Ambiente Diritti Uguaglianza

Il nostro commento alla sentenza di primo grado per il processo Geenna

Il 23 gennaio 2019 ha cambiato le sorti della comunità valdostana quando, con i noti arresti, si è fatta strada l’ipotesi che aleggiava da molti anni: esiste una locale di ‘ndrangheta anche in Valle d’Aosta, in grado di condizionare la vita politica ed economica. 

Ieri la sentenza di primo grado lo ha confermato con condanne senza mezzi termini. Dure non solo per i protagonisti e i loro familiari, ma anche per chi si è trovato a condividere con loro il lavoro nelle commissioni consiliari e nei consigli o semplici occasioni di vita quotidiana. 

Siamo di fronte a una sentenza che spiazza e disorienta una comunità che ancora fa fatica a riconoscere la piaga e a farla sua, come impegno quotidiano individuale e collettivo nel dire no alla mafia. 

La politica poi non rappresenta affatto una guida per i cittadini: tende ancora a negare e a rinchiudersi nella diffusa teoria della bolla di sapone in cui si risolverà presto tutto.

Di inquietante mancanza di consapevolezza sono un chiaro sintomo gli applausi agli imputati, quasi messaggi in codice se vengono da persone con responsabilità pubbliche.

Una mafia che non spara e che non uccide quella capace di spostare voti e attecchire nelle Istituzioni, ma che punta al controllo di un territorio definito paradiso ormai solo nei racconti mitologici. “La mafia, quando è forte, non è quella delle stragi. Ti accarezza” (P. Buttafuoco)

Adu VdA sottolinea che una nuova consapevolezza è l’unica possibile via d’uscita e continuerà a promuoverla, a cominciare dai giovani secondo il meritorio impegno di Donatella Corti e di Libera Valle d’Aosta contro le mafie. 

L’ndrangheta ha ben centrato l’obiettivo di scardinare l’assetto politico locale: solo con la sua penetrazione si spiega la fine anticipata di una complicata legislatura che ha visto le dimissioni del presidente/prefetto Fosson e di tre membri del suo governo.

 Un nuovo vento politico soffierà sulla Valle d’Aosta quando la politica, a livello comunale e regionale, sarà capace di assumersi le proprie responsabilità e di cambiare realmente i volti del potere che l’hanno devastata e che continuano a volerla tenere in scacco.

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