.

Il Sinistro spettro di Adu Vda è aleggiato questa mattina in Consiglio regionale. I consiglieri #Manfrin e #Perron, intraprendendo una penosa crociata nei confronti della comunità LGBTQ+ e contro la fantomatica (e inesistente) #TeoriaGender, hanno accusato la vicepresidente di Arcigay Vda Chiara Berard di aver fatto proselitismo nelle scuole valdostane in quanto responsabile di #AduZ, il gruppo giovani di Adu Vda.

Per quanto lusingati da queste (morbose) attenzioni leghiste ci teniamo, però, a svelare un piccolo segreto ai due distratti Consiglieri: la vicepresidente di Arcigay Vda non è e non è mai stata la responsabile del sopracitato gruppo giovani, bensì una “semplice” tesserata del nostro movimento. Sarebbe bastato loro visitare il sito internet di Adu o fare una breve ricerca su Google per scoprire che la responsabile di AduZ è Micol #Voyat. Ci domandiamo se questo sia il livello medio di #accuratezza di verifica delle iniziative leghiste…

Altro mirabolante j’accuse: Berard partecipa alla “Scuola per la democrazia” organizzata dal Consiglio regionale nonostante non sia un’amministratrice pubblica (Manfrin faccia pace col #femminile… Anche la Crusca, tanto cara al suo collega Perron, glielo direbbe). Apriti cielo!
Anche se non spetta certo a noi chiarire questi aspetti ci fa piacere rendere edotti i leghisti di quanto ci risulta: tra i 28 posti riservati ai valdostani (altri 45 erano riservati a partecipanti di altre regioni), solo 13 sono stati effettivamente assegnati, di cui 3 a persone che non ricoprono incarichi elettivi. Pare piuttosto evidente che chi ha effettuato la selezione si sia trovato di fronte a poche richieste rispetto alle attese e che quindi siano semplicemente stati ammessi tutti i richiedenti, con o senza incarichi.

Non vogliamo entrare nel merito dell’interpellanza in questione. Saranno eventualmente l’Associazione o la sua vicepresidente a chiarire i fatti. Ma ci sentiamo in ogni caso di solidarizzare con il consigliere Manfrin per i suoi tristi trascorsi scolastici, esternati come in una seduta di psicanalisi collettiva durante l’adunanza regionale.

Ci dispiace che lei, caro Consigliere, abbia subito un episodio di #censura politica. Le suggeriamo, per quanto un po’ in ritardo, di chiedere #asilopolitico a Orban, caro amico del suo leader nazionale.
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18 Nov 2021, 14:37
Oggi celebriamo il nono anniversario del referendum sul #pirogassificatore, che resta una pietra miliare dell’esercizio della democrazia diretta. In nove anni, copiando dalle eccellenze in materia di #rifiuti in giro per l’Italia, avremmo potuto rendere onore a quella vittoria democratica, facendo della Valle d’Aosta la prima Regione a rifiuti quasi zero, un laboratorio d’eccellenza. Avremmo potuto. 

Ma la politica politicante, invece di fare tesoro di ciò che i cittadini avevano detto forte e chiaro e di ascoltare i suggerimenti che le associazioni hanno dato e continuano a dare, ha cincischiato (per usare un eufemismo) e, dopo quasi un decennio, oltre ad essere ancora in attesa di un piano rifiuti che raggiunga gli obiettivi in tempi rapidi, ci siamo portati in casa anche il problema delle discariche di rifiuti speciali. 

Diciamolo chiaramente: si può fare. In questi anni sono tantissime le realtà, da nord a sud, che hanno raggiunto risultati encomiabili in tempi rapidi. 
L’inerzia del legislatore valdostano, quindi, non è più giustificabile, se mai lo fosse stata. Anche su questo fronte continueremo a lottare.

Oggi celebriamo il nono anniversario del referendum sul #pirogassificatore, che resta una pietra miliare dell’esercizio della democrazia diretta. In nove anni, copiando dalle eccellenze in materia di #rifiuti in giro per l’Italia, avremmo potuto rendere onore a quella vittoria democratica, facendo della Valle d’Aosta la prima Regione a rifiuti quasi zero, un laboratorio d’eccellenza. Avremmo potuto.

Ma la politica politicante, invece di fare tesoro di ciò che i cittadini avevano detto forte e chiaro e di ascoltare i suggerimenti che le associazioni hanno dato e continuano a dare, ha cincischiato (per usare un eufemismo) e, dopo quasi un decennio, oltre ad essere ancora in attesa di un piano rifiuti che raggiunga gli obiettivi in tempi rapidi, ci siamo portati in casa anche il problema delle discariche di rifiuti speciali.

Diciamolo chiaramente: si può fare. In questi anni sono tantissime le realtà, da nord a sud, che hanno raggiunto risultati encomiabili in tempi rapidi.
L’inerzia del legislatore valdostano, quindi, non è più giustificabile, se mai lo fosse stata. Anche su questo fronte continueremo a lottare.
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18 Nov 2021, 10:00
Mancano solo 2 giorni allappuntamento con la serata Cime Bianche: Una lotta senza confini per la conservazione. 

#savethedate

Mancano solo 2 giorni all’appuntamento con la serata Cime Bianche: Una lotta senza confini per la conservazione.

#savethedateSu #CimeBianche si scontrano una visione volta allo #sfruttamento elettoralistico e capitalistico della montagna e un progetto di conservazione che ascolta i richiami da parte dei giovani all’urgenza di una svolta, a prendere in seria considerazione gli effetti travolgenti della crisi climatica anche sulle Alpi.
Le problematiche ambientali escono infatti dai confini regionali e vanno affrontate nell’ottica dei beni comuni e dell’interesse comunitario, nel rispetto delle normative regionali, nazionali ed europee.
Non si prospetta alcun attacco alla Valle d’Aosta e alle sue prerogative statutarie, ma semmai una difesa senza confini del suo meraviglioso patrimonio naturale.
La logica interna del capitalismo è predatoria e, per sopperire alle sue crisi, procede con l’accaparramento di sempre nuovi spazi.

La politica, anche regionale, è ancella dello sfruttamento economico in una distorta visione della logica di mercato: non può esistere un luogo che non rende, anche se il prezzo è la sua distruzione.
La politica democratica deve tuttavia essere in grado di recuperare il suo ruolo di apripista di prospettive più realistiche e al passo con i tempi, in aperto contrasto con la supremazia economica per la conservazione dell’ambiente montano, e quindi anche della qualità di vita di chi lo frequenta.

Crediamo che questo dibattito sui due contrastanti modelli di sviluppo riguardi da vicino tutta la cittadinanza valdostana, che invitiamo a partecipare alla serata di venerdì 19 novembre, alle ore 20.45 presso la sala conferenze della BCC di Aosta in viale Garibaldi 3.

Interverranno, oltre alla ex consigliera regionale Daria Pulz e ad Alex Glarey della segreteria politica di Adu Vda, la deputata Elisa Tripodi e l’europarlamentare Tiziana Beghin, nonché i fotografi del progetto Varasc.it. In Val d’Ayas dal 2004 “L’ultimo Vallone selvaggio” Annamaria Gremmo, Marco Soggetto e Francesco Sisti.

Link all’evento: fb.me/e/2DRaTEeK8
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17 Nov 2021, 13:53
Rispetto alle dichiarazioni dell’eurodeputato leghista Alessandro #Panza (la cui biografia è illuminante), prendiamo atto che persino lui #ammette che la normativa vigente vieta la realizzazione di nuovi impianti a fune nelle aree protette dalla Rete #Natura2000. Leuroparlamentare dimentica, invece, che la definizione della zona di tutela è stata frutto di un confronto condiviso tra Regione, Stato ed Europa e che proprio in base a questa normativa la nostra Regione, in cambio dei vincoli, ha usufruito di #vantaggi sia economici, sia sul piano della promozione turistica. 

Il leghista pare gareggiare con gli unionisti rispetto ad un #sovranismo ambientale, che considera i montanari padroni delle Alpi e non custodi di un ambiente da riconsegnare alle generazioni future. 
Un negazionista della #crisiclimatica che pare ritagliarsi il ruolo di sensale, per il prossimo matrimonio d’interesse tra Lega e Autonomisti.

L’abbandono della #montagna non è causato da vincoli e regole, ma semmai dalla cattiva politica di chi ha governato in questi decenni, di chi non ha saputo organizzare una rete di trasporti e di servizi efficiente, di chi ha pensato solo al profitto immediato.

In ogni caso, anche l’Eurodeputato Panza è invitato a partecipare al nostro incontro di venerdì 19 novembre alle ore 21 presso la Sala Conferenze BCC, in cui Adu Vda e le parlamentari Tiziana Beghin e Elisa Tripodi  saranno disponibili a confrontarsi sulle motivazioni a base della tutela del Vallone di Cime Bianche.

Rispetto alle dichiarazioni dell’eurodeputato leghista Alessandro #Panza (la cui biografia è illuminante), prendiamo atto che persino lui #ammette che la normativa vigente vieta la realizzazione di nuovi impianti a fune nelle aree protette dalla Rete #Natura2000. L’europarlamentare dimentica, invece, che la definizione della zona di tutela è stata frutto di un confronto condiviso tra Regione, Stato ed Europa e che proprio in base a questa normativa la nostra Regione, in cambio dei vincoli, ha usufruito di #vantaggi sia economici, sia sul piano della promozione turistica.

Il leghista pare gareggiare con gli unionisti rispetto ad un #sovranismo ambientale, che considera i montanari padroni delle Alpi e non custodi di un ambiente da riconsegnare alle generazioni future.
Un negazionista della #crisiclimatica che pare ritagliarsi il ruolo di sensale, per il prossimo matrimonio d’interesse tra Lega e Autonomisti.

L’abbandono della #montagna non è causato da vincoli e regole, ma semmai dalla cattiva politica di chi ha governato in questi decenni, di chi non ha saputo organizzare una rete di trasporti e di servizi efficiente, di chi ha pensato solo al profitto immediato.

In ogni caso, anche l’Eurodeputato Panza è invitato a partecipare al nostro incontro di venerdì 19 novembre alle ore 21 presso la Sala Conferenze BCC, in cui Adu Vda e le parlamentari Tiziana Beghin e Elisa Tripodi saranno disponibili a confrontarsi sulle motivazioni a base della tutela del Vallone di Cime Bianche.
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16 Nov 2021, 14:07
Quelle parole, “HELP”, dipinte sulla fronte di bambine e bambini oltre reti e filo spinato sono la vergogna più grande di un continente, l’#Europa, che si vanta da sempre di essere la culla di democrazia e diritti. Pesano come un macigno non solo sulla politica rappresentativa, su un apparato burocratico pesante e goffo, ma anche sulla coscienza personale di ogni cittadino e cittadina dell’UE.
È un periodo, questo, nel quale i #dirittiumani vengono costantemente messi in discussione, dove si contrappongono ad altri diritti, come se si trattasse di una partita a esclusione. Ma il diritto umanitario internazionale ha radici antiche, antichissime, che parevano solide e inattaccabili. Parevano.

Nel 1948 l’approvazione della Dichiarazione universale dei diritti umani fu sentita come la cura migliore per un intero mondo devastato dall’assurdità di una guerra mondiale a causa della quale fu sterminata gran parte della popolazione civile, sotto ogni cielo. Sembrò che potesse essere lo strumento più efficace per aprire un’epoca di pace, di uguaglianza, di armonia.
Sappiamo bene come, in realtà, continuarono, in molti luoghi del mondo, le violazioni sistemiche e sistematiche di quegli stessi diritti là sopra teorizzati, provocando lo sdegno e il biasimo, almeno apparenti, della comunità internazionale.

Ma è evidente come tali strumenti siano piuttosto inefficaci, persino utopici, quando le persone vengono trasformate, nella narrazione più o meno pubblica, in strumenti di ricatto politico ed economico. Proprio questo sta accadendo al confine tra #Polonia e #Bielorussia: due cristianissime nazioni che giocano una partita al massacro sulla pelle di uomini, donne, bambini e anziani in fuga da contesti di guerra, di soprusi, di violenze, ritrovandole più crudeli e spietate a un passo dal diritto d’asilo, da un continente intero che, oramai da tanto, ha abdicato al suo ruolo e che, vergognosamente, si è persino visto assegnare un Premio Nobel per la Pace che mai come oggi ha il sapore della beffa, della menzogna.

Il diritto umano non può essere negoziato, non può essere deriso e profanato. Questo è un compito che spetta a ciascuno di noi: perché i diritti umani valgono per tutti e tutte, ciascuno ne è depositario e custode. È una responsabilità collettiva, non più rimandabile, perché oramai è vera e concreta emergenza.

Quelle parole, “HELP”, dipinte sulla fronte di bambine e bambini oltre reti e filo spinato sono la vergogna più grande di un continente, l’#Europa, che si vanta da sempre di essere la culla di democrazia e diritti. Pesano come un macigno non solo sulla politica rappresentativa, su un apparato burocratico pesante e goffo, ma anche sulla coscienza personale di ogni cittadino e cittadina dell’UE.
È un periodo, questo, nel quale i #dirittiumani vengono costantemente messi in discussione, dove si contrappongono ad altri diritti, come se si trattasse di una partita a esclusione. Ma il diritto umanitario internazionale ha radici antiche, antichissime, che parevano solide e inattaccabili. Parevano.

Nel 1948 l’approvazione della Dichiarazione universale dei diritti umani fu sentita come la cura migliore per un intero mondo devastato dall’assurdità di una guerra mondiale a causa della quale fu sterminata gran parte della popolazione civile, sotto ogni cielo. Sembrò che potesse essere lo strumento più efficace per aprire un’epoca di pace, di uguaglianza, di armonia.
Sappiamo bene come, in realtà, continuarono, in molti luoghi del mondo, le violazioni sistemiche e sistematiche di quegli stessi diritti là sopra teorizzati, provocando lo sdegno e il biasimo, almeno apparenti, della comunità internazionale.

Ma è evidente come tali strumenti siano piuttosto inefficaci, persino utopici, quando le persone vengono trasformate, nella narrazione più o meno pubblica, in strumenti di ricatto politico ed economico. Proprio questo sta accadendo al confine tra #Polonia e #Bielorussia: due cristianissime nazioni che giocano una partita al massacro sulla pelle di uomini, donne, bambini e anziani in fuga da contesti di guerra, di soprusi, di violenze, ritrovandole più crudeli e spietate a un passo dal diritto d’asilo, da un continente intero che, oramai da tanto, ha abdicato al suo ruolo e che, vergognosamente, si è persino visto assegnare un Premio Nobel per la Pace che mai come oggi ha il sapore della beffa, della menzogna.

Il diritto umano non può essere negoziato, non può essere deriso e profanato. Questo è un compito che spetta a ciascuno di noi: perché i diritti umani valgono per tutti e tutte, ciascuno ne è depositario e custode. È una responsabilità collettiva, non più rimandabile, perché oramai è vera e concreta emergenza.
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16 Nov 2021, 10:01
Chi ha di più contribuisca di più, chi ha di meno contribuisca di meno, per poter sostenere e dare #dignità a chi invece ha poco o niente.

Questo concetto così lapalissiano quando parliamo di #tassazione del lavoro (l’IRPEF è l’emblema della progressività), sembra invece totalmente inconcepibile quando parliamo di #patrimoni.

Si obietterà che sul patrimonio si sono già pagate imposte per cui non è giusto che ci sia un ulteriore tassazione. L’affermazione è vera solo in parte. Infatti patrimoni di una certa entità hanno un effetto volano che genera nuova ricchezza andando ad autoalimentarsi, aumentando il divario tra chi ha poco e chi ha sempre di più (attenzione: stiamo parlando di grandi patrimoni, non del piccolo risparmiatore che ha un paio di immobili e qualche fondo di investimento!).

E se questo non bastasse ricordiamo che la scienza economica insegna che se mediamente tutti i soggetti di una società hanno un buon tenore di vita, ne guadagnano ampiamente anche i più abbienti, quindi se non per altruismo lo si consideri anche per puro egoismo.

In quest’ottica appoggiamo con forza l’iniziativa di Sinistra Italiana sulla Next Generation Tax (https://ngtax.it/) a cui è possibile contribuire firmando anche online tramite SPID o Firma digitale qualificata.

La proposta di legge si propone di alleggerire il carico fiscale sui ceti bassi e medi, mentre chiede di più alla ristretta minoranza che ha concentrato nelle sue mani quasi la metà della ricchezza nazionale. Questa legge interverrebbe quindi cancellando le imposte patrimoniali esistenti sulle persone fisiche, ovvero IMU, imposta di bollo sui dossier titoli e sui conti correnti, e introducendo un’imposta unica e progressiva (dallo 0,2 al 2%), con franchigia di 500.000 €.

Un buon primo passo per una redistribuzione della ricchezza, verso una società più equa.

#NextGenerationTax #TaxTheRich

Chi ha di più contribuisca di più, chi ha di meno contribuisca di meno, per poter sostenere e dare #dignità a chi invece ha poco o niente.

Questo concetto così lapalissiano quando parliamo di #tassazione del lavoro (l’IRPEF è l’emblema della progressività), sembra invece totalmente inconcepibile quando parliamo di #patrimoni.

Si obietterà che sul patrimonio si sono già pagate imposte per cui non è giusto che ci sia un ulteriore tassazione. L’affermazione è vera solo in parte. Infatti patrimoni di una certa entità hanno un effetto volano che genera nuova ricchezza andando ad autoalimentarsi, aumentando il divario tra chi ha poco e chi ha sempre di più (attenzione: stiamo parlando di grandi patrimoni, non del piccolo risparmiatore che ha un paio di immobili e qualche fondo di investimento!).

E se questo non bastasse ricordiamo che la scienza economica insegna che se mediamente tutti i soggetti di una società hanno un buon tenore di vita, ne guadagnano ampiamente anche i più abbienti, quindi se non per altruismo lo si consideri anche per puro egoismo.

In quest’ottica appoggiamo con forza l’iniziativa di Sinistra Italiana sulla Next Generation Tax (ngtax.it/) a cui è possibile contribuire firmando anche online tramite SPID o Firma digitale qualificata.

La proposta di legge si propone di alleggerire il carico fiscale sui ceti bassi e medi, mentre chiede di più alla ristretta minoranza che ha concentrato nelle sue mani quasi la metà della ricchezza nazionale. Questa legge interverrebbe quindi cancellando le imposte patrimoniali esistenti sulle persone fisiche, ovvero IMU, imposta di bollo sui dossier titoli e sui conti correnti, e introducendo un’imposta unica e progressiva (dallo 0,2 al 2%), con franchigia di 500.000 €.

Un buon primo passo per una redistribuzione della ricchezza, verso una società più equa.

#NextGenerationTax #TaxTheRich
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15 Nov 2021, 10:00
Notizie preoccupanti giungono dal vicino #Piemonte. Verrà modificata la legge sul volo in montagna, con la ratio di liberalizzare quanto più possibile la pratica elitaria dell’#heliski. 
Ancora una volta la #montagna viene vista come mera occasione di #sfruttamento economico, senza nessuna remora per le tematiche che affliggono l’intero pianeta, leggasi: cambiamenti climatici e inquinamento. In questottica distorta, l’importante non è la sostenibilità a lungo termine né la preservazione del bene comune, ma lo #sfruttamento economico puro, semplice e immediato.

Anche in Valle d’Aosta la pratica è già molto estesa e andrebbe sicuramente rivista, in un’ottica di turismo sciistico più sostenibile e vicino alla natura. A titolo di esempio la provincia autonoma di Bolzano l’ha vietato dal 2007. 

Le ragioni sono abbastanza intuibili: perché la presenza di elicotteri in zone frequentate dagli alpinisti potrebbe innescare distacchi di neve non previsti; in secondo luogo perché l’inquinamento acustico prodotto dai velivoli spaventa gli animali e li costringe a spostarsi in altre aree. Infine perché gli amanti della montagna e della tranquillità non vedono affatto bene che le vette paradisiache delle Alpi diventino trafficate quanto il cielo di Los Angeles. Ci auguriamo che la politica nostrana non prenda esempio dai vicini piemontesi ma piuttosto dagli altoatesini, a cui spesso i nostri politici fanno riferimento come esempi da seguire. Purtroppo la vicenda di Cime Bianche non ci lascia ben sperare.

🗞️ Di seguito riportiamo il comunicato stampa del Consigliere regionale di Sinistra Italiana Marco Grimaldi, che si sta battendo all’interno dell’Assemblea regionale piemontese, contro questo progetto di legge:

Il Piemonte a guida leghista cambia la legge sul volo di montagna: questa mattina hanno approvato in Commissione il via libera allheliski anche la domenica ovunque ci sia un impianto di risalita, permettendo ai ricchissimi di raggiungere in elicottero le vette più alte delle mostre montagne per sciare sui versanti incontaminati. La legge Sky Safari permetterà di raggiungere con una limousine a pale i rifugi più alti, consentendo ai paganti di sparare ai cervi e farsi riportare indietro con la preda come in un Safari sulle nevi: unica avvertenza, metterlo in un sacco, non vorremo mica che gli ospiti si macchiano la tuta da sci firmata Prada?

Altro che lotta ai cambiamenti climatici, qui siamo davanti a dei negazionisti incapaci di vedere i limiti di questo modello di sviluppo ci ha portato alle crisi che stiamo vivendo. La montagna non è un parco giochi per turisti délite - conclude Grimaldi: i cambiamenti climatici stanno già mettendo a dura prova il nostro clima alpino per questo motivo quando la legge approderà in Aula faremo di tutto per evitare che la follia delluomo distrugga irrimediabilmente le vette più belle della nostra Regione.

Notizie preoccupanti giungono dal vicino #Piemonte. Verrà modificata la legge sul volo in montagna, con la ratio di liberalizzare quanto più possibile la pratica elitaria dell’#heliski.
Ancora una volta la #montagna viene vista come mera occasione di #sfruttamento economico, senza nessuna remora per le tematiche che affliggono l’intero pianeta, leggasi: cambiamenti climatici e inquinamento. In quest’ottica distorta, l’importante non è la sostenibilità a lungo termine né la preservazione del bene comune, ma lo #sfruttamento economico puro, semplice e immediato.

Anche in Valle d’Aosta la pratica è già molto estesa e andrebbe sicuramente rivista, in un’ottica di turismo sciistico più sostenibile e vicino alla natura. A titolo di esempio la provincia autonoma di Bolzano l’ha vietato dal 2007.

Le ragioni sono abbastanza intuibili: perché la presenza di elicotteri in zone frequentate dagli alpinisti potrebbe innescare distacchi di neve non previsti; in secondo luogo perché l’inquinamento acustico prodotto dai velivoli spaventa gli animali e li costringe a spostarsi in altre aree. Infine perché gli amanti della montagna e della tranquillità non vedono affatto bene che le vette paradisiache delle Alpi diventino trafficate quanto il cielo di Los Angeles. Ci auguriamo che la politica nostrana non prenda esempio dai vicini piemontesi ma piuttosto dagli altoatesini, a cui spesso i nostri politici fanno riferimento come esempi da seguire. Purtroppo la vicenda di Cime Bianche non ci lascia ben sperare.

🗞️ Di seguito riportiamo il comunicato stampa del Consigliere regionale di Sinistra Italiana Marco Grimaldi, che si sta battendo all’interno dell’Assemblea regionale piemontese, contro questo progetto di legge:

Il Piemonte a guida leghista cambia la legge sul volo di montagna: questa mattina hanno approvato in Commissione il via libera all’heliski anche la domenica ovunque ci sia un impianto di risalita, permettendo ai ricchissimi di raggiungere in elicottero le vette più alte delle mostre montagne per sciare sui versanti incontaminati. La legge "Sky Safari" permetterà di raggiungere con una limousine a pale i rifugi più alti, consentendo ai paganti di sparare ai cervi e farsi riportare indietro con la preda come in un Safari sulle nevi: unica avvertenza, metterlo in un sacco, non vorremo mica che gli ospiti si macchiano la tuta da sci firmata Prada?

Altro che lotta ai cambiamenti climatici, qui siamo davanti a dei negazionisti incapaci di vedere i limiti di questo modello di sviluppo ci ha portato alle crisi che stiamo vivendo. La montagna non è un parco giochi per turisti d’élite – conclude Grimaldi: i cambiamenti climatici stanno già mettendo a dura prova il nostro clima alpino per questo motivo quando la legge approderà in Aula faremo di tutto per evitare che la follia dell’uomo distrugga irrimediabilmente le vette più belle della nostra Regione.
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12 Nov 2021, 15:06
Su #CimeBianche si scontrano una visione volta allo #sfruttamento elettoralistico e capitalistico della montagna e un progetto di conservazione che ascolta i richiami da parte dei giovani all’urgenza di una svolta, a prendere in seria considerazione gli effetti travolgenti della crisi climatica anche sulle Alpi. 
Le problematiche ambientali escono infatti dai confini regionali e vanno affrontate nell’ottica dei beni comuni e dell’interesse comunitario, nel rispetto delle normative regionali, nazionali ed europee. 
Non si prospetta alcun attacco alla Valle d’Aosta e alle sue prerogative statutarie, ma semmai una difesa senza confini del suo meraviglioso patrimonio naturale.
La logica interna del capitalismo è predatoria e, per sopperire alle sue crisi, procede con l’accaparramento di sempre nuovi spazi.

La politica, anche regionale, è ancella dello sfruttamento economico in una distorta visione della logica di mercato: non può esistere un luogo che non rende, anche se il prezzo è la sua distruzione. 
La politica democratica deve tuttavia essere in grado di recuperare il suo ruolo di apripista di prospettive più realistiche e al passo con i tempi, in aperto contrasto con la supremazia economica per la conservazione dell’ambiente montano, e quindi anche della qualità di vita di chi lo frequenta.

Crediamo che questo dibattito sui due contrastanti modelli di sviluppo riguardi da vicino tutta la cittadinanza valdostana, che invitiamo a partecipare alla serata di venerdì 19 novembre, alle ore 20.45 presso la sala conferenze della BCC di Aosta in viale Garibaldi 3. 

Interverranno, oltre alla ex consigliera regionale Daria Pulz e ad Alex Glarey della segreteria politica di Adu Vda, la deputata Elisa Tripodi e l’europarlamentare Tiziana Beghin, nonché i fotografi del progetto Varasc.it. In Val dAyas dal 2004 “L’ultimo Vallone selvaggio” Annamaria Gremmo, Marco Soggetto e Francesco Sisti. 

Link all’evento: https://fb.me/e/2DRaTEeK8

Su #CimeBianche si scontrano una visione volta allo #sfruttamento elettoralistico e capitalistico della montagna e un progetto di conservazione che ascolta i richiami da parte dei giovani all’urgenza di una svolta, a prendere in seria considerazione gli effetti travolgenti della crisi climatica anche sulle Alpi.
Le problematiche ambientali escono infatti dai confini regionali e vanno affrontate nell’ottica dei beni comuni e dell’interesse comunitario, nel rispetto delle normative regionali, nazionali ed europee.
Non si prospetta alcun attacco alla Valle d’Aosta e alle sue prerogative statutarie, ma semmai una difesa senza confini del suo meraviglioso patrimonio naturale.
La logica interna del capitalismo è predatoria e, per sopperire alle sue crisi, procede con l’accaparramento di sempre nuovi spazi.

La politica, anche regionale, è ancella dello sfruttamento economico in una distorta visione della logica di mercato: non può esistere un luogo che non rende, anche se il prezzo è la sua distruzione.
La politica democratica deve tuttavia essere in grado di recuperare il suo ruolo di apripista di prospettive più realistiche e al passo con i tempi, in aperto contrasto con la supremazia economica per la conservazione dell’ambiente montano, e quindi anche della qualità di vita di chi lo frequenta.

Crediamo che questo dibattito sui due contrastanti modelli di sviluppo riguardi da vicino tutta la cittadinanza valdostana, che invitiamo a partecipare alla serata di venerdì 19 novembre, alle ore 20.45 presso la sala conferenze della BCC di Aosta in viale Garibaldi 3.

Interverranno, oltre alla ex consigliera regionale Daria Pulz e ad Alex Glarey della segreteria politica di Adu Vda, la deputata Elisa Tripodi e l’europarlamentare Tiziana Beghin, nonché i fotografi del progetto Varasc.it. In Val d’Ayas dal 2004 “L’ultimo Vallone selvaggio” Annamaria Gremmo, Marco Soggetto e Francesco Sisti.

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10 Nov 2021, 10:00
Limpianto di Cime Bianche è impossibile e sbagliato e rispondere al cambiamento climatico alzando la quota degli impianti sciistici, sacrificando ancora più ambiente, è una scelta egoista e inefficace. 
Lo abbiamo detto in Consiglio regionale e ribadito fuori dallaula, al fianco della società civile.

Con l#esposto esposto che abbiamo inviato venerdì scorso alla Corte dei Conti, alziamo il tiro: è un ennesimo avviso alla società Monterosa e alla politica valdostana, ma anche uno strumento per bloccare lopera, evidenziando le irregolarità del procedimento. 

Il nostro auspicio è che gli attori coinvolti leggano, comprendano che cosa hanno fatto e si fermino. Del resto, questa maggioranza si fonda su 5 consiglieri regionali che avevano preso un impegno elettorale chiaro rispetto a Cime Bianche.

Lesposto verte su tre considerazioni in merito al comportamento dellAmministrazione regionale e della Monterosa spa:

1. RAVA ha avviato una progettazione senza prima aver approfondito il tema della fattibilità giuridica dellopera sprecando centinaia di migliaia di euro dei contribuenti. La legge è chiara: progetti di realizzazione di nuovi impianti di risalita a fune proposti dopo la dichiarazione dellarea protetta - decreto 17.10.2007 - non sono ammissibili. Per le funivie non cè deroga né valutazione né eccezione o autonomia da invocare.

2. In contrasto con la normativa e lo stesso mandato regionale, la Monterosa S.p.A. ha affidato non solo il primo livello di progettazione, ma direttamente anche il secondo livello: la progettazione definitiva.

3. È stato seguito un iter atipico, in cui le fasi del procedimento non paiono quelle previste dalla legge, con una spettacolare confusione tra Regione, società partecipata, politici e professionisti.

Questo esposto serve a dimostrare che su Cime Bianche Adu Vda continua a esserci e che, assieme ad altre forze politiche e alla società civile, ha tutte le intenzioni di vincere questa battaglia. Quando questo accadrà, il nostro esposto inchioderà alle loro responsabilità personali i singoli politici e burocrati che stanno permettendo questo scempio.

L’impianto di Cime Bianche è impossibile e sbagliato e rispondere al cambiamento climatico alzando la quota degli impianti sciistici, sacrificando ancora più ambiente, è una scelta egoista e inefficace.
Lo abbiamo detto in Consiglio regionale e ribadito fuori dall’aula, al fianco della società civile.

Con l’#esposto esposto che abbiamo inviato venerdì scorso alla Corte dei Conti, alziamo il tiro: è un ennesimo avviso alla società Monterosa e alla politica valdostana, ma anche uno strumento per bloccare l’opera, evidenziando le irregolarità del procedimento.

Il nostro auspicio è che gli attori coinvolti leggano, comprendano che cosa hanno fatto e si fermino. Del resto, questa maggioranza si fonda su 5 consiglieri regionali che avevano preso un impegno elettorale chiaro rispetto a Cime Bianche.

L’esposto verte su tre considerazioni in merito al comportamento dell’Amministrazione regionale e della Monterosa spa:

1. RAVA ha avviato una progettazione senza prima aver approfondito il tema della fattibilità giuridica dell’opera sprecando centinaia di migliaia di euro dei contribuenti. La legge è chiara: progetti di realizzazione di nuovi impianti di risalita a fune proposti dopo la dichiarazione dell’area protetta – decreto 17.10.2007 – non sono ammissibili. Per le funivie non c’è deroga né valutazione né eccezione o autonomia da invocare.

2. In contrasto con la normativa e lo stesso mandato regionale, la Monterosa S.p.A. ha affidato non solo il primo livello di progettazione, ma direttamente anche il secondo livello: la progettazione definitiva.

3. È stato seguito un iter atipico, in cui le fasi del procedimento non paiono quelle previste dalla legge, con una spettacolare confusione tra Regione, società partecipata, politici e professionisti.

Questo esposto serve a dimostrare che su Cime Bianche Adu Vda continua a esserci e che, assieme ad altre forze politiche e alla società civile, ha tutte le intenzioni di vincere questa battaglia. Quando questo accadrà, il nostro esposto inchioderà alle loro responsabilità personali i singoli politici e burocrati che stanno permettendo questo scempio.
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09 Nov 2021, 10:00
Il #Consiglioregionale si è chiuso ieri in maniera veramente #memorabile. Ultimo punto all’ordine del giorno: la mozione sulla cosiddetta #TamponTax, presentata (non accade spesso) dalla stessa maggioranza. 

Dopo un accurato #mansplaining del consigliere #Aggravi sugli assorbenti femminili, Manfrin chiede il voto segreto… et voilà. La granitica e maschia maggioranza Federal-progressist-piddin-autonomista finisce sotto il fuoco dei #franchitiratori: solo 16 voti e la mozione non passa. 

Ai 19 della maggioranza sono mancati ben 5 voti (visto che le consigliere Guichardaz e Minelli hanno dichiarato voto a favore). 

Un tema importante, tanto da essere inserito nella manovra di bilancio dello Stato (Iva abbassata dal 22 al 10%)e che riguarda metà della popolazione, è diventato il pretesto per dare un’ulteriore lezione ai 5 fuoriusciti dal #PCP, ora #FPPD, che hanno piegato gli impegni presi con gli elettori al volere degli autonomisti. 

Ne valeva la pena?

 #adu #ambiente #diritti #uguaglianza #valledaosta #aosta #buonapolitica #politicavda #aduvda

Il #Consiglioregionale si è chiuso ieri in maniera veramente #memorabile. Ultimo punto all’ordine del giorno: la mozione sulla cosiddetta #TamponTax, presentata (non accade spesso) dalla stessa maggioranza.

Dopo un accurato #mansplaining del consigliere #Aggravi sugli assorbenti femminili, Manfrin chiede il voto segreto… et voilà. La granitica e maschia maggioranza Federal-progressist-piddin-autonomista finisce sotto il fuoco dei #franchitiratori: solo 16 voti e la mozione non passa.

Ai 19 della maggioranza sono mancati ben 5 voti (visto che le consigliere Guichardaz e Minelli hanno dichiarato voto a favore).

Un tema importante, tanto da essere inserito nella manovra di bilancio dello Stato (Iva abbassata dal 22 al 10%)e che riguarda metà della popolazione, è diventato il pretesto per dare un’ulteriore lezione ai 5 fuoriusciti dal #PCP, ora #FPPD, che hanno piegato gli impegni presi con gli elettori al volere degli autonomisti.

Ne valeva la pena?

#adu #ambiente #diritti #uguaglianza #valledaosta #aosta #buonapolitica #politicavda #aduvda
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05 Nov 2021, 12:08
Aosta, Ospedale Umberto #Parini, ottobre 2021. Tra i gattini e macchinine, tra Padre Pio e Che Guevara, fa capolino il calendario di #Mussolini tra gli espositori dell’edicola. 
Purtroppo gadget di questo genere sono presenti in tutta Italia in moltissimi esercizi commerciali, approfittando della interpretazione lasca sempre data alla legge #Scelba.
L’edicola dell’ospedale Parini, però, si trova all’interno di un luogo pubblico, ed è gestita in virtù di una concessione da parte dell’azienda Usl.

Chiediamo quindi con forza alla dirigenza dell’Azienda Usl e all’assessore #Barmasse di fare chiarezza perché prodotti di questo genere non siano venduti all’interno del nosocomio, nel rispetto della legge contro l’apologia di fascismo.

Rivolgiamo altresì un pubblico appello ai gestori di #edicole perché boicottino qualunque prodotto possa iconograficamente rinviare al duce e al ventennio.

Aosta, Ospedale Umberto #Parini, ottobre 2021. Tra i gattini e macchinine, tra Padre Pio e Che Guevara, fa capolino il calendario di #Mussolini tra gli espositori dell’edicola.
Purtroppo gadget di questo genere sono presenti in tutta Italia in moltissimi esercizi commerciali, approfittando della interpretazione lasca sempre data alla legge #Scelba.
L’edicola dell’ospedale Parini, però, si trova all’interno di un luogo pubblico, ed è gestita in virtù di una concessione da parte dell’azienda Usl.

Chiediamo quindi con forza alla dirigenza dell’Azienda Usl e all’assessore #Barmasse di fare chiarezza perché prodotti di questo genere non siano venduti all’interno del nosocomio, nel rispetto della legge contro l’apologia di fascismo.

Rivolgiamo altresì un pubblico appello ai gestori di #edicole perché boicottino qualunque prodotto possa iconograficamente rinviare al duce e al ventennio.
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02 Nov 2021, 10:01
Adu Vda è al fianco di tuttə coloro che oggi e domani manifesteranno a Milano, Roma, Genova, Varese, Monza, Napoli, Taranto, Vicenza, Brescia, Padova, Palermo, Firenze e decine di altre città italiane, perché il grido di protesta arrivi forte e chiaro ai senatori della Repubblica, imbalsamati nei loro sarcofagi di arretratezza e #omofobia.

Ad #Aosta l’appuntamento è per domani, venerdì 29 ottobre alle 18.45 all’Arco d’Augusto. Adu Vda c’è e ci sarà sempre.

#ddlzan #stophate #lgbt Arcigay Valle d’Aosta Queer VdA

Adu Vda è al fianco di tuttə coloro che oggi e domani manifesteranno a Milano, Roma, Genova, Varese, Monza, Napoli, Taranto, Vicenza, Brescia, Padova, Palermo, Firenze e decine di altre città italiane, perché il grido di protesta arrivi forte e chiaro ai senatori della Repubblica, imbalsamati nei loro sarcofagi di arretratezza e #omofobia.

Ad #Aosta l’appuntamento è per domani, venerdì 29 ottobre alle 18.45 all’Arco d’Augusto. Adu Vda c’è e ci sarà sempre.

#ddlzan #stophate #lgbt Arcigay Valle d’Aosta Queer VdA
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28 Ott 2021, 13:30
Il Senato ha approvato con il voto segreto la tagliola, che affossa definitivamente il #ddlZan.
Lhanno spuntata la peggiore destra populista e sovranista della storia repubblicana, con la complicità dei finti liberali di Forza Italia e di Italia Viva.
È un triste epilogo per un Parlamento indietro anni luce rispetto al Paese reale; evidentemente nelle stanze della politica si vuole mantenere un’Italia bigotta e omofoba.

Non staremo a guardare e a subire. Lo dobbiamo a tuttə coloro che hanno subito abusi, violenze e discriminazioni per la sola colpa di essere quello che sono. 

Adu Vda ripropone con forza il testo di legge contro l’#omobitransfobia, già presentato alle forze del Consiglio regionale. Nel suo piccolo, anche la Valle d’Aosta può accendere una scintilla in questo abisso di arretratezza.

Il Senato ha approvato con il voto segreto la tagliola, che affossa definitivamente il #ddlZan.
L’hanno spuntata la peggiore destra populista e sovranista della storia repubblicana, con la complicità dei finti liberali di Forza Italia e di Italia Viva.
È un triste epilogo per un Parlamento indietro anni luce rispetto al Paese reale; evidentemente nelle stanze della "politica" si vuole mantenere un’Italia bigotta e omofoba.

Non staremo a guardare e a subire. Lo dobbiamo a tuttə coloro che hanno subito abusi, violenze e discriminazioni per la sola colpa di essere quello che sono.

Adu Vda ripropone con forza il testo di legge contro l’#omobitransfobia, già presentato alle forze del Consiglio regionale. Nel suo piccolo, anche la Valle d’Aosta può accendere una scintilla in questo abisso di arretratezza.
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27 Ott 2021, 15:21
Post muto.

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26 Ott 2021, 15:28
A giugno avevamo evidenziato, in beata solitudine, le indagini della Procura nei confronti dell’assessore #Barmasse riguardo alle assunzioni “#saltalafila”, l’operazione chirugica per un parente di un Consigliere in un periodo in cui tutti gli interventi non salvavita erano stati rimandati, nonché la faccenda dei “furbetti” del #vaccino.
Ribadiamo che la guida Barmasse è #fallimentare: la gestione pandemica tutta stop and go e la sciagurata decisione di costruire l’ospedale nuovo a fianco e sulle macerie di quello vecchio ne sono gli esempi più eclatanti.

Oggi però si è conclusa l’indagine della Procura: nessun rinvio a giudizio, nessun reato commesso. Tuttavia il  pm  sottolinea  “poco trasparenti e inopportune invasioni di campo” tra la sfera politica e amministrativa, e ancora: gestione della sanità pubblica all’insegna di “#pressapochismo, #clientelismo e #favoritismo”; “esigenze di tutela di interessi personalistici”; il personale interinale nominato violando “il doveroso presidio di salvaguardia minima” della parità di trattamento.

Nel caso dell’operazione al parente del Consigliere, la Procura ha rilevato nelle dichiarazioni del primario che ha eseguito l’intervento “indicazioni fortemente sospette di lacunosità e reticenza”, ma lo stesso ha sostanzialmente confermato di essere stato chiamato dalla segreteria particolare dell’assessore. 

Alla luce di tutto questo - oltre a sperare che il Consigliere in questione si vergogni, (speranza vana, temiamo) perché, anche se non ci sono prove di danni ad altri pazienti, sappiamo perfettamente che il parente in questione non è certo stato l’unico ad aver bisogno di un intervento importante ma non salvavita - non possiamo che stigmatizzare l’operato dell’assessore Barmasse e chiedere, a gran voce, le sue #dimissioni: non c’è bisogno di commettere un reato, gli eletti devono adempiere al loro mandato “con disciplina e onore”. Ma qui non c’è né l’una né l’altro.

A giugno avevamo evidenziato, in beata solitudine, le indagini della Procura nei confronti dell’assessore #Barmasse riguardo alle assunzioni “#saltalafila”, l’operazione chirugica per un parente di un Consigliere in un periodo in cui tutti gli interventi non salvavita erano stati rimandati, nonché la faccenda dei “furbetti” del #vaccino.
Ribadiamo che la guida Barmasse è #fallimentare: la gestione pandemica tutta stop and go e la sciagurata decisione di costruire l’ospedale nuovo a fianco e sulle macerie di quello vecchio ne sono gli esempi più eclatanti.

Oggi però si è conclusa l’indagine della Procura: nessun rinvio a giudizio, nessun reato commesso. Tuttavia il pm sottolinea “poco trasparenti e inopportune invasioni di campo” tra la sfera politica e amministrativa, e ancora: gestione della sanità pubblica all’insegna di “#pressapochismo, #clientelismo e #favoritismo”; “esigenze di tutela di interessi personalistici”; il personale interinale nominato violando “il doveroso presidio di salvaguardia minima” della parità di trattamento.

Nel caso dell’operazione al parente del Consigliere, la Procura ha rilevato nelle dichiarazioni del primario che ha eseguito l’intervento “indicazioni fortemente sospette di lacunosità e reticenza”, ma lo stesso ha sostanzialmente confermato di essere stato chiamato dalla segreteria particolare dell’assessore.

Alla luce di tutto questo – oltre a sperare che il Consigliere in questione si vergogni, (speranza vana, temiamo) perché, anche se non ci sono prove di danni ad altri pazienti, sappiamo perfettamente che il parente in questione non è certo stato l’unico ad aver bisogno di un intervento importante ma non salvavita – non possiamo che stigmatizzare l’operato dell’assessore Barmasse e chiedere, a gran voce, le sue #dimissioni: non c’è bisogno di commettere un reato, gli eletti devono adempiere al loro mandato “con disciplina e onore”. Ma qui non c’è né l’una né l’altro.
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26 Ott 2021, 9:00
Continuiamo a non capire che paura abbia la 
politica a rendere #trasparenti e reperibili tutti gli #atti dell’amministrazione (visto che “l’amministrazione parla per atti”, Chatrian docet). 
Lo chiediamo con forza all’assessore Guichardaz, che denunciava con un post questa situazione nell’ormai lontano 2019, e a quel che resta del centrosinistra. 
Proprio per rendere un po’ più trasparente il Palazzo al cittadino, Adu Vda aveva presentato in Consiglio regionale una #mozione, poi votata all’#unanimità, con l’impegno da parte della giunta di allora di affrontare in breve tempo i problemi legati alla privacy. Sono già passati quasi tre anni e nulla sembra essere cambiato. 

Non vorremmo dover concludere, con Jeremy Bentham nel Panopticon, “E chi mai obietterà a una tale pubblicità, dove essa è praticabile, se non quelli che hanno i motivi più forti perché le loro azioni non siano conosciute?”

Adu Vda invierà a breve una richiesta di verifica al Difensore civico.

Continuiamo a non capire che paura abbia la
politica a rendere #trasparenti e reperibili tutti gli #atti dell’amministrazione (visto che “l’amministrazione parla per atti”, Chatrian docet).
Lo chiediamo con forza all’assessore Guichardaz, che denunciava con un post questa situazione nell’ormai lontano 2019, e a quel che resta del centrosinistra.
Proprio per rendere un po’ più trasparente il Palazzo al cittadino, Adu Vda aveva presentato in Consiglio regionale una #mozione, poi votata all’#unanimità, con l’impegno da parte della giunta di allora di affrontare in breve tempo i problemi legati alla privacy. Sono già passati quasi tre anni e nulla sembra essere cambiato.

Non vorremmo dover concludere, con Jeremy Bentham nel Panopticon, “E chi mai obietterà a una tale pubblicità, dove essa è praticabile, se non quelli che hanno i motivi più forti perché le loro azioni non siano conosciute?”

Adu Vda invierà a breve una richiesta di verifica al Difensore civico.
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25 Ott 2021, 9:01
#TamponTax: dopo anni di attesa, proposte, risolini, derisioni, nella Legge di Bilancio il Governo prevede di abbassare l’aliquota #IVA dal 22% al 10% sugli assorbenti. È il minimo sindacale, forse anche meno, perchè si tratta di beni di prima necessità e la richiesta è sempre stata di equiparare l’IVA a quella degli altri prodotti indispensabili, quindi il 4%, ma quantomeno si va nella direzione   voluta dall’UE. Un altro tassello nel puzzle dei diritti civili per le italiane e gli italiani, che, con grandi ritardi, fatica e passi indietro, si delinea e ogni tanto si cancella.

Le donne non ringrazieranno per questa “gentile concessione”, siamo lontani dalla parità salariale, i femminicidi continuano implacabili nell’indifferenza generale, la presenza femminile nei “ruoli che contano” è subordinata all’accettazione e assimilazione delle regole del patriarcato. Era dovuto, è ancora poco, bisogna fare molto di più.

#TamponTax: dopo anni di attesa, proposte, risolini, derisioni, nella Legge di Bilancio il Governo prevede di abbassare l’aliquota #IVA dal 22% al 10% sugli assorbenti. È il minimo sindacale, forse anche meno, perchè si tratta di beni di prima necessità e la richiesta è sempre stata di equiparare l’IVA a quella degli altri prodotti indispensabili, quindi il 4%, ma quantomeno si va nella direzione voluta dall’UE. Un altro tassello nel puzzle dei diritti civili per le italiane e gli italiani, che, con grandi ritardi, fatica e passi indietro, si delinea e ogni tanto si cancella.

Le donne non ringrazieranno per questa “gentile concessione”, siamo lontani dalla parità salariale, i femminicidi continuano implacabili nell’indifferenza generale, la presenza femminile nei “ruoli che contano” è subordinata all’accettazione e assimilazione delle regole del patriarcato. Era dovuto, è ancora poco, bisogna fare molto di più.
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22 Ott 2021, 13:00
La legge sui treni a #idrogeno dimostra la #superficialità e l#arroganza con cui agisce il legislatore valdostano, che vota leggi senza avere i soldi per attuarle ed ora è costretto ad approvare, in fretta e furia, con un bando di gara già pubblicato, il finanziamento dellintervento.
Una legge scritta male, dato che che non è chiaro se lo studio di fattibilità sui treni allidrogeno riguarderà anche la tratta Aosta/Ivrea o solo la tratta Aosta/Pré St. Didier. La legge e il bando si rifanno, infatti, alla formula “fermo restando i già previsti interventi di elettrificazione della tratta ferroviaria Aosta-Ivrea”. 

Lidrogeno è probabilmente una delle strategie per contrastare la #crisiclimatica, ma un tema così complesso non può essere di competenza regionale. 
È delirio di onnipotenza autonomista pensare che, mentre i più importanti Stati del mondo investono centinaia di milioni di euro sullidrogeno, la Valle dAosta possa fare da sola con uno studio di appena 18.000 euro.

Nel merito della questione, l’ipotesi di treni a idrogeno, batteria o bimodali è assolutamente secondaria rispetto all’elettrico. Nel nostro caso, lelettrificazione è stata decisa e finanziata dallo Stato tramite il #PNRR e, quindi, anziché perdere tempo, la Regione dovrebbe sollecitare e favorire lattuazione di questi impegni.

Un treno a idrogeno richiede il doppio dellelettricità rispetto ad un moderno locomotore elettrico, che nel caso valdostano convoglierebbe energia 100% rinnovabile, prodotta con le nostre acque, nei cavi sopra le strade ferrate. Una soluzione semplice.
Per i treni a idrogeno, invece, dobbiamo aggiungere un nuovo processo: la trasformazione dellelettricità rinnovabile in idrogeno, tramite elettrolisi. Un totale controsenso se pensiamo che la produzione dell’idrogeno, seppur con energia rinnovabile, richiede materie prime rare, come il platino e liridio. 

Per questo, lidrogeno può servire per decabornizzare la chimica o la produzione di cemento e acciaio o ancora il trasporto navale e aereo (una soluzione per mezzi che percorrono lunghe tratte, senza potersi rifornire), ma non per alimentare una tratta ferroviaria minore.

Vista anche lambigua opacità del Presidente #Lavevaz, chiediamo un emendamento alle legge che escluda definitivamente la tratta ferroviaria Aosta Ivrea dallo studio.

Sul piano politico, ricordiamo che #Padovani, rappresentante di #PCP in commissione, aveva contrastato il provvedimento, dichiarandolo non coerente con la programmazione regionale e quella statale, dato che il PNRR prevede 110 milioni di euro per lelettrificazione del tratto Aosta/Ivrea. Ora cosa farà? Come ennesimo atto di sottomissione agli autonomisti, contraddirà la sua precedente dichiarazione che definiva lidrogeno “una lontanissima prospettiva”?

La legge sui treni a #idrogeno dimostra la #superficialità e l’#arroganza con cui agisce il legislatore valdostano, che vota leggi senza avere i soldi per attuarle ed ora è costretto ad approvare, in fretta e furia, con un bando di gara già pubblicato, il finanziamento dell’intervento.
Una legge scritta male, dato che che non è chiaro se lo studio di fattibilità sui treni all’idrogeno riguarderà anche la tratta Aosta/Ivrea o solo la tratta Aosta/Pré St. Didier. La legge e il bando si rifanno, infatti, alla formula “fermo restando i già previsti interventi di elettrificazione della tratta ferroviaria Aosta-Ivrea”.

L’idrogeno è probabilmente una delle strategie per contrastare la #crisiclimatica, ma un tema così complesso non può essere di competenza regionale.
È delirio di onnipotenza autonomista pensare che, mentre i più importanti Stati del mondo investono centinaia di milioni di euro sull’idrogeno, la Valle d’Aosta possa fare da sola con uno studio di appena 18.000 euro.

Nel merito della questione, l’ipotesi di treni a idrogeno, batteria o bimodali è assolutamente secondaria rispetto all’elettrico. Nel nostro caso, l’elettrificazione è stata decisa e finanziata dallo Stato tramite il #PNRR e, quindi, anziché perdere tempo, la Regione dovrebbe sollecitare e favorire l’attuazione di questi impegni.

Un treno a idrogeno richiede il doppio dell’elettricità rispetto ad un moderno locomotore elettrico, che nel caso valdostano convoglierebbe energia 100% rinnovabile, prodotta con le nostre acque, nei cavi sopra le strade ferrate. Una soluzione semplice.
Per i treni a idrogeno, invece, dobbiamo aggiungere un nuovo processo: la trasformazione dell’elettricità rinnovabile in idrogeno, tramite elettrolisi. Un totale controsenso se pensiamo che la produzione dell’idrogeno, seppur con energia rinnovabile, richiede materie prime rare, come il platino e l’iridio.

Per questo, l’idrogeno può servire per decabornizzare la chimica o la produzione di cemento e acciaio o ancora il trasporto navale e aereo (una soluzione per mezzi che percorrono lunghe tratte, senza potersi rifornire), ma non per alimentare una tratta ferroviaria minore.

Vista anche l’ambigua opacità del Presidente #Lavevaz, chiediamo un emendamento alle legge che escluda definitivamente la tratta ferroviaria Aosta Ivrea dallo studio.

Sul piano politico, ricordiamo che #Padovani, rappresentante di #PCP in commissione, aveva contrastato il provvedimento, dichiarandolo non coerente con la programmazione regionale e quella statale, dato che il PNRR prevede 110 milioni di euro per l’elettrificazione del tratto Aosta/Ivrea. Ora cosa farà? Come ennesimo atto di sottomissione agli autonomisti, contraddirà la sua precedente dichiarazione che definiva l’idrogeno “una lontanissima prospettiva”?
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20 Ott 2021, 8:32
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