Ambiente Diritti Uguaglianza

CS Sul vallone delle Cime bianche vogliamo chiarezza.

Uno dei punti fondanti della costituenda nuova maggioranza è il via libera ai grandi collegamenti intervallivi. Ben due candidati in pectore alla Presidenza, Bertschy e Chatrian, sono purtroppo degli ultrà del folle progetto che coinvolge il vallone delle Cime Bianche.

Nel DEFR scritto dalla ex maggioranza, Rete Civica compresa, troviamo infatti l’obiettivo “Realizzare il collegamento tra i comprensori di Cervinia e Monterosa”. Sarà un caso, ma questo progetto si trova subito dopo l’obiettivo della realizzazione della ciclovia Baltea, progetto caro anche al gruppo di Rete Civica. Si sa che la via dell’inferno è lastricata di buone intenzioni e forse è più rapida in bicicletta, soprattutto se elettrica…

L’obiettivo prevede l’avvio della progettazione preliminare e il via libera ai lavori entro il 2026. Si tratta di un impianto per andare “in infradito da Alagna a Zermatt”: così lo ha descritto l’Amministratore delegato Giorgio Munari, nominato dalla maggioranza, con una definizione che farebbe inorridire Greta e i ragazzi del Friday For Future; questa ennesima grande opera viene infatti persino definita “una risposta attiva ai cambiamenti climatici”. È questa, invece, una zona ad alto rischio valanghe che verrebbe devastata unicamente per ospitare i piloni della funivia e non per la fruizione sciistica. Un progetto imponente e inutile.

Contro questa banalizzazione e devastazione della montagna si sono scagliati Stefano Unterthiner, Paolo Cognetti, il WWF, Legambiente, il CAI e molte altre associazioni e comitati, tra cui il gruppo di lavoro “Ripartire dalle Cime Bianche” coordinato da Marcello Dondeynaz. Noi ricordiamo che il vallone delle Cime Bianche è peraltro una zona di protezione speciale (ZPS) tutelata dalla normativa europea.

I Consiglieri di Rete Civica, Minelli e Bertin, e il loro capo Riccarand, dopo essersi dimenticati di aver condiviso il DEFR della maggioranza, ora che grazie ad ADU VdA il dibattito si è acceso, propongono modifiche che, però, non fanno chiarezza sulla questione. Cercano, come molti altri Consiglieri, di tirare a campare, rinviando questa scomoda decisione all’ennesimo studio di fattibilità, con nuovo spreco di denaro pubblico (l’ultimo studio è costato circa 250 mila euro).

Le grandi opere vanno contrastate subito, una volta avviate proseguono infatti per inerzia. Ai nostri ex compagni di strada ricordiamo quanto avevamo condiviso nel programma elettorale in materia di tutela dell’ambiente e del paesaggio con specifico riferimento al magico vallone delle Cime Bianche. Rete Civica lasci gli autonomisti al destino che si sono scelti e risparmi alla comunità valdostana l’ennesima inflazionata dichiarazione di principio sulla sostenibilità.

Ringraziamo sentitamente per le splendide fotografie Annamaria Gremmo e Marco Soggetto, autori del nuovo libro fotografico “L’ultimo vallone selvaggio. In difesa delle Cime bianche”.

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