Ambiente Diritti Uguaglianza

Le briciole per la cultura

Il rapporto #BES (Benessere Equo e Sostenibile) dell’#Istat, appena pubblicato, certifica numeri impietosi: l’Italia, tra i 28 paesi dell’Unione Europea, è il 25 per quanto riguarda la spesa pubblica in #cultura. In termini di PIL, la percentuale è il 2,9 per mille, mentre la zona Euro ha la media del 4 per mille. L’analisi BES prosegue poi esaminando le attività delle amministrazioni comunali: il budget per la cultura è sceso dal 3,4% al 2,8%, stabile su queste percentuali dal 2013.

Sono dati che amaramente confermano come la cultura non venga concepita come settore importante né dell’economia né, soprattutto, della vita civile e sociale. In questo senso, la cultura spesso viene considerata solo in rapporto al turismo e ai beni culturali, alimentando l’idea che sia necessaria come investimento solo in termini di svago e intrattenimento. Questo atteggiamento è apparso evidente nell’anno di pandemia, con il turismo azzerato e la chiusura, protratta illogicamente, di teatri, cinema, altri luoghi di incontro e di scambio culturale e con i musei aperti a singhiozzo. Non si può pensare di occuparsi del benessere della società senza tornare a investire massicciamente, con progetti lungimiranti e previdenti, in tutti i settori del comparto culturale.

L’Eurostat ci dice che nel 2017 sono 830mila le persone occupate nel settore cultura, nel nostro paese: sono professionalità, talenti, intellettuali e creatori di immaginario che non possono essere trascurati ancora.

Noi di Adu Vda lo diciamo da sempre: la cultura non è solo intrattenimento ma occasione di crescita continua e di apprendimento lungo tutto la vita, necessariamente rivolto a chiunque, per uno sviluppo personale e comunitario e deve diventare prioritaria nell’agenda politica di chiunque.

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