Ambiente Diritti Uguaglianza

L’ossessione della regionalizzazione della scuola

Ci sono delle ossessioni che non si risolvono mai e che ciclicamente si ripresentano.
La regionalizzazione della scuola valdostana è una di queste.
Abbiamo appreso dalla stampa che la Giunta regionale e l’assessore Caveri hanno istituito, già nel mese di dicembre 2020, una commissione tecnico-giuridica al fine di capire come ampliare le competenze regionali in materia di reclutamento del personale docente ed educativo, ampliamento che tuttavia richiederebbe una norma di attuazione da concordare preventivamente con la commissione paritetica e quindi lo Stato.
Che il reclutamento del personale scolastico sia una questione di rilevante importanza è evidente, data la carenza di personale a tempo indeterminato, nel nostro paese e nella nostra regione, soprattutto per quanto riguarda il sostegno agli allievi con disabilità.
E che il Ministero all’Istruzione abbia dato pessima prova di sé in materia di reclutamento del personale è reso ancora più evidente dalle recenti vicende legate allo svolgimento del concorso straordinario, interrotto per l’aggravamento facilmente ipotizzabile delle condizioni causate dalla pandemia e da poco ripreso e concluso, e del concorso ordinario, di cui non si sa più nulla.
Ma è altrettanto evidente che la Regione autonoma Valle d’Aosta non abbia brillato per competenze in tempi recenti, essendo ad esempio l’unica che non è riuscita a riaprire le graduatorie triennali.
Ma non basta: fra i docenti è ancora vivo il ricordo della famigerata decisione dell’allora assessora Rini di attuare le Adaptations, che sono state finalmente interrotte per la protesta unanime e massiccia di tutte le componenti docenti della scuola di ogni ordine e grado.
Insomma, sentir parlare di competenze regionali nell’ambito scolastico, per quanto riguarda sia il reclutamento del personale sia gli adattamenti dei programmi, resuscita un passato tragicomico che ciclicamente ritorna.
Tanto più, se tutto ciò è fatto senza coinvolgimento dei sindacati di categoria, che sono competenti e rappresentativi e che, come noi, sono venuti a sapere della suddetta commissione solo dalla stampa.
Temiamo che si voglia approfittare del disagio e del disorientamento della categoria, in particolare dei precari della scuola, e delle tante difficoltà del momento, per riproporre, appunto, quella regionalizzazione della scuola che piace ad alcuni politici della nostra regione (ma non solo).
Quella regionalizzazione che dovrebbe servire le velleità ideologiche di alcuni esponenti e non, invece, a garantire il rispetto della professionalità degli insegnanti e il diritto a un’istruzione libera e formatrice per tutti gli studenti e le studentesse di oggi, cittadini di oggi e di domani.
La regionalizzazione è un’idea assurda e, soprattutto, non risolverebbe il problema dei precari. Capiamo la loro situazione, non la soluzione proposta da un Assessore che forse confonde la scuola con un collegio elettorale.

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