Ambiente Diritti Uguaglianza

In evidenza

Diritti

Avevamo fin da subito evidenziato il carattere discriminatorio e l’illegittimità del bando affitti assunto da

Leggi tutto »
Diritti

Le “Stonewall riots”, le sommosse avvenute nel celebre locale newyorkese nell’estate del 1969, hanno manifestato l’urgenza, da parte delle

Leggi tutto »
Diritti

Dopo Marche, Umbria e Abruzzo, ora anche dalla Regione Piemonte arriva un attacco alla legge

Leggi tutto »
News

Il bilancio dell’assessore alla Sanità Roberto Barmasse è decisamente negativo. Le responsabilità di chi lo

Leggi tutto »
Italia

Il diritto di voto è stata una conquista sanguinosa, ma esaltante. In seguito alla lotta

Leggi tutto »
Assemblea

Domenica 30 maggio l’Assemblea di Adu Vda si è ritrovata, finalmente, in presenza. In questi

Leggi tutto »
Dal mondo

«È naturale che i maschi siano più appassionati a discipline tecniche, tipo ingegneria mineraria per

Leggi tutto »
News

“I posti disponibili per l’Astraday del 02 giugno sono esauriti. L’Azienda USL della Valle d’Aosta

Leggi tutto »
Consiglio Comunale Aosta

“Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare

Leggi tutto »
News

Nemmeno il tempo di rabberciare la maggioranza, caduta su di un ospedale rattoppato, ed ecco

Leggi tutto »
Diritti

Oggi, la Lega braccianti incrocerà le braccia, per lo Sciopero degli invisibili, scendendo in piazza

Leggi tutto »
Diritti

Il 17 maggio 1990 l’OMS finalmente cancellava l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali. Quattordici anni

Leggi tutto »

Comments Box SVG iconsUsed for the like, share, comment, and reaction icons
Post muto.

Post muto. Leggi tuttoLeggi di meno

26 Ott 2021, 16:28
A giugno avevamo evidenziato, in beata solitudine, le indagini della Procura nei confronti dell’assessore #Barmasse riguardo alle assunzioni “#saltalafila”, l’operazione chirugica per un parente di un Consigliere in un periodo in cui tutti gli interventi non salvavita erano stati rimandati, nonché la faccenda dei “furbetti” del #vaccino.
Ribadiamo che la guida Barmasse è #fallimentare: la gestione pandemica tutta stop and go e la sciagurata decisione di costruire l’ospedale nuovo a fianco e sulle macerie di quello vecchio ne sono gli esempi più eclatanti.

Oggi però si è conclusa l’indagine della Procura: nessun rinvio a giudizio, nessun reato commesso. Tuttavia il  pm  sottolinea  “poco trasparenti e inopportune invasioni di campo” tra la sfera politica e amministrativa, e ancora: gestione della sanità pubblica all’insegna di “#pressapochismo, #clientelismo e #favoritismo”; “esigenze di tutela di interessi personalistici”; il personale interinale nominato violando “il doveroso presidio di salvaguardia minima” della parità di trattamento.

Nel caso dell’operazione al parente del Consigliere, la Procura ha rilevato nelle dichiarazioni del primario che ha eseguito l’intervento “indicazioni fortemente sospette di lacunosità e reticenza”, ma lo stesso ha sostanzialmente confermato di essere stato chiamato dalla segreteria particolare dell’assessore. 

Alla luce di tutto questo - oltre a sperare che il Consigliere in questione si vergogni, (speranza vana, temiamo) perché, anche se non ci sono prove di danni ad altri pazienti, sappiamo perfettamente che il parente in questione non è certo stato l’unico ad aver bisogno di un intervento importante ma non salvavita - non possiamo che stigmatizzare l’operato dell’assessore Barmasse e chiedere, a gran voce, le sue #dimissioni: non c’è bisogno di commettere un reato, gli eletti devono adempiere al loro mandato “con disciplina e onore”. Ma qui non c’è né l’una né l’altro.

A giugno avevamo evidenziato, in beata solitudine, le indagini della Procura nei confronti dell’assessore #Barmasse riguardo alle assunzioni “#saltalafila”, l’operazione chirugica per un parente di un Consigliere in un periodo in cui tutti gli interventi non salvavita erano stati rimandati, nonché la faccenda dei “furbetti” del #vaccino.
Ribadiamo che la guida Barmasse è #fallimentare: la gestione pandemica tutta stop and go e la sciagurata decisione di costruire l’ospedale nuovo a fianco e sulle macerie di quello vecchio ne sono gli esempi più eclatanti.

Oggi però si è conclusa l’indagine della Procura: nessun rinvio a giudizio, nessun reato commesso. Tuttavia il pm sottolinea “poco trasparenti e inopportune invasioni di campo” tra la sfera politica e amministrativa, e ancora: gestione della sanità pubblica all’insegna di “#pressapochismo, #clientelismo e #favoritismo”; “esigenze di tutela di interessi personalistici”; il personale interinale nominato violando “il doveroso presidio di salvaguardia minima” della parità di trattamento.

Nel caso dell’operazione al parente del Consigliere, la Procura ha rilevato nelle dichiarazioni del primario che ha eseguito l’intervento “indicazioni fortemente sospette di lacunosità e reticenza”, ma lo stesso ha sostanzialmente confermato di essere stato chiamato dalla segreteria particolare dell’assessore.

Alla luce di tutto questo – oltre a sperare che il Consigliere in questione si vergogni, (speranza vana, temiamo) perché, anche se non ci sono prove di danni ad altri pazienti, sappiamo perfettamente che il parente in questione non è certo stato l’unico ad aver bisogno di un intervento importante ma non salvavita – non possiamo che stigmatizzare l’operato dell’assessore Barmasse e chiedere, a gran voce, le sue #dimissioni: non c’è bisogno di commettere un reato, gli eletti devono adempiere al loro mandato “con disciplina e onore”. Ma qui non c’è né l’una né l’altro.
Leggi tuttoLeggi di meno

26 Ott 2021, 10:00
Continuiamo a non capire che paura abbia la 
politica a rendere #trasparenti e reperibili tutti gli #atti dell’amministrazione (visto che “l’amministrazione parla per atti”, Chatrian docet). 
Lo chiediamo con forza all’assessore Guichardaz, che denunciava con un post questa situazione nell’ormai lontano 2019, e a quel che resta del centrosinistra. 
Proprio per rendere un po’ più trasparente il Palazzo al cittadino, Adu Vda aveva presentato in Consiglio regionale una #mozione, poi votata all’#unanimità, con l’impegno da parte della giunta di allora di affrontare in breve tempo i problemi legati alla privacy. Sono già passati quasi tre anni e nulla sembra essere cambiato. 

Non vorremmo dover concludere, con Jeremy Bentham nel Panopticon, “E chi mai obietterà a una tale pubblicità, dove essa è praticabile, se non quelli che hanno i motivi più forti perché le loro azioni non siano conosciute?”

Adu Vda invierà a breve una richiesta di verifica al Difensore civico.

Continuiamo a non capire che paura abbia la
politica a rendere #trasparenti e reperibili tutti gli #atti dell’amministrazione (visto che “l’amministrazione parla per atti”, Chatrian docet).
Lo chiediamo con forza all’assessore Guichardaz, che denunciava con un post questa situazione nell’ormai lontano 2019, e a quel che resta del centrosinistra.
Proprio per rendere un po’ più trasparente il Palazzo al cittadino, Adu Vda aveva presentato in Consiglio regionale una #mozione, poi votata all’#unanimità, con l’impegno da parte della giunta di allora di affrontare in breve tempo i problemi legati alla privacy. Sono già passati quasi tre anni e nulla sembra essere cambiato.

Non vorremmo dover concludere, con Jeremy Bentham nel Panopticon, “E chi mai obietterà a una tale pubblicità, dove essa è praticabile, se non quelli che hanno i motivi più forti perché le loro azioni non siano conosciute?”

Adu Vda invierà a breve una richiesta di verifica al Difensore civico.
Leggi tuttoLeggi di meno

25 Ott 2021, 10:01
#TamponTax: dopo anni di attesa, proposte, risolini, derisioni, nella Legge di Bilancio il Governo prevede di abbassare l’aliquota #IVA dal 22% al 10% sugli assorbenti. È il minimo sindacale, forse anche meno, perchè si tratta di beni di prima necessità e la richiesta è sempre stata di equiparare l’IVA a quella degli altri prodotti indispensabili, quindi il 4%, ma quantomeno si va nella direzione   voluta dall’UE. Un altro tassello nel puzzle dei diritti civili per le italiane e gli italiani, che, con grandi ritardi, fatica e passi indietro, si delinea e ogni tanto si cancella.

Le donne non ringrazieranno per questa “gentile concessione”, siamo lontani dalla parità salariale, i femminicidi continuano implacabili nell’indifferenza generale, la presenza femminile nei “ruoli che contano” è subordinata all’accettazione e assimilazione delle regole del patriarcato. Era dovuto, è ancora poco, bisogna fare molto di più.

#TamponTax: dopo anni di attesa, proposte, risolini, derisioni, nella Legge di Bilancio il Governo prevede di abbassare l’aliquota #IVA dal 22% al 10% sugli assorbenti. È il minimo sindacale, forse anche meno, perchè si tratta di beni di prima necessità e la richiesta è sempre stata di equiparare l’IVA a quella degli altri prodotti indispensabili, quindi il 4%, ma quantomeno si va nella direzione voluta dall’UE. Un altro tassello nel puzzle dei diritti civili per le italiane e gli italiani, che, con grandi ritardi, fatica e passi indietro, si delinea e ogni tanto si cancella.

Le donne non ringrazieranno per questa “gentile concessione”, siamo lontani dalla parità salariale, i femminicidi continuano implacabili nell’indifferenza generale, la presenza femminile nei “ruoli che contano” è subordinata all’accettazione e assimilazione delle regole del patriarcato. Era dovuto, è ancora poco, bisogna fare molto di più.
Leggi tuttoLeggi di meno

22 Ott 2021, 14:00
La legge sui treni a #idrogeno dimostra la #superficialità e l#arroganza con cui agisce il legislatore valdostano, che vota leggi senza avere i soldi per attuarle ed ora è costretto ad approvare, in fretta e furia, con un bando di gara già pubblicato, il finanziamento dellintervento.
Una legge scritta male, dato che che non è chiaro se lo studio di fattibilità sui treni allidrogeno riguarderà anche la tratta Aosta/Ivrea o solo la tratta Aosta/Pré St. Didier. La legge e il bando si rifanno, infatti, alla formula “fermo restando i già previsti interventi di elettrificazione della tratta ferroviaria Aosta-Ivrea”. 

Lidrogeno è probabilmente una delle strategie per contrastare la #crisiclimatica, ma un tema così complesso non può essere di competenza regionale. 
È delirio di onnipotenza autonomista pensare che, mentre i più importanti Stati del mondo investono centinaia di milioni di euro sullidrogeno, la Valle dAosta possa fare da sola con uno studio di appena 18.000 euro.

Nel merito della questione, l’ipotesi di treni a idrogeno, batteria o bimodali è assolutamente secondaria rispetto all’elettrico. Nel nostro caso, lelettrificazione è stata decisa e finanziata dallo Stato tramite il #PNRR e, quindi, anziché perdere tempo, la Regione dovrebbe sollecitare e favorire lattuazione di questi impegni.

Un treno a idrogeno richiede il doppio dellelettricità rispetto ad un moderno locomotore elettrico, che nel caso valdostano convoglierebbe energia 100% rinnovabile, prodotta con le nostre acque, nei cavi sopra le strade ferrate. Una soluzione semplice.
Per i treni a idrogeno, invece, dobbiamo aggiungere un nuovo processo: la trasformazione dellelettricità rinnovabile in idrogeno, tramite elettrolisi. Un totale controsenso se pensiamo che la produzione dell’idrogeno, seppur con energia rinnovabile, richiede materie prime rare, come il platino e liridio. 

Per questo, lidrogeno può servire per decabornizzare la chimica o la produzione di cemento e acciaio o ancora il trasporto navale e aereo (una soluzione per mezzi che percorrono lunghe tratte, senza potersi rifornire), ma non per alimentare una tratta ferroviaria minore.

Vista anche lambigua opacità del Presidente #Lavevaz, chiediamo un emendamento alle legge che escluda definitivamente la tratta ferroviaria Aosta Ivrea dallo studio.

Sul piano politico, ricordiamo che #Padovani, rappresentante di #PCP in commissione, aveva contrastato il provvedimento, dichiarandolo non coerente con la programmazione regionale e quella statale, dato che il PNRR prevede 110 milioni di euro per lelettrificazione del tratto Aosta/Ivrea. Ora cosa farà? Come ennesimo atto di sottomissione agli autonomisti, contraddirà la sua precedente dichiarazione che definiva lidrogeno “una lontanissima prospettiva”?

La legge sui treni a #idrogeno dimostra la #superficialità e l’#arroganza con cui agisce il legislatore valdostano, che vota leggi senza avere i soldi per attuarle ed ora è costretto ad approvare, in fretta e furia, con un bando di gara già pubblicato, il finanziamento dell’intervento.
Una legge scritta male, dato che che non è chiaro se lo studio di fattibilità sui treni all’idrogeno riguarderà anche la tratta Aosta/Ivrea o solo la tratta Aosta/Pré St. Didier. La legge e il bando si rifanno, infatti, alla formula “fermo restando i già previsti interventi di elettrificazione della tratta ferroviaria Aosta-Ivrea”.

L’idrogeno è probabilmente una delle strategie per contrastare la #crisiclimatica, ma un tema così complesso non può essere di competenza regionale.
È delirio di onnipotenza autonomista pensare che, mentre i più importanti Stati del mondo investono centinaia di milioni di euro sull’idrogeno, la Valle d’Aosta possa fare da sola con uno studio di appena 18.000 euro.

Nel merito della questione, l’ipotesi di treni a idrogeno, batteria o bimodali è assolutamente secondaria rispetto all’elettrico. Nel nostro caso, l’elettrificazione è stata decisa e finanziata dallo Stato tramite il #PNRR e, quindi, anziché perdere tempo, la Regione dovrebbe sollecitare e favorire l’attuazione di questi impegni.

Un treno a idrogeno richiede il doppio dell’elettricità rispetto ad un moderno locomotore elettrico, che nel caso valdostano convoglierebbe energia 100% rinnovabile, prodotta con le nostre acque, nei cavi sopra le strade ferrate. Una soluzione semplice.
Per i treni a idrogeno, invece, dobbiamo aggiungere un nuovo processo: la trasformazione dell’elettricità rinnovabile in idrogeno, tramite elettrolisi. Un totale controsenso se pensiamo che la produzione dell’idrogeno, seppur con energia rinnovabile, richiede materie prime rare, come il platino e l’iridio.

Per questo, l’idrogeno può servire per decabornizzare la chimica o la produzione di cemento e acciaio o ancora il trasporto navale e aereo (una soluzione per mezzi che percorrono lunghe tratte, senza potersi rifornire), ma non per alimentare una tratta ferroviaria minore.

Vista anche l’ambigua opacità del Presidente #Lavevaz, chiediamo un emendamento alle legge che escluda definitivamente la tratta ferroviaria Aosta Ivrea dallo studio.

Sul piano politico, ricordiamo che #Padovani, rappresentante di #PCP in commissione, aveva contrastato il provvedimento, dichiarandolo non coerente con la programmazione regionale e quella statale, dato che il PNRR prevede 110 milioni di euro per l’elettrificazione del tratto Aosta/Ivrea. Ora cosa farà? Come ennesimo atto di sottomissione agli autonomisti, contraddirà la sua precedente dichiarazione che definiva l’idrogeno “una lontanissima prospettiva”?
Leggi tuttoLeggi di meno

20 Ott 2021, 9:32
La pubblicazione delle motivazioni della sentenza di appello nel processo #Sorbara - di piena assoluzione - costringe a fare delle riflessioni.
Il fatto che non sia stato rilevato “nessun asservimento nelle funzioni pubbliche esercitate alle esigenze del clan” è una buona notizia, sia per limputato, sia per le istituzioni.

Da garantisti, non possiamo che essere felici del riconoscimento dellinnocenza di un imputato, confermando i nostri dubbi rispetto alla criticità dello strumento del carcere duro (41 bis), a cui anche Sorbara era stato sottoposto.

Sul piano politico, restano però alcuni elementi che non possono essere cancellati dallassoluzione: la presenza di una locale della #ndrangheta, il ruolo di personaggi come Antonio Raso e lincapacità del politico – e del suo gruppo – di mantenere una distanza di sicurezza da soggetti in “odore di mafia”.
Le assoluzioni non sono lavacri, dato che resta il problema dei comportamenti che, anche se penalmente irrilevanti, possono essere gravi sul piano etico. Allo stesso modo, le condanne non sono un giudizio divino (o da tribunale del popolo). In entrambi i casi, si carica il potere giudiziario di una responsabilità che non può e soprattutto non deve avere.

Lassoluzione di Sorbara ci dice che la questione morale in Valle dAosta non può essere lasciata alla sola competenza della magistratura. 
Serve un attivismo di tutta la comunità, istituzioni comprese.

Allinizio della vicenda Sorbara, molte forze politiche – tra cui la stessa Adu Vda – avevano sollecitato la messa in funzione di un #Osservatorio regionale permanente contro le infiltrazioni mafiose. Dopo oltre due anni, Sorbara è stato assolto, è stata confermata la presenza mafiosa in Valle dAosta, ma le istituzioni valdostane non hanno ancora istituito lOsservatorio e stanno smantellando quello comunale, costituito e funzionante.

La pubblicazione delle motivazioni della sentenza di appello nel processo #Sorbara – di piena assoluzione – costringe a fare delle riflessioni.
Il fatto che non sia stato rilevato “nessun asservimento nelle funzioni pubbliche esercitate alle esigenze del clan” è una buona notizia, sia per l’imputato, sia per le istituzioni.

Da garantisti, non possiamo che essere felici del riconoscimento dell’innocenza di un imputato, confermando i nostri dubbi rispetto alla criticità dello strumento del carcere duro (41 bis), a cui anche Sorbara era stato sottoposto.

Sul piano politico, restano però alcuni elementi che non possono essere cancellati dall’assoluzione: la presenza di una locale della #ndrangheta, il ruolo di personaggi come Antonio Raso e l’incapacità del politico – e del suo gruppo – di mantenere una distanza di sicurezza da soggetti in “odore di mafia”.
Le assoluzioni non sono lavacri, dato che resta il problema dei comportamenti che, anche se penalmente irrilevanti, possono essere gravi sul piano etico. Allo stesso modo, le condanne non sono un giudizio divino (o da tribunale del popolo). In entrambi i casi, si carica il potere giudiziario di una responsabilità che non può e soprattutto non deve avere.

L’assoluzione di Sorbara ci dice che la questione morale in Valle d’Aosta non può essere lasciata alla sola competenza della magistratura.
Serve un attivismo di tutta la comunità, istituzioni comprese.

All’inizio della vicenda Sorbara, molte forze politiche – tra cui la stessa Adu Vda – avevano sollecitato la messa in funzione di un #Osservatorio regionale permanente contro le infiltrazioni mafiose. Dopo oltre due anni, Sorbara è stato assolto, è stata confermata la presenza mafiosa in Valle d’Aosta, ma le istituzioni valdostane non hanno ancora istituito l’Osservatorio e stanno smantellando quello comunale, costituito e funzionante.
Leggi tuttoLeggi di meno

19 Ott 2021, 10:37
Il Green Pass non  è una misura sanitaria, accerta esclusivamente che la persona che lo possiede si sia vaccinata oppure abbia fatto un tampone. Possiamo tranquillamente dire che è stato previsto per non attuare l’obbligo di vaccinazione, che pure sarebbe stato possibile, dato che la Costituzione, tirata in ballo a caso nel dibattito, lo prevede. 
Art. 32. La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dellindividuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge.

Ciò detto stiamo assistendo (o partecipando) a un’insana quanto inutile e dannosa battaglia pseudo culturale.
Il temuto blocco della logistica non c’è stato, con un sospiro di sollievo da parte di tutte e tutti, perchè possiamo anche fare a meno dei regali di Natale, ma del petrolio, da cui volenti o nolenti ancora dipendiamo e che a Trieste arriva in  gran parte, ancora no. Lobiettivo di chi ha organizzato manifestazioni o vi ha partecipato era proprio questo, che il blocco costringesse il governo a fare marcia indietro dopo una scelta criticabile e controversa ma legittima e che funziona.
I portuali di Livorno hanno detto la cosa giusta: il problema non è il Green pass, è il lavoro. Quanti di coloro che ora urlano “libertà”, “vogliamo lavorare” e tutto il resto del campionario hanno, quand’era ora, difeso l’assalto all’art. 18? Quanti hanno manifestato per il salario minimo o per la parità di retribuzione? Ribadita la posizione di Adu a favore del Green Pass, questa non può e non deve diventare la guerra tra i capponi di Renzo. Ma soprattutto chiunque sia contro il Green Pass non può trovarsi equiparato a quanti assaltano la Cgil, a chi a Bologna insulta Liliana Segre. Come diceva don Milani, “un fascista e 10 qualunquisti fanno 11 fascisti”.

Il Green Pass non è una misura sanitaria, accerta esclusivamente che la persona che lo possiede si sia vaccinata oppure abbia fatto un tampone. Possiamo tranquillamente dire che è stato previsto per non attuare l’obbligo di vaccinazione, che pure sarebbe stato possibile, dato che la Costituzione, tirata in ballo a caso nel dibattito, lo prevede.
Art. 32. La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge.

Ciò detto stiamo assistendo (o partecipando) a un’insana quanto inutile e dannosa battaglia pseudo culturale.
Il temuto blocco della logistica non c’è stato, con un sospiro di sollievo da parte di tutte e tutti, perchè possiamo anche fare a meno dei regali di Natale, ma del petrolio, da cui volenti o nolenti ancora dipendiamo e che a Trieste arriva in gran parte, ancora no. L’obiettivo di chi ha organizzato manifestazioni o vi ha partecipato era proprio questo, che il blocco costringesse il governo a fare marcia indietro dopo una scelta criticabile e controversa ma legittima e che funziona.
I portuali di Livorno hanno detto la cosa giusta: il problema non è il Green pass, è il lavoro. Quanti di coloro che ora urlano “libertà”, “vogliamo lavorare” e tutto il resto del campionario hanno, quand’era ora, difeso l’assalto all’art. 18? Quanti hanno manifestato per il salario minimo o per la parità di retribuzione? Ribadita la posizione di Adu a favore del Green Pass, questa non può e non deve diventare la guerra tra i capponi di Renzo. Ma soprattutto chiunque sia contro il Green Pass non può trovarsi equiparato a quanti assaltano la Cgil, a chi a Bologna insulta Liliana Segre. Come diceva don Milani, “un fascista e 10 qualunquisti fanno 11 fascisti”.
Leggi tuttoLeggi di meno

18 Ott 2021, 15:01
Se la questione dei vaccini è fondamentale per sconfiggere la pandemia, non dovrebbe tuttavia distogliere l’attenzione da altre criticità.
Un tema passato in cavalleria nel dibattito pubblico anche locale è quello della dispersione scolastica: in Valle dAosta la percentuale di abbandono scolastico precoce continua a aggirarsi sul 14%, con una discrepanza tra gli allievi maschi rispetto alle ragazze (18.5% contro il 9.7%). La VdA si posiziona tra le ultime otto regioni d’Italia per numero di diplomati. 
Il nostro Paese è allultimo posto per la spesa pubblica destinata allistruzione con un 6.9% del totale, mentre il 20% dei nostri ragazzi hanno capacità di lettura considerate minime. Meno di un decimo di quanto stiamo spendendo per gli F35 è investito a favore della scuola. Abbiamo il più basso tasso di laureati in Europa dopo la Romania. Gli allievi con disabilità continuano a essere vittime di carenza di personale ma anche di competenze specifiche. 
Abbiamo il record negativo in Europa per gli stipendi dei docenti, la scuola è tenuta in piedi dai precari, gli edifici sono spesso ammalorati. 

Ma perché trattiamo così male la scuola pubblica? Perché abbiamo così poco a cuore la formazione dei nostri giovani? E che posto ha listruzione delle nuove generazioni nel progetto di ripartenza del Paese e della nostra regione?
Fondamentale è l’analisi sulle priorità della politica e di una società che dimentica il futuro, nel momento in cui una svolta epocale potrebbe essere a portata di mano se parte delle risorse del PNRR destinate alla scuola fossero finalmente investite per un progetto serio e integrale di riforma.
E la Valle d’Aosta come si porrà di fronte a questa grande occasione?

Servono più investimenti, malgrado il preoccupante calo demografico, per garantire spazi adeguati, formazione costante in particolare del personale da stabilizzare. Serve tornare a fare della scuola pubblica un baluardo contro la disuguaglianza perché la povertà educativa quasi sempre coincide con la povertà sociale.

Se la questione dei vaccini è fondamentale per sconfiggere la pandemia, non dovrebbe tuttavia distogliere l’attenzione da altre criticità.
Un tema passato in cavalleria nel dibattito pubblico anche locale è quello della dispersione scolastica: in Valle d’Aosta la percentuale di abbandono scolastico precoce continua a aggirarsi sul 14%, con una discrepanza tra gli allievi maschi rispetto alle ragazze (18.5% contro il 9.7%). La VdA si posiziona tra le ultime otto regioni d’Italia per numero di diplomati.
Il nostro Paese è all’ultimo posto per la spesa pubblica destinata all’istruzione con un 6.9% del totale, mentre il 20% dei nostri ragazzi hanno capacità di lettura considerate minime. Meno di un decimo di quanto stiamo spendendo per gli F35 è investito a favore della scuola. Abbiamo il più basso tasso di laureati in Europa dopo la Romania. Gli allievi con disabilità continuano a essere vittime di carenza di personale ma anche di competenze specifiche.
Abbiamo il record negativo in Europa per gli stipendi dei docenti, la scuola è tenuta in piedi dai precari, gli edifici sono spesso ammalorati.

Ma perché trattiamo così male la scuola pubblica? Perché abbiamo così poco a cuore la formazione dei nostri giovani? E che posto ha l’istruzione delle nuove generazioni nel progetto di ripartenza del Paese e della nostra regione?
Fondamentale è l’analisi sulle priorità della politica e di una società che dimentica il futuro, nel momento in cui una svolta epocale potrebbe essere a portata di mano se parte delle risorse del PNRR destinate alla scuola fossero finalmente investite per un progetto serio e integrale di riforma.
E la Valle d’Aosta come si porrà di fronte a questa grande occasione?

Servono più investimenti, malgrado il preoccupante calo demografico, per garantire spazi adeguati, formazione costante in particolare del personale da stabilizzare. Serve tornare a fare della scuola pubblica un baluardo contro la disuguaglianza perché la povertà educativa quasi sempre coincide con la povertà sociale.
Leggi tuttoLeggi di meno

15 Ott 2021, 10:01
È arrivata la Teksid a Verrès, ma di fatto è un ritorno, lennesimo! Teksid è la madre dello stabilimento di Verrès, nato nel ‘94 come fiore allocchiello per la produzione di auto in leghe leggere per il mercato europeo. Ma dopo qualche anno è uscita dal gruppo Meridian, facendo cassa con la cessione delle quote, per poi ricomprare lo stabilimento in attesa di rivenderlo al gruppo Brabant. Succede così nel gruppo Fiat...  

Forse la vera novità sta nel fatto che la sede di Verrès sarebbe destinata ai minimi termini, svuotata delle professionalità, ridimensionata e senza alcuna autonomia? 
Il futuro di Verrès sarà chiaro tra non molto: se arriveranno nuove commesse, i 102 dipendenti potranno sperare ancora, altrimenti si uniranno ai tanti colleghi che hanno lasciato lazienda più o meno volontariamente. 
Il tutto senza mal di pancia per i responsabili: potranno continuare a raccontare che è stato fatto tutto il possibile. 
Il paragone con i finanziamenti al Casinò salta agli occhi: qualsiasi intervento è stato impossibile in quanto aiuto di Stato...  

Ma lo stabilimento è arrivato a dare lavoro a 400 persone e potrebbe essere un bacino occupazionale nel deserto valdostano, con opportunità di crescita per tecnici di esperienza da affiancare a giovani diplomati e laureati. Considerando che Teksid fa parte del gruppo Stellantis a trazione francese, sarebbe utopistico sperare che questa fonderia, giocando la carta della particolarità del sito valdostano e rilanciata nelle sue potenzialità, trovasse la giusta collocazione nel mondo industriale? 

Verrès cambia ancora una volta nome, ma la sostanza rimane. E sarà arduo ricostruirsi una reputazione dopo il concordato, una credibilità presso clienti e fornitori, ma i dipendenti ancora una volta faranno tutto il possibile. Però non sarà sufficiente. 
Ora tutte le parti coinvolte facciano quanto necessario per garantire che ci sia un futuro reale per lazienda e i suoi dipendenti e per lindustria metalmeccanica valdostana.

È arrivata la Teksid a Verrès, ma di fatto è un ritorno, l’ennesimo! Teksid è la madre dello stabilimento di Verrès, nato nel ‘94 come fiore all’occhiello per la produzione di auto in leghe leggere per il mercato europeo. Ma dopo qualche anno è uscita dal gruppo Meridian, facendo cassa con la cessione delle quote, per poi ricomprare lo stabilimento in attesa di rivenderlo al gruppo Brabant. Succede così nel gruppo Fiat…

Forse la vera novità sta nel fatto che la sede di Verrès sarebbe destinata ai minimi termini, svuotata delle professionalità, ridimensionata e senza alcuna autonomia?
Il futuro di Verrès sarà chiaro tra non molto: se arriveranno nuove commesse, i 102 dipendenti potranno sperare ancora, altrimenti si uniranno ai tanti colleghi che hanno lasciato l’azienda più o meno volontariamente.
Il tutto senza mal di pancia per i responsabili: potranno continuare a raccontare che è stato fatto tutto il possibile.
Il paragone con i finanziamenti al Casinò salta agli occhi: qualsiasi intervento è stato impossibile in quanto aiuto di Stato…

Ma lo stabilimento è arrivato a dare lavoro a 400 persone e potrebbe essere un bacino occupazionale nel deserto valdostano, con opportunità di crescita per tecnici di esperienza da affiancare a giovani diplomati e laureati. Considerando che Teksid fa parte del gruppo Stellantis a trazione francese, sarebbe utopistico sperare che questa fonderia, giocando la carta della particolarità del sito valdostano e rilanciata nelle sue potenzialità, trovasse la giusta collocazione nel mondo industriale?

Verrès cambia ancora una volta nome, ma la sostanza rimane. E sarà arduo ricostruirsi una reputazione dopo il concordato, una credibilità presso clienti e fornitori, ma i dipendenti ancora una volta faranno tutto il possibile. Però non sarà sufficiente.
Ora tutte le parti coinvolte facciano quanto necessario per garantire che ci sia un futuro reale per l’azienda e i suoi dipendenti e per l’industria metalmeccanica valdostana.
Leggi tuttoLeggi di meno

13 Ott 2021, 10:01
Un grande orgoglio per Adu VdA prendere parte alla serata organizzata dal Comitato “La Valle non è una discarica” a Issogne venerdì 8 ottobre, a due anni esatti dal primo incontro da noi organizzato con Valle Virtuosa tra gli abitanti di Pompiod e quelli della zona di Chalamy, accomunati dalla necessità di lottare contro il conferimento di rifiuti speciali al posto di troppi amministratori locali e regionali. Proprio per accogliere questi ultimi durante una serata di confronto diretto con la popolazione erano state predisposte le sedie, rimaste per la maggior parte tristemente vuote. Il fatto che, nonostante i nomi degli autori dell’autorizzazione della discarica di Chalamy del 2014 siano arcinoti – Rollandin, Marguerettaz, Baccega, Bianchi, Fosson, Marquis, Perron, Testolin, insieme alle precedenti Giunte Caveri e Vierin senior che della discarica hanno avviato il calvario – ma in gran parte occupino ancora le ambite poltrone, rende l’idea del livello di disinformazione e passività di una regione dove nemmeno il diritto alla prevenzione della salute catalizza l’interesse di tutti. Tuttavia pochi cittadini consapevoli si impegnano con costanza e abnegazione a favore di tutti, spesso non capìti quando non ostacolati, malgrado le oltre 13.000 firme depositate che hanno senz’altro rappresentato un rigurgito di coscienza collettiva. È solo dandogli spazio e ascolto che si potrà evitare quel clima di rassegnazione e di tamponamento del danno che hanno rappresentato i pochi amministratori presenti, come se ormai i giochi fossero davvero fatti sulle teste dei cittadini che vorrebbero continuare a vivere in Valle d’Aosta, nonostante la preoccupante miopia della sua classe politica che si è resa sempre più autonoma rispetto agli interessi della comunità valdostana.

Un grande orgoglio per Adu VdA prendere parte alla serata organizzata dal Comitato “La Valle non è una discarica” a Issogne venerdì 8 ottobre, a due anni esatti dal primo incontro da noi organizzato con Valle Virtuosa tra gli abitanti di Pompiod e quelli della zona di Chalamy, accomunati dalla necessità di lottare contro il conferimento di rifiuti speciali al posto di troppi amministratori locali e regionali. Proprio per accogliere questi ultimi durante una serata di confronto diretto con la popolazione erano state predisposte le sedie, rimaste per la maggior parte tristemente vuote. Il fatto che, nonostante i nomi degli autori dell’autorizzazione della discarica di Chalamy del 2014 siano arcinoti – Rollandin, Marguerettaz, Baccega, Bianchi, Fosson, Marquis, Perron, Testolin, insieme alle precedenti Giunte Caveri e Vierin senior che della discarica hanno avviato il calvario – ma in gran parte occupino ancora le ambite poltrone, rende l’idea del livello di disinformazione e passività di una regione dove nemmeno il diritto alla prevenzione della salute catalizza l’interesse di tutti. Tuttavia pochi cittadini consapevoli si impegnano con costanza e abnegazione a favore di tutti, spesso non capìti quando non ostacolati, malgrado le oltre 13.000 firme depositate che hanno senz’altro rappresentato un rigurgito di coscienza collettiva. È solo dandogli spazio e ascolto che si potrà evitare quel clima di rassegnazione e di tamponamento del danno che hanno rappresentato i pochi amministratori presenti, come se ormai i giochi fossero davvero fatti sulle teste dei cittadini che vorrebbero continuare a vivere in Valle d’Aosta, nonostante la preoccupante miopia della sua classe politica che si è resa sempre più autonoma rispetto agli interessi della comunità valdostana. Leggi tuttoLeggi di meno

11 Ott 2021, 10:00
La solidarietà di Adu VDA alla CGIL Confederazione Generale Italiana del Lavoro. Oggi a Roma non cè stata una legittima protesta, ma un atto di squadrismo, promosso e guidato da forze neo fasciste che si pongono fuori dalla Costituzione. A forza di tollerare segnali di derive fasciste si arriva a queste inaccettabili violenze.

La solidarietà di Adu VDA alla CGIL Confederazione Generale Italiana del Lavoro. Oggi a Roma non c’è stata una legittima protesta, ma un atto di squadrismo, promosso e guidato da forze neo fasciste che si pongono fuori dalla Costituzione. A forza di tollerare segnali di derive fasciste si arriva a queste inaccettabili violenze.🟥 UN ASSALTO INTOLLERABILE
La nostra sede nazionale, la sede delle lavoratrici e dei lavoratori, è stata attaccata nel pomeriggio. Esponenti di Forza Nuova e del movimento no vax hanno vandalizzato l’ingresso di Corso d’Italia. A loro diciamo che abbiamo resistito allora, resisteremo ora e ancora. Ma a tutti ricordiamo che organizzazioni che si richiamano al fascismo vanno sciolte nel rispetto della Costituzione, nata dalla lotta di Liberazione.
Leggi tuttoLeggi di meno

09 Ott 2021, 20:24
Cime Bianche - autonomia non è proprietà privata
Continuare a scambiare i parlamentari eletti in Valle d’Aosta per ambasciatori o lobbisti della petite patrie è vergognoso, oltreché sintomo di profonda ignoranza della Costituzione stessa: all’articolo 67 è chiaramente precisato che Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.
I deputati e i senatori non sono dunque i rappresentanti dei territori.
L’oggetto del clima iperteso in Consiglio regionale è, ancora, il collegamento intervallivo di Cime Bianche.
La deputata Elisa Tripodi e l’europarlamentare Tiziana Beghin hanno fatto il loro lavoro: presentare interrogazioni sulle problematiche irrisolte. Siccome, però, hanno osato “richiedere la revoca in autotutela della procedura di affidamento dello studio preliminare alla valutazione di fattibilità per il collegamento intervallivo del vallone delle Cime Bianche perché apparirebbe in palese contrasto con la normativa europea e italiana a tutela dellambiente e delle zone protette”, apriti cielo! Consiglio regionale interrotto, riunioni nelle segrete stanze e interventi imbarazzati, da parte di chi deve smentire il proprio impegno con gli elettori (consigliere Crétier), e furiosi (consigliere Marguerettaz) per fantomatici attacchi all’autonomia, ai valdostani, al turismo…
La chiosa dell’assessore Bertschy poi supera la fantapolitica: la deputata ha addirittura agito in rappresentanza di unidea politica, non di un mandato popolare e non credo sia opportuno sollecitare lintervento della procura, della procura contabile, del governo o della Commissione europea. Bisognerebbe agire a livello politico perché le comunità locali possano discutere nel merito di questo progetto”. 
Qui mancano proprio i fondamentali: il vallone di Cime Bianche è patrimonio collettivo, ci sono leggi nazionali e europee che lo tutelano, non è proprietà di nessuno, tantomeno della comunità locale e dei soli valdostani. 
L’autonomia considerata come diritto di fare quello che si vuole in casa propria in spregio a qualsiasi legge è semplicemente scandalosa. 
È giunta l’ora di smetterla.

Cime Bianche – autonomia non è proprietà privata
Continuare a scambiare i parlamentari eletti in Valle d’Aosta per ambasciatori o lobbisti della petite patrie è vergognoso, oltreché sintomo di profonda ignoranza della Costituzione stessa: all’articolo 67 è chiaramente precisato che Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.
I deputati e i senatori non sono dunque i rappresentanti dei territori.
L’oggetto del clima iperteso in Consiglio regionale è, ancora, il collegamento intervallivo di Cime Bianche.
La deputata Elisa Tripodi e l’europarlamentare Tiziana Beghin hanno fatto il loro lavoro: presentare interrogazioni sulle problematiche irrisolte. Siccome, però, hanno osato “richiedere la revoca in autotutela della procedura di affidamento dello studio preliminare alla valutazione di fattibilità per il collegamento intervallivo del vallone delle Cime Bianche perché apparirebbe in palese contrasto con la normativa europea e italiana a tutela dell’ambiente e delle zone protette”, apriti cielo! Consiglio regionale interrotto, riunioni nelle segrete stanze e interventi imbarazzati, da parte di chi deve smentire il proprio impegno con gli elettori (consigliere Crétier), e furiosi (consigliere Marguerettaz) per fantomatici attacchi all’autonomia, ai valdostani, al turismo…
La chiosa dell’assessore Bertschy poi supera la fantapolitica: la deputata ha addirittura agito "in rappresentanza di un’idea politica, non di un mandato popolare" e "non credo sia opportuno sollecitare l’intervento della procura, della procura contabile, del governo o della Commissione europea. Bisognerebbe agire a livello politico perché le comunità locali possano discutere nel merito di questo progetto”.
Qui mancano proprio i fondamentali: il vallone di Cime Bianche è patrimonio collettivo, ci sono leggi nazionali e europee che lo tutelano, non è proprietà di nessuno, tantomeno della comunità locale e dei soli valdostani.
L’autonomia considerata come diritto di fare quello che si vuole in casa propria in spregio a qualsiasi legge è semplicemente scandalosa.
È giunta l’ora di smetterla.
Leggi tuttoLeggi di meno

08 Ott 2021, 11:57
Troncare e sopire. 
È la sensazione che abbiamo provato dopo aver appreso della volontà di smantellare l’Osservatorio per la criminalità  organizzata del Comune di Aosta. 
Perchè questo è: smantellare un lavoro corale, che ha impegnato l’intero Consiglio comunale precedente per più di anno, con l’indispensabile e preziosissima consulenza di Libera Vda, e che ha prodotto un Osservatorio, mentre la Regione blatera da decenni ma non ha mai prodotto nulla; già a maggio chiedevamo conto al Comune https://aduvda.eu/2021/05/24/dimenticato-losservatorio-per-la-legalita-del-comune-di-aosta/
E passata l’estate scopriamo di variazioni al regolamento per renderlo omogeneo al futuro Osservatorio regionale.  Ridicolo: come si fa infatti a modificare un regolamento per farlo confluire in qualcosa che non esiste? Ogni tanto spuntano tavoli interregionali di concertazione, bozze, ipotesi ma al momento sul sito della Regione non c’è nulla e si vuole far confluire un organismo che esiste e potrebbe funzionare domani in uno che non esiste?
Aosta ha avuto la commissione antimafia insediata per più di sei mesi, fortunatamente il Comune non è stato sciolto per mafia, ma non possiamo dimenticare che un suo consigliere è stato condannato per associazione mafiosa a 10 anni sia in primo sia in secondo grado, il che vuol dire che il tentativo di assalto alle Istituzioni c’è stato eccome. 
La risposta qual è? Si accentra, come tutto, in capo alla Regione (alla faccia anche qui dell’autonomia) e si accentra in uno strumento fantasma e che il Consiglio regionale ha dato prova di non volere.
Il Consiglio comunale si è insediato da un anno, doveva solo rifare le nomine, a confluire, se proprio non ne possono fare a meno, c’è tempo
Il Conte Zio ci fa un baffo. Troncare e sopire.

Troncare e sopire.
È la sensazione che abbiamo provato dopo aver appreso della volontà di smantellare l’Osservatorio per la criminalità organizzata del Comune di Aosta.
Perchè questo è: smantellare un lavoro corale, che ha impegnato l’intero Consiglio comunale precedente per più di anno, con l’indispensabile e preziosissima consulenza di Libera Vda, e che ha prodotto un Osservatorio, mentre la Regione blatera da decenni ma non ha mai prodotto nulla; già a maggio chiedevamo conto al Comune aduvda.eu/2021/05/24/dimenticato-losservatorio-per-la-legalita-del-comune-di-aosta/
E passata l’estate scopriamo di variazioni al regolamento per renderlo omogeneo al futuro Osservatorio regionale. Ridicolo: come si fa infatti a modificare un regolamento per farlo confluire in qualcosa che non esiste? Ogni tanto spuntano tavoli interregionali di concertazione, bozze, ipotesi ma al momento sul sito della Regione non c’è nulla e si vuole far confluire un organismo che esiste e potrebbe funzionare domani in uno che non esiste?
Aosta ha avuto la commissione antimafia insediata per più di sei mesi, fortunatamente il Comune non è stato sciolto per mafia, ma non possiamo dimenticare che un suo consigliere è stato condannato per associazione mafiosa a 10 anni sia in primo sia in secondo grado, il che vuol dire che il tentativo di assalto alle Istituzioni c’è stato eccome.
La risposta qual è? Si accentra, come tutto, in capo alla Regione (alla faccia anche qui dell’autonomia) e si accentra in uno strumento fantasma e che il Consiglio regionale ha dato prova di non volere.
Il Consiglio comunale si è insediato da un anno, doveva solo rifare le nomine, a confluire, se proprio non ne possono fare a meno, c’è tempo
Il Conte Zio ci fa un baffo. Troncare e sopire.
Leggi tuttoLeggi di meno

06 Ott 2021, 10:00
Fin da subito avevamo chiesto chiarezza sul caso dei furbetti dei vaccini.
Il quadro che emerge è vergognoso,  “un sistema opaco e clientelare nel quale parenti e amici di dirigenti sanitari e politici sono stati vaccinati a marzo sebbene non rientrassero nelle categorie prioritarie. 
Ancora una volta, la classe politica valdostana confonde lautonomia con il privilegio, mentre nel resto della Repubblica, le più alte cariche dello Stato attendevano il loro turno, nella “Zenta Vallaye” i politici decidevano, di nascosto, di vaccinare subito i consiglieri regionali ultrasessantenni; simbolo della degradazione del rapporto elettori ed eletti.
Il Presidente Bertin, a cui avevamo chiesto di farsi garante della trasparenza della massima Istituzione regionale, avrebbe invece dichiarato il falso agli inquirenti, ostacolando di fatto la ricerca della verità.
Ci sono, però, alcuni aspetti ancora poco chiari: sul sito del Consiglio non risulta nessuna delibera dellufficio di Presidenza, in materia di vaccinazione dei consiglieri. Cosa sanno gli altri membri dellufficio di Presidenza, in particolare i due vicepresidenti Marguerettaz e Sammaritani? Questultimo ha tra laltro goduto della vaccinazione anticipata.
Si è trattato di uniniziativa del solo Bertin? Se così fosse, sulla base di quale norma?  
E lAssessore regionale alla Sanità era alloscuro? 
Dalle indagini, pare, addirittura, che il via libera alla vaccinazione sia arrivato con un whatsApp del Presidente Bertin e che i consiglieri coinvolti avessero ricevuto la convocazione dellAUSL.
Possibile? Lamministrazione pubblica dovrebbe agire con atti scritti o lAUSL si è accontentata di una telefonata o di un messaggino? 
In questa vicenda, le istituzioni regionali hanno dato una pessima prova, in uno dei momenti più difficili della  nostra storia: a marzo 2021, la vaccinazione poteva fare la differenza tra la vita e la morte. Chi ha così mal rappresentato la comunità dovrebbe avere lonestà di fare un passo indietro e dimettersi. A partire dal Presidente Bertin.

Fin da subito avevamo chiesto chiarezza sul caso dei furbetti dei vaccini.
Il quadro che emerge è vergognoso, “un sistema opaco e clientelare nel quale parenti e amici di dirigenti sanitari e politici sono stati vaccinati a marzo sebbene non rientrassero nelle categorie prioritarie”.
Ancora una volta, la classe politica valdostana confonde l’autonomia con il privilegio, mentre nel resto della Repubblica, le più alte cariche dello Stato attendevano il loro turno, nella “Zenta Vallaye” i politici decidevano, di nascosto, di vaccinare subito i consiglieri regionali ultrasessantenni; simbolo della degradazione del rapporto elettori ed eletti.
Il Presidente Bertin, a cui avevamo chiesto di farsi garante della trasparenza della massima Istituzione regionale, avrebbe invece dichiarato il falso agli inquirenti, ostacolando di fatto la ricerca della verità.
Ci sono, però, alcuni aspetti ancora poco chiari: sul sito del Consiglio non risulta nessuna delibera dell’ufficio di Presidenza, in materia di vaccinazione dei consiglieri. Cosa sanno gli altri membri dell’ufficio di Presidenza, in particolare i due vicepresidenti Marguerettaz e Sammaritani? Quest’ultimo ha tra l’altro goduto della vaccinazione anticipata.
Si è trattato di un’iniziativa del solo Bertin? Se così fosse, sulla base di quale norma?
E l’Assessore regionale alla Sanità era all’oscuro?
Dalle indagini, pare, addirittura, che il via libera alla vaccinazione sia arrivato con un whatsApp del Presidente Bertin e che i consiglieri coinvolti avessero ricevuto la convocazione dell’AUSL.
Possibile? L’amministrazione pubblica dovrebbe agire con atti scritti o l’AUSL si è accontentata di una telefonata o di un messaggino?
In questa vicenda, le istituzioni regionali hanno dato una pessima prova, in uno dei momenti più difficili della nostra storia: a marzo 2021, la vaccinazione poteva fare la differenza tra la vita e la morte. Chi ha così mal rappresentato la comunità dovrebbe avere l’onestà di fare un passo indietro e dimettersi. A partire dal Presidente Bertin.
Leggi tuttoLeggi di meno

04 Ott 2021, 15:10
I servizi all’infanzia, a partire dai nidi, una volta erano ben organizzati ad Aosta e offrivano soluzioni valide. Qualità che è venuta meno negli anni. Nella passata consiliatura, interrogazioni, interpellanze, mozioni sui nidi erano all’ordine del giorno. 
A causa della pandemia, come molti servizi,  i nidi sono rimasti  spesso chiusi, ma adesso, cercando di ripartire, che senso ha ridurre in maniera così consistente i posti rispetto alla situazione pre pandemica? E perchè eliminare del tutto le alternative più flessibili?
Le esigenze delle famiglie rimangono, anzi sono aumentate, come pure le richieste di flessibilità.
Apeluna e Farfavola rispondevano a bisogni ben precisi: offerta diversa, flessibile, in due zone della città importanti (Apeluna dove non ci sono altre strutture, Farfavola nel cuore del quartiere Cogne). 
Infine, ma non meno importante, si lasciano a piedi lavoratrici e relative famiglie.
Stupisce e francamente fa specie la difesa dell’assessora di aver riaperto i nidi comunali e di dare la priorità a riempire quelli. Quando l’ex assessore Sorbara disse le stesse cose, si ritrovò immediatamente le famiglie in Consiglio, e pure il suo successore Girasole.
Le scelte amministrative dicono molto sulle priorità dell’amministrazione che le assume, evidentemente l’amministrazione Nuti non ritiene i servizi alla primissima infanzia prioritari.

I servizi all’infanzia, a partire dai nidi, una volta erano ben organizzati ad Aosta e offrivano soluzioni valide. Qualità che è venuta meno negli anni. Nella passata consiliatura, interrogazioni, interpellanze, mozioni sui nidi erano all’ordine del giorno.
A causa della pandemia, come molti servizi, i nidi sono rimasti spesso chiusi, ma adesso, cercando di ripartire, che senso ha ridurre in maniera così consistente i posti rispetto alla situazione pre pandemica? E perchè eliminare del tutto le alternative più flessibili?
Le esigenze delle famiglie rimangono, anzi sono aumentate, come pure le richieste di flessibilità.
Apeluna e Farfavola rispondevano a bisogni ben precisi: offerta diversa, flessibile, in due zone della città importanti (Apeluna dove non ci sono altre strutture, Farfavola nel cuore del quartiere Cogne).
Infine, ma non meno importante, si lasciano a piedi lavoratrici e relative famiglie.
Stupisce e francamente fa specie la difesa dell’assessora di aver riaperto i nidi comunali e di dare la priorità a riempire quelli. Quando l’ex assessore Sorbara disse le stesse cose, si ritrovò immediatamente le famiglie in Consiglio, e pure il suo successore Girasole.
Le scelte amministrative dicono molto sulle priorità dell’amministrazione che le assume, evidentemente l’amministrazione Nuti non ritiene i servizi alla primissima infanzia prioritari.
Leggi tuttoLeggi di meno

04 Ott 2021, 10:06
#Valle dAosta e #Calabria sono da tempo legate: da flussi migratori che hanno arricchito, non solo sul piano economico, entrambe le comunità, ma anche da influenze politiche non sempre positive. 
E cosa nota lo scambio di favori elettorali tra candidati valdostani e calabresi, alle volte persino con il supporto della #ndrangheta.

Alla vigilia delle elezioni regionali in Calabria, diciamo che questo momento di democrazia può essere unoccasione di cambiamento anche per la Valle dAosta. Se si avvia un nuovo percorso di democrazia partecipativa in Calabria, questo avrà conseguenze positive anche sulla comunità valdostana.

Per questo invitiamo a votare e  a sostenere, in Calabria, la nuova proposta della lista unitaria “Luigi De Magistris Presidente”, che vede un programma fondato sulla lotta al malaffare, la rivendicazione dei diritti, lo sviluppo sostenibile e come capolista Mimmo Lucano.  https://demagistrispresidente.it/programma/

PS: A Mimmo va la nostra solidarietà e vicinanza. Alla sua ingiusta condanna dedicheremo un apposito spazio, ma da subito ci sentiamo di condividere le parole di De Magistris: “Per me Lucano è l’antitesi del crimine. Non è certo un cultore del diritto amministrativo, avrà pure commesso delle irregolarità ed illegittimità, ma sono convinto che alla fine del suo calvario verrà assolto perché ha agito per il bene e mai per il male”.

#Valle d’Aosta e #Calabria sono da tempo legate: da flussi migratori che hanno arricchito, non solo sul piano economico, entrambe le comunità, ma anche da influenze politiche non sempre positive.
E’ cosa nota lo scambio di favori elettorali tra candidati valdostani e calabresi, alle volte persino con il supporto della #ndrangheta.

Alla vigilia delle elezioni regionali in Calabria, diciamo che questo momento di democrazia può essere un’occasione di cambiamento anche per la Valle d’Aosta. Se si avvia un nuovo percorso di democrazia partecipativa in Calabria, questo avrà conseguenze positive anche sulla comunità valdostana.

Per questo invitiamo a votare e a sostenere, in Calabria, la nuova proposta della lista unitaria “Luigi De Magistris Presidente”, che vede un programma fondato sulla lotta al malaffare, la rivendicazione dei diritti, lo sviluppo sostenibile e come capolista Mimmo Lucano. demagistrispresidente.it/programma/

PS: A Mimmo va la nostra solidarietà e vicinanza. Alla sua ingiusta condanna dedicheremo un apposito spazio, ma da subito ci sentiamo di condividere le parole di De Magistris: “Per me Lucano è l’antitesi del crimine. Non è certo un cultore del diritto amministrativo, avrà pure commesso delle irregolarità ed illegittimità, ma sono convinto che alla fine del suo calvario verrà assolto perché ha agito per il bene e mai per il male”.
Leggi tuttoLeggi di meno

01 Ott 2021, 10:00
Sei un insegnante e ti attizza lidea di gustare un pranzetto in un ristorante tipico della rinomata Valle d’Aosta? Sembra una proposta appetitosa.

Il pasto viene consumato ma, ahinoi, un tremendo mal di pancia arriva a funestare la digestione.
Sarà colpa del menù?

• Antipasto: aggiornamento delle graduatorie in ritardo di un anno rispetto alle altre regioni.
• Primo piatto: sistema informatizzato poco salutare, anche se DOP e a km zero (in VdA ci teniamo!).
• Secondo piatto: reclutamento degli insegnanti con un ritardo senza precedenti.
• Frutta/dessert: se sei precario, lo stipendio di settembre te lo diamo a fine ottobre, anche se non lo percepivi più da giugno.

Ammettetelo: la digestione di questo menù è difficile, eppure gli chefs che si sono alternati avevano creato molte aspettative.
Sembrava persino che la NUOVA GESTIONE Caveri comportasse la creazione di menù gourmet e un servizio più efficiente... Invece si è arrivati quasi al limite dell’assurdo: si scopre dai giornali, perché anche le mail sono in ritardo, che gli stipendi del mese di settembre di circa 600 insegnanti a tempo determinato (e rispettive famiglie) saranno sommati a quelli di ottobre.

Che delusione suscita quel ristorantino tanto carino in stile montanaro, che, secondo alcune voci, è curato da ben pochi dipendenti, mentre il principale, come abbiamo potuto leggere sul suo blog, si gode il meritato riposo in crociera.
Insomma si tratta di una gestione tutta sbagliata, da rinnovare. Ma davvero!
Il reclutamento del personale dovrebbe avvenire nel pieno rispetto dei diritti di bambini e ragazzi che meritano, tanto più dopo due anni di Covid, scuole efficienti sin dal primo giorno, e di docenti che investono passione e competenze nella loro importante professione.
E allora, dopo questo pranzo indigesto, non ci resta che distrarci un po con una bella partita a Monopoli.
Argh no, anche nel gioco ci imbattiamo in brutti imprevisti… 
Ps. Chissà cosa succederebbe se bloccassero gli stipendi dei consiglieri regionali?

Sei un insegnante e ti attizza l’idea di gustare un pranzetto in un ristorante tipico della rinomata Valle d’Aosta? Sembra una proposta appetitosa.

Il pasto viene consumato ma, ahinoi, un tremendo mal di pancia arriva a funestare la digestione.
Sarà colpa del menù?

• Antipasto: aggiornamento delle graduatorie in ritardo di un anno rispetto alle altre regioni.
• Primo piatto: sistema informatizzato poco salutare, anche se DOP e a km zero (in VdA ci teniamo!).
• Secondo piatto: reclutamento degli insegnanti con un ritardo senza precedenti.
• Frutta/dessert: se sei precario, lo stipendio di settembre te lo diamo a fine ottobre, anche se non lo percepivi più da giugno.

Ammettetelo: la digestione di questo menù è difficile, eppure gli chefs che si sono alternati avevano creato molte aspettative.
Sembrava persino che la NUOVA GESTIONE Caveri comportasse la creazione di menù gourmet e un servizio più efficiente… Invece si è arrivati quasi al limite dell’assurdo: si scopre dai giornali, perché anche le mail sono in ritardo, che gli stipendi del mese di settembre di circa 600 insegnanti a tempo determinato (e rispettive famiglie) saranno sommati a quelli di ottobre.

Che delusione suscita quel ristorantino tanto carino in stile montanaro, che, secondo alcune voci, è curato da ben pochi dipendenti, mentre il principale, come abbiamo potuto leggere sul suo blog, si gode il meritato riposo in crociera.
Insomma si tratta di una gestione tutta sbagliata, da rinnovare. Ma davvero!
Il reclutamento del personale dovrebbe avvenire nel pieno rispetto dei diritti di bambini e ragazzi che meritano, tanto più dopo due anni di Covid, scuole efficienti sin dal primo giorno, e di docenti che investono passione e competenze nella loro importante professione.
E allora, dopo questo pranzo indigesto, non ci resta che distrarci un po’ con una bella partita a Monopoli.
Argh no, anche nel gioco ci imbattiamo in brutti imprevisti…
Ps. Chissà cosa succederebbe se bloccassero gli stipendi dei consiglieri regionali?
Leggi tuttoLeggi di meno

30 Set 2021, 10:00
Colpisce, ma nemmeno troppo, la mancanza di equilibrio degli autonomisti (di maggioranza e opposizione) sulla questione catalana. Anche di fronte agli sviluppi della vicenda giudiziaria di Puigdemont, più che a prese di posizione abbiamo assistito a gridi di battaglia, in nome di un comune orizzonte di lotta con i fratelli catalani: la giustizia come identità. Lindipendentismo altrui, nel caso della Catalogna, diventa evidentemente un totem, rinfocola il debole falò di un autonomismo valdostano che, anziché maturare allinterno di un quadro costituzionale unitario, facendo proprio il principio di solidarietà, torna eternamente a rincorrere, fuori e dentro i confini regionali, i sogni di gioventù, suggendo dalla mammella altrui la benzina della lotta allo Stato oppressore. 
Non siamo centralisti, non difendiamo nessun assetto precostituito, ma, a prescindere dalla vicenda giudiziaria di Puigdemont, nemmeno possiamo condividere questa retorica libertaria, che viene praticata con tanta enfasi, abbattendo ogni confine tra principio di autonomia e di indipendenza, per sostenere la causa (e lidentità) di un popolo ricco e già ampiamente autonomo che lotta per essere ancora più ricco e più autonomo. 
Non ci stancheremo mai di dirlo: lautonomia, intesa in senso costituzionale, è una cosa seria, implica capacità di dialogo, impegno per la coesione, solidarietà allinterno di un quadro più ampio. Mischiarla, senza riserva alcuna, con la causa indipendentista, inneggiando alla rescissione dei vincoli di redistribuzione e solidarietà (oggi statali, domani europei?), può servire forse a ricostruire un discorso ideologico indebolito da decenni di dannoso autonomismo reale, ma non ci sembra una cosa seria.

Colpisce, ma nemmeno troppo, la mancanza di equilibrio degli autonomisti (di maggioranza e opposizione) sulla questione catalana. Anche di fronte agli sviluppi della vicenda giudiziaria di Puigdemont, più che a prese di posizione abbiamo assistito a gridi di battaglia, in nome di un comune orizzonte di lotta con i fratelli catalani: la giustizia come identità. L’indipendentismo altrui, nel caso della Catalogna, diventa evidentemente un totem, rinfocola il debole falò di un autonomismo valdostano che, anziché maturare all’interno di un quadro costituzionale unitario, facendo proprio il principio di solidarietà, torna eternamente a rincorrere, fuori e dentro i confini regionali, i sogni di gioventù, suggendo dalla mammella altrui la benzina della lotta allo Stato oppressore.
Non siamo centralisti, non difendiamo nessun assetto precostituito, ma, a prescindere dalla vicenda giudiziaria di Puigdemont, nemmeno possiamo condividere questa retorica libertaria, che viene praticata con tanta enfasi, abbattendo ogni confine tra principio di autonomia e di indipendenza, per sostenere la causa (e l’identità) di un popolo ricco e già ampiamente autonomo che lotta per essere ancora più ricco e più autonomo.
Non ci stancheremo mai di dirlo: l’autonomia, intesa in senso costituzionale, è una cosa seria, implica capacità di dialogo, impegno per la coesione, solidarietà all’interno di un quadro più ampio. Mischiarla, senza riserva alcuna, con la causa indipendentista, inneggiando alla rescissione dei vincoli di redistribuzione e solidarietà (oggi statali, domani europei?), può servire forse a ricostruire un discorso ideologico indebolito da decenni di dannoso autonomismo reale, ma non ci sembra una cosa seria.
Leggi tuttoLeggi di meno

29 Set 2021, 10:00
Curioso, molto curioso, che solo pochi giorni fa l’Assessore #Caveri agitasse lo spettro dell’#Inquisizione, definendo dei “Torquemada” coloro che stigmatizzavano il ricorso contro la sentenza della Corte dei Conti, che ha condannato svariati consiglieri e consigliere regionali per aver illegittimamente speso soldi pubblici. È curioso soprattutto alla luce della risposta data alle due interpellanze presentate in Consiglio regionale dai consiglieri Manfrin e Perron rispetto alla Cittadella dei giovani e agli eventi organizzati dell’Arcigay Valle d’Aosta, che lì si sono svolti.

Nonostante gli eventi siano stati finanziati interamente da un bando nazionale e nonostante la Cittadella sia stata affittata e pagata per lo svolgimento degli stessi, l’Assessore ha sentito il bisogno di rimarcare come ci dovrebbe essere più #controllo da parte dell’Assessorato competente rispetto a ciò che in Cittadella si svolge, sottolineando come debbano essere messi dei paletti e come debbano essere limitati gli elementi “#eccessivi”. 

Ora, se tutto questo profuma inevitabilmente di vera e propria #censura istituzionale, risulta preoccupante che uno spazio pubblico, destinato e dedicato alle #Associazioni, che rimangono indipendenti dalla politica rappresentativa nella loro funzione e finalità, sia sottoposto a un controllo da parte dell’amministrazione. Probabilmente, sarà fornita all’occorrenza una lista nella quale sarà definito cosa significhi “eccessivo”, in base a quale metro di giudizio o di interpretazione morale. O bisognerà ricevere il nulla osta da una commissione di pubblica moralità? Resta salvo il fatto che, nel comune di Aosta, esiste già un regolamento che vieta l’utilizzo di sale per propaganda fascista, elemento che già ben può definire cosa possa essere inteso come eccessivo e cosa no. 

In tutto questo, temendo anche l’uso del termine “censore” che ha evocato il consigliere Manfrin e che la lingua italiana lascia, più o meno consapevolmente, a varie interpretazioni (alcune più preoccupanti di altre) ci chiediamo quale sia la posizione dei rappresentati del #PCP all’interno della maggioranza. Nessuno, a queste parole, si è sentito preoccupato o inquietato? Forse, questo è il vero problema.

Curioso, molto curioso, che solo pochi giorni fa l’Assessore #Caveri agitasse lo spettro dell’#Inquisizione, definendo dei “Torquemada” coloro che stigmatizzavano il ricorso contro la sentenza della Corte dei Conti, che ha condannato svariati consiglieri e consigliere regionali per aver illegittimamente speso soldi pubblici. È curioso soprattutto alla luce della risposta data alle due interpellanze presentate in Consiglio regionale dai consiglieri Manfrin e Perron rispetto alla Cittadella dei giovani e agli eventi organizzati dell’Arcigay Valle d’Aosta, che lì si sono svolti.

Nonostante gli eventi siano stati finanziati interamente da un bando nazionale e nonostante la Cittadella sia stata affittata e pagata per lo svolgimento degli stessi, l’Assessore ha sentito il bisogno di rimarcare come ci dovrebbe essere più #controllo da parte dell’Assessorato competente rispetto a ciò che in Cittadella si svolge, sottolineando come debbano essere messi dei paletti e come debbano essere limitati gli elementi “#eccessivi”.

Ora, se tutto questo profuma inevitabilmente di vera e propria #censura istituzionale, risulta preoccupante che uno spazio pubblico, destinato e dedicato alle #Associazioni, che rimangono indipendenti dalla politica rappresentativa nella loro funzione e finalità, sia sottoposto a un controllo da parte dell’amministrazione. Probabilmente, sarà fornita all’occorrenza una lista nella quale sarà definito cosa significhi “eccessivo”, in base a quale metro di giudizio o di interpretazione morale. O bisognerà ricevere il nulla osta da una commissione di pubblica moralità? Resta salvo il fatto che, nel comune di Aosta, esiste già un regolamento che vieta l’utilizzo di sale per propaganda fascista, elemento che già ben può definire cosa possa essere inteso come eccessivo e cosa no.

In tutto questo, temendo anche l’uso del termine “censore” che ha evocato il consigliere Manfrin e che la lingua italiana lascia, più o meno consapevolmente, a varie interpretazioni (alcune più preoccupanti di altre) ci chiediamo quale sia la posizione dei rappresentati del #PCP all’interno della maggioranza. Nessuno, a queste parole, si è sentito preoccupato o inquietato? Forse, questo è il vero problema.
Leggi tuttoLeggi di meno

27 Set 2021, 10:01
Fin da subito abbiamo raccolto la #denuncia della società civile (Progetto fotografico LUltimo Vallone Selvaggio), rispetto allo sfregio delle #croci nel Vallone di #CimeBianche.
Ci siamo così coordinati con le consigliere Erika #Guichardaz e Chiara #Minelli, per avere risposte dal Governo regionale.

Purtroppo avevamo ragione: la vernice e i droni sono collegati allo studio di fattibilità per realizzare limpianto di Cime Bianche. Fin da questa prima fase preliminare emerge una dura verità: i cosiddetti professionisti incaricati hanno agito come se non conoscessero la normativa di protezione del luogo, mentre la Monterosa SpA e la Regione non sono state in grado o non hanno voluto controllare.

Penoso lintervento dell’assessore (e wannabe presidente) #Bertschy che non chiarisce chi sia stato materialmente a fare le croci, non spiega se siano state richieste e ottenute le autorizzazioni e cerca di trasformare la riconferma del sindaco di Ayas (lista unica, sic) in un referendum pro impianto. Il Vallone di Cime Bianche è un bene comune di tutti, comprese le generazioni future, e non di poche centinaia di abitanti (a cui comunque non sarà chiesto di pagare il conto economico e ambientale di questa follia). 

Noi di Adu Vda sappiamo che limpianto non potrà essere realizzato, perché il Vallone è protetto dalla normativa europea. Forti di questa certezza, continueremo a rispondere colpo su colpo alle sciagurate iniziative dei proponenti. #Resisteremo un giorno in più di loro, assieme a tutti coloro che continuano a credere che la bellezza e lambiente valgono di più del profitto di pochi.

Fin da subito abbiamo raccolto la #denuncia della società civile (Progetto fotografico L’Ultimo Vallone Selvaggio), rispetto allo sfregio delle #croci nel Vallone di #CimeBianche.
Ci siamo così coordinati con le consigliere Erika #Guichardaz e Chiara #Minelli, per avere risposte dal Governo regionale.

Purtroppo avevamo ragione: la vernice e i droni sono collegati allo studio di fattibilità per realizzare l’impianto di Cime Bianche. Fin da questa prima fase preliminare emerge una dura verità: i cosiddetti professionisti incaricati hanno agito come se non conoscessero la normativa di protezione del luogo, mentre la Monterosa SpA e la Regione non sono state in grado o non hanno voluto controllare.

Penoso l’intervento dell’assessore (e wannabe presidente) #Bertschy che non chiarisce chi sia stato materialmente a fare le croci, non spiega se siano state richieste e ottenute le autorizzazioni e cerca di trasformare la riconferma del sindaco di Ayas (lista unica, sic) in un referendum pro impianto. Il Vallone di Cime Bianche è un bene comune di tutti, comprese le generazioni future, e non di poche centinaia di abitanti (a cui comunque non sarà chiesto di pagare il conto economico e ambientale di questa follia).

Noi di Adu Vda sappiamo che l’impianto non potrà essere realizzato, perché il Vallone è protetto dalla normativa europea. Forti di questa certezza, continueremo a rispondere colpo su colpo alle sciagurate iniziative dei proponenti. #Resisteremo un giorno in più di loro, assieme a tutti coloro che continuano a credere che la bellezza e l’ambiente valgono di più del profitto di pochi.
Leggi tuttoLeggi di meno

23 Set 2021, 10:01
#Caveri, sempre più portavoce della premiata ditta #AutonomistiRiuniti, ci accusa dal suo blog di essere strumenti dell#Inquisizione, insomma di non conoscere i princìpi dello stato di diritto. Che i protagonisti di questa storia (per nulla edificante) del Consiglio straordinario sulla sentenza Casinò si mettano ora a fare lezione agli altri sui princìpi, arrivando a dare dei “Torquemada” agli eretici, è quantomeno paradossale.

I rappresentanti dellautonomismo riunito hanno distrutto l’#autonomia (intesa come modello, potenzialmente virtuoso, di organizzazione amministrativa), hanno calpestato ogni principio di trasparenza democratica, e ora - oltre a ricorrere ai soliti argomenti sessisti per respingere le critiche - vedono nemici dellautonomia dietro a ogni angolo. Grave fenomeno di dissociazione mentale, tipica dei dogmatici e dei malfidenti.

I #princìpi, se li si vive con coerenza, si difendono sempre, non solo quando conviene (e in questo caso conviene eccome!). In bocca a questa gente, a questi soloni improvvisati e disperati, sanno dimparaticcio, suonano come i tentativi dello studente ignorante di convincere il professore che quella cosa, da qualche parte, lha pur letta.
È che se una cosa non la si sa, non la si sa. E il silenzio, in questi casi, è più dignitoso delle parole dette a caso, dei princìpi tirati fuori dal cappello da prestigiatore, ma mai coerentemente vissuti e applicati.

Se è vero che ogni azione a difesa di un presunto diritto o principio (come quello dell#insindacabilità) è di per sé legittima, è ancor più vero che la modalità e le motivazioni con cui si arriva a deliberarla - soprattutto se a farlo è lente pubblico danneggiato (secondo la sentenza oggetto di contestazione), dal comportamento di quegli stessi consiglieri che la risoluzione per promuovere il conflitto di attribuzioni lhanno poi votata - rilevano eccome, e dovrebbero essere sottoposte ad un ampio dibattito e confronto democratico, cosa che in questo caso, di nuovo e in perfetta continuità con la storia sopra riportata, non è avvenuta.

#Caveri, sempre più portavoce della premiata ditta #AutonomistiRiuniti, ci accusa dal suo blog di essere strumenti dell’#Inquisizione, insomma di non conoscere i princìpi dello stato di diritto. Che i protagonisti di questa storia (per nulla edificante) del Consiglio straordinario sulla sentenza Casinò si mettano ora a fare lezione agli altri sui princìpi, arrivando a dare dei “Torquemada” agli eretici, è quantomeno paradossale.

I rappresentanti dell’autonomismo riunito hanno distrutto l’#autonomia (intesa come modello, potenzialmente virtuoso, di organizzazione amministrativa), hanno calpestato ogni principio di trasparenza democratica, e ora – oltre a ricorrere ai soliti argomenti sessisti per respingere le critiche – vedono nemici dell’autonomia dietro a ogni angolo. Grave fenomeno di dissociazione mentale, tipica dei dogmatici e dei malfidenti.

I #princìpi, se li si vive con coerenza, si difendono sempre, non solo quando conviene (e in questo caso conviene eccome!). In bocca a questa gente, a questi soloni improvvisati e disperati, sanno d’imparaticcio, suonano come i tentativi dello studente ignorante di convincere il professore che quella cosa, da qualche parte, l’ha pur letta.
È che se una cosa non la si sa, non la si sa. E il silenzio, in questi casi, è più dignitoso delle parole dette a caso, dei princìpi tirati fuori dal cappello da prestigiatore, ma mai coerentemente vissuti e applicati.

Se è vero che ogni azione a difesa di un presunto diritto o principio (come quello dell’#insindacabilità) è di per sé legittima, è ancor più vero che la modalità e le motivazioni con cui si arriva a deliberarla – soprattutto se a farlo è l’ente pubblico danneggiato (secondo la sentenza oggetto di contestazione), dal comportamento di quegli stessi consiglieri che la risoluzione per promuovere il conflitto di attribuzioni l’hanno poi votata – rilevano eccome, e dovrebbero essere sottoposte ad un ampio dibattito e confronto democratico, cosa che in questo caso, di nuovo e in perfetta continuità con la storia sopra riportata, non è avvenuta.
Leggi tuttoLeggi di meno

20 Set 2021, 10:01
Se il ricorso della Regione verrà proposto e accolto dalla #CorteCostituzionale, la sentenza di condanna al risarcimento danni per 16 milioni da parte dei 18 consiglieri regionali (sei ancora in carica) verrebbe annullata. Il fatto è che il ricorso è possibile solo in forza dei voti dei 6 Consiglieri condannati. Un evidente conflitto d’interesse.

Il fatto ancora più grave è che grazie al ricorso della Giunta – pagato dagli stessi contribuenti che dovrebbero essere invece risarciti dai Consiglieri regionali - , i Consiglieri regionali coinvolti potrebbero chiedere una #sospensiva della sentenza della Corte dei Conti e quindi congelare la loro decadenza dal Consiglio regionale (in caso di mancato pagamento). Questo aspetto era stato taciuto in sede di discussione della risoluzione consiliare.

Diventa così evidente che il voto del Consiglio regionale non è stato su valori e principi astratti, ma semmai condizionato dagli interessi dei singoli consiglieri. 

Il PD e i consiglieri Bertin e Padovani sono #complici di questa vergogna.

Se il ricorso della Regione verrà proposto e accolto dalla #CorteCostituzionale, la sentenza di condanna al risarcimento danni per 16 milioni da parte dei 18 consiglieri regionali (sei ancora in carica) verrebbe annullata. Il fatto è che il ricorso è possibile solo in forza dei voti dei 6 Consiglieri condannati. Un evidente conflitto d’interesse.

Il fatto ancora più grave è che grazie al ricorso della Giunta – pagato dagli stessi contribuenti che dovrebbero essere invece risarciti dai Consiglieri regionali – , i Consiglieri regionali coinvolti potrebbero chiedere una #sospensiva della sentenza della Corte dei Conti e quindi congelare la loro decadenza dal Consiglio regionale (in caso di mancato pagamento). Questo aspetto era stato taciuto in sede di discussione della risoluzione consiliare.

Diventa così evidente che il voto del Consiglio regionale non è stato su valori e principi astratti, ma semmai condizionato dagli interessi dei singoli consiglieri.

Il PD e i consiglieri Bertin e Padovani sono #complici di questa vergogna.
Leggi tuttoLeggi di meno

17 Set 2021, 14:30
Il #24settembre ci sarà il prossimo sciopero globale per il clima, lə attivistə di tutto il mondo tornano in piazza per  richiedere ancora una volta una rapida azione per il clima in particolare da parte del Nord del mondo.
Siamo nel pieno della pandemia e di una crisi sistemica totale, sanitaria, sociale ed economica ed è necessario combattere per limitare il riscaldamento globale e l’ingiustizia climatica in cui viviamo che è sotto i nostri occhi. Per troppo tempo, decenni, abbiamo creduto nello sviluppo lineare e sottostimato l’impatto delle attività umane sul clima. Incendi, inondazioni, uragani, siccità e tutte le manifestazioni climatiche estreme stanno diventando ordinarie e hanno effetti più gravi tra i gruppi sociali più fragili.

L’ultimo rapporto IPCC del 9 agosto 2021, il sesto Assessment Report, ha confermato che l’enorme intensificarsi di eventi climatici estremi è strettamente legato alla crisi climatica. 
L’appello dellə attivistə dei FFF, la call for action, è di attivarsi per un futuro più giusto in cui nessunə venga lasciato indietro, un futuro in cui le persone e il pianeta abbiano sempre la priorità.

#scioperoglobale #fridaysforfuture

Il #24settembre ci sarà il prossimo sciopero globale per il clima, lə attivistə di tutto il mondo tornano in piazza per richiedere ancora una volta una rapida azione per il clima in particolare da parte del Nord del mondo.
Siamo nel pieno della pandemia e di una crisi sistemica totale, sanitaria, sociale ed economica ed è necessario combattere per limitare il riscaldamento globale e l’ingiustizia climatica in cui viviamo che è sotto i nostri occhi. Per troppo tempo, decenni, abbiamo creduto nello sviluppo lineare e sottostimato l’impatto delle attività umane sul clima. Incendi, inondazioni, uragani, siccità e tutte le manifestazioni climatiche estreme stanno diventando ordinarie e hanno effetti più gravi tra i gruppi sociali più fragili.

L’ultimo rapporto IPCC del 9 agosto 2021, il sesto Assessment Report, ha confermato che l’enorme intensificarsi di eventi climatici estremi è strettamente legato alla crisi climatica.
L’appello dellə attivistə dei FFF, la call for action, è di attivarsi per un futuro più giusto in cui nessunə venga lasciato indietro, un futuro in cui le persone e il pianeta abbiano sempre la priorità.

#scioperoglobale #fridaysforfuture
Leggi tuttoLeggi di meno

17 Set 2021, 9:58
In piena pandemia e crisi economica e sociale, questo inutile e dannoso Consiglio straordinario dimostra l’abisso tra i normali cittadini, che faticano ad andare avanti, e chi dovrebbe rappresentarli.
Oggi non si è voluta rivendicare l’#autonomia regionale, ma semmai difendere il #privilegio di quei Consiglieri che non vogliono risarcire il danno causato ai contribuenti e pretendono di continuare a ricevere lauti stipendi, proseguendo i loro intrallazzi politici.

Il valore su cui si fonda la nuova maggioranza - di fatto: Union e satelliti, PD, il fariseo Bertin e l’ormai incommentabile Padovani, a cui qualcuno dovrebbe spiegare che non basta postare figurine di sinistra sui social per essere di sinistra e che pare risvegliarsi solo quando si parla della sua base elettorale: non gli ultimi della società, ma il Casinò della Vallée - non è l’autonomismo ma l’impunità.

La Lega dei 49 milioni di euro non risarciti ai cittadini è la stessa Lega che oggi non ha trovato il coraggio di votare contro chi vorrebbe evitare a Baccega e Rollandin, tra gli altri, di risarcire 16 milioni di euro.
Peggio della Lega, solo i 5 consiglieri del PCP che dimostrano che il loro attaccamento alla poltrona supera ormai ogni decenza.  Solo grazie a loro, il ricorso alla Corte Costituzionale sarà possibile. Sono, quindi, i principali responsabili di questo ulteriore abbruttimento della politica valdostana.

Con un conflitto d’interesse spettacolare, il vergognoso provvedimento con cui si chiede di disconoscere la sentenza dei Corti dei Conti è stato illustrato da uno dei condannati: Marquis.  Praticamente, gli stessi che dovrebbero pagare hanno chiesto che la Giunta impegni la Regione, in quanto parte offesa da risarcire, a fare ricorso alla Corte costituzionale perché non venga risarcita. Tale assurdo ricorso sarebbe, naturalmente, pagato sempre dagli stessi contribuenti valdostani. 

Con questi vergognosi comportamenti, è la stessa classe politica localista che sta scavando la fossa per quel che resta dell’autonomismo valdostano. Noi di Adu Vda rinnoviamo l’invito alle dimissioni dei Consiglieri condannati, estendendolo, a questo punto, anche a tutti gli altri consiglieri che oggi hanno votato questa risoluzione. Complici dell’impunità.

La nostra solidarietà e vicinanza va invece a Chiara Minelli ed Erika Guichardaz che hanno confermato rigore morale e serietà nel rispettare gli impegni assunti con gli elettori.

In piena pandemia e crisi economica e sociale, questo inutile e dannoso Consiglio straordinario dimostra l’abisso tra i normali cittadini, che faticano ad andare avanti, e chi dovrebbe rappresentarli.
Oggi non si è voluta rivendicare l’#autonomia regionale, ma semmai difendere il #privilegio di quei Consiglieri che non vogliono risarcire il danno causato ai contribuenti e pretendono di continuare a ricevere lauti stipendi, proseguendo i loro intrallazzi politici.

Il valore su cui si fonda la nuova maggioranza – di fatto: Union e satelliti, PD, il fariseo Bertin e l’ormai incommentabile Padovani, a cui qualcuno dovrebbe spiegare che non basta postare figurine di sinistra sui social per essere di sinistra e che pare risvegliarsi solo quando si parla della sua base elettorale: non gli ultimi della società, ma il Casinò della Vallée – non è l’autonomismo ma l’impunità.

La Lega dei 49 milioni di euro non risarciti ai cittadini è la stessa Lega che oggi non ha trovato il coraggio di votare contro chi vorrebbe evitare a Baccega e Rollandin, tra gli altri, di risarcire 16 milioni di euro.
Peggio della Lega, solo i 5 consiglieri del PCP che dimostrano che il loro attaccamento alla poltrona supera ormai ogni decenza. Solo grazie a loro, il ricorso alla Corte Costituzionale sarà possibile. Sono, quindi, i principali responsabili di questo ulteriore abbruttimento della politica valdostana.

Con un conflitto d’interesse spettacolare, il vergognoso provvedimento con cui si chiede di disconoscere la sentenza dei Corti dei Conti è stato illustrato da uno dei condannati: Marquis. Praticamente, gli stessi che dovrebbero pagare hanno chiesto che la Giunta impegni la Regione, in quanto parte offesa da risarcire, a fare ricorso alla Corte costituzionale perché non venga risarcita. Tale assurdo ricorso sarebbe, naturalmente, pagato sempre dagli stessi contribuenti valdostani.

Con questi vergognosi comportamenti, è la stessa classe politica localista che sta scavando la fossa per quel che resta dell’autonomismo valdostano. Noi di Adu Vda rinnoviamo l’invito alle dimissioni dei Consiglieri condannati, estendendolo, a questo punto, anche a tutti gli altri consiglieri che oggi hanno votato questa risoluzione. Complici dell’impunità.

La nostra solidarietà e vicinanza va invece a Chiara Minelli ed Erika Guichardaz che hanno confermato rigore morale e serietà nel rispettare gli impegni assunti con gli elettori.
Leggi tuttoLeggi di meno

15 Set 2021, 14:00
Carica altri articoli

ADU INCONTRI

Eventi

Banchetto 08/08

Vieni a trovarci domani, al nostro banchetto, dalle 9 alle 13, in via Vevey ad Aosta, all’ingresso del mercato. Ti aspettiamo!

Leggi tutto »
Eventi

Presentazione liste ADU

Presenteremo le liste di Ambiente Diritti Uguaglianza VdA per le Elezioni regionali e amministrative del prossimo 20 e 21 settembre 2020 martedì 4 agosto alle

Leggi tutto »
Incontri

Banchetto 31/07

Vi aspettiamo venerdì 31 luglio in Place des Franchises con il nostro banchetto informativo, dalle ore 10 alle 12 e dalle 16 alle 18.

Leggi tutto »

ADU in movimento

Iscriviti alla nostra newsletter per non perderti nessuna iniziativa di Adu Vda!

* campo obbligatorio