Ambiente Diritti Uguaglianza

Appunti sulla Shiloh (che si pronuncia all’inglese “Sciailo”, ancora qualcuno non lo sa)

La Valle d’Aosta si ritrova per l’ennesima volta ad affrontare la crisi industriale dello stabilimento della Bassa Valle che al momento dà lavoro a circa 150 persone, crisi iniziata a ottobre 2019 e ora ulteriormente aggravata dall’emergenza Coronavirus. A inizio giugno 2020 l’azienda ha inoltrato al tribunale di Aosta richiesta di concordato in bianco in continuità per poter continuare a produrre congelando temporaneamente i debiti che non è più in grado di coprire e parallelamente ha richiesto di poter ricorrere alla Cassa Integrazione Straordinaria (CIGS) per tutti i dipendenti e non solo per i 70 a rotazione già interessati da questo ammortizzatore da novembre 2019.

Forse è arrivato il momento di chiedersi davvero perché questa realtà produttiva, nata nel 1994 e fortemente voluta da Fiat e sostenuta dalla Regione Valle d’Aosta sia arrivata ora ad un punto così critico. Stiamo parlando di alcuni milioni di euro di debito, sicuramente accumulati non solo da metà febbraio in poi quando è scoppiata la pandemia in Italia.

Nato come fiore all’occhiello del gruppo Meridian Technologies, joint venture tra Teksid Fiat, leader europea nel settore della pressofusione di metalli per il settore auto, e Nork Hydro, produttore norvegese di leghe di magnesio con l’obiettivo di conquistare il mercato europeo dell’auto in ottica di riduzione del peso delle vetture e dei relativi consumi ed emissioni grazie all’utilizzo di leghe di magnesio, materiale leggero e riciclabile, ha visto il suo massimo sviluppo nei primi anni 2000, raggiungendo un totale di circa 400 dipendenti. I clienti avevano richieste sempre più complesse, quindi lo stabilimento oltre al settore pressofusione ha potenziato anche il settore finitura inizialmente non previsto se non in misura minima, installando centri di lavorazione meccanica ed assemblaggio affiancati ad operazioni manuali.

Se all’inizio la selezione del personale è avvenuta privilegiando personale valdostano diplomato o con esperienza, guidato da responsabili provenienti da Teksid e Meridian, puntando sulla formazione delle risorse direttamente presso lo stabilimento canadese Meridian per apprendere le competenze specifiche della pressofusione di magnesio, negli anni l’azienda che ha cambiato più volte proprietà (da Meridian a Teksid, a Brabant, a Shiloh) e ragione sociale, ha visto l’avvicendamento di almeno 10 Amministratori Delegati e 7 Responsabili del Personale, per altro tutti di fuori Valle e molti di loro scarsamente radicati al territorio. Negli anni, con il graduale abbassamento della professionalità interna, anche la reputazione dello stabilimento presso i clienti è andato declinando, senza trovare manager capaci di ridare smalto all’azienda.

La realtà locale sembrava non offrire mai personale abbastanza preparato, lo scoglio della conoscenza della lingua inglese era un’ulteriore causa della mancata selezione di personale locale nei ruoli tecnici e decisionali di più alto livello. Col tempo il personale senza vincoli famigliari in loco ha cercato altri sbocchi, i valdostani si sono ritrovati a coprire ruoli sempre più marginali, le relazioni sindacali si sono limitate all’ordinaria amministrazione. Fino ad arrivare ad oggi, tempo in cui l’azienda con l’appoggio di Confindustria Valle d’Aosta (non abbiamo capito quale sia il ruolo di Confindustria Valle d’Aosta, aiutare le ditte in difficoltà a trovare soluzioni per rimanere in Valle o agevolarle nell’individuare i modi migliori e più economici per andarsene con meno problemi possibili) ha trovato il modo di obbligare sindacati e dipendenti ad accettare senza discussione qualsiasi decisione praticamente già presa (la negoziazione di ottobre 2019 sul numero degli esuberi chiusa in tempi più brevi rispetto a quelli previsti dalla legge, la concessione del ricorso alla cigs invece di procedere all’immediato licenziamento di 55 persone, atteggiamenti nei confronti di dipendenti al limite del mobbing…). E in ultimo l’aver informato i sindacati della richiesta di concordato a richiesta già presentata, facendo loro capire a chiare lettere che non sarebbe stato auspicabile indire scioperi o sostenere proteste in questo frangente. I dipendenti dal canto loro non hanno mai sospeso il lavoro, neppure nei momenti più critici, forse per paura di perdere il posto di lavoro o vedersi rimpiazzati da altri colleghi più accondiscendenti magari, ma come farne loro una colpa in un contesto così critico! A poco sono valse promesse e rassicurazioni del responsabile Operations Europe all’Assessore Regionale a ottobre 2019, visto che ora il gruppo Shiloh non intende o non può ripianare la situazione debitoria di Verrès. Vero è che dall’arrivo di quello che il Responsabile del Personale Shiloh sosteneva essere un “colosso internazionale” Verrès ha perso parte dei prodotti già avviati, non ha ottenuto l’assegnazione di nessun progetto nuovo che garantisse volumi sufficienti per gli anni a venire, i servizi commerciali ed amministrativi sono stati accentrati a livello europeo. Al momento non c’è un referente commerciale Italia che dialoghi regolarmente con FCA e la fatturazione attiva e passiva sono passati in gestione alla sede polacca che incassa il fatturato di Verrès e gestisce i pagamenti delle fatture dei fornitori dello stabilimento italiano, lasciando all’ufficio italiano il mero lavoro di inserimento dati e reportistica.

Ora sembra essere stato raggiunto il punto di non ritorno. O Verrès riesce a dimostrare di poter continuare autonomamente a portare avanti le proprie attività o rischia il fallimento. Un ennesimo fallimento di un’azienda che dà lavoro a personale valdostano, da Aosta fino a Pont Saint Martin, oltre che a personale di fuori Valle.

Rispetto ad altre realtà del gruppo, oggi come in passato, lo stabilimento di Verrès ha avuto nel tempo svantaggi legati a vari costi operativi, dal costo dell’energia (e CVA ha un fatturato da record), alle tariffe autostradali (la nostra è tra le più care d’Italia e d’Europa), al costo del carburante che incide sui costi di trasporto, ai costi del metano ecc.

Ma al tempo stesso ha creato indotto, dando lavoro a ditte esterne sue fornitrici oltre che ai dipendenti che sul territorio utilizzavano in gran parte quanto guadagnato.

Cosa può e deve fare adesso il Governo Regionale per affrontare seriamente questa crisi profonda che nella peggiore delle soluzioni vedrà svanire 150 posti di lavoro? Dare supporto finanziario si configura come aiuto di stato? Come altri Stati europei tipo Francia e Germania con le grandi case automobilistiche europee, lo Stato italiano finanzierà FCA, il maggiore cliente Shiloh. Solo con l’impegno di FCA nei confronti di Verrès sarà possibile garantire un futuro allo stabilimento. Ma non solo per quanto riguarda le attuali forniture, bensì a medio/lungo termine garantendo nuovo business allo stabilimento. Se Shiloh non è in grado di sostenere Verrès, si trovi un nuovo proprietario che lavori a favore di Verrès e non come è stato fatto finora dal gruppo Shiloh con una chiara propensione alla Polonia, che dia un segno positivo investendo anche in risorse, sostituendo chi ha portato Verrès a questa situazione, chi si è guadagnato la dirigenza tagliando teste e posti di lavoro, ricorrendo a professionisti preparati e di alto profilo etico e morale. Ben venga un tavolo di lavoro regionale, ma che sia occupato non solo da politici, sindacati, manager aziendali ma anche da qualcuno che conosce il mondo della pressocolata di leghe leggere e il settore auto, fondamentale per capire se le proposte che verranno avanzate sono serie oppure no, davvero mirate al rilancio. Una realtà come lo stabilimento di Verrès non deve chiudere ma deve essere gestito da esperti per farlo rifiorire. 150 posti di lavoro e potenzialmente molti di più non possono essere lasciati svanire e la vera soluzione non è cercare di ricollocare i lavoratori, magari proponendo loro di spostarsi fuori Valle per poter continuare a garantire il sostentamento alle loro famiglie. Ancora oggi alcuni lavoratori della ex Lavazza sono disoccupati e in un periodo come quello attuale il mercato del lavoro non dà certo grandi prospettive. Per trovare la giusta soluzione ci vuole coraggio, ora, prima che sia troppo tardi.

Erika Standen

Dipendente Meridian, MPI, Brabant, Shiloh dal 1996

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