Ambiente Diritti Uguaglianza

Contro la rassegnazione, la paura e l’omertà

In prossimità dell’anniversario della morte del giovane attivista e giornalista siciliano Peppino Impastato, avvenuta il 9 maggio 1978 per mano di Cosa Nostra, non ci pare affatto ridondante riprendere le sue parole e meditarle ancora una volta alla luce della storia passata e recente della nostra piccola Regione, da tempo devastata da sudditanze clientelari in cui spadroneggiano personaggi che si credono onnipotenti e ammorbano l’aria con la corruzione fatta sistema di vita: “La mafia è una montagna di merda”. 
E ancora una volta è bene non dimenticare che questo fenomeno, se un tempo è stato importato, ha poi attecchito nel migliore dei modi trovando un terreno, seppur montano, assai fertile e già ben arato. 

Il 9 maggio richiama anche l’anniversario di morte del pretore Giovanni Selis, inserito di recente nel lunghissimo elenco delle vittime innocenti delle mafie. E ormai ricordiamo tutti, grazie all’instancabile impegno di Libera Valle d’Aosta, che Aosta detiene il tragico primato anche del primo attentato con autobomba contro un magistrato, nel 1982.

A queste figure che sono state, in modo diverso, vittime di chi ha scelto non “la bellezza del fresco profumo della libertà [ma] il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità alla mafia stessa”, come diceva Paolo Borsellino, bisogna tornare a guardare con grande urgenza da ogni prospettiva, a cominciare dai giovani e dalla scuola. 
E mai come in questo momento di sofferenza sociale si tratta di vegliare affinché la mafia non colpisca quei gangli indeboliti dalla crisi, affiancando chi è in difficoltà e promettendo ciò che di fatto spetta di diritto a tutti i cittadini. 

E allora, a fronte delle indagini e degli arresti per ‘ndrangheta che, con ritmo regolare, tornano a sconquassare la nostra Regione, le parole di Peppino Impastato continuano a risuonare forti e chiare come unica reale via d’uscita, pur nella loro portata fortemente ideale: “Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà.

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