AMBIENTE DIRITTI UGUAGLIANZA

Programma elezioni regionali 2020

Dentro di me combattono il pessimismo della ragione e il mio naturale ottimismo della volontà. In questi due anni di Consiglio regionale ho fatto esperienza diretta del degrado della politica e ho toccato con mano che “la classe dirigente si è ormai avviluppata su se stessa nell’onanistica coltivazione dei propri interessi” (Francesco Pallante, Contro la democrazia diretta). Mancano soprattutto capacità riflessiva, lungimiranza e responsabilità. Ma se nei consigli comunali e regionale non entrano persone con queste attitudini, diamo di fatto solo a nuovi volti o, peggio, ai dinosauri altre occasioni di fare della cattiva politica. Noi di Adu VdA abbiamo cercato di invertire la rotta e riavviare una dinamica sempre critica ma costruttiva, al fine di rimettere in circolazione l’idea positiva che la politica non sia in ogni caso da rifuggire: essa ha di fatto un impatto forte nella vita di ciascuno di noi e della comunità tutta. Continueremo dunque a vigilare sugli sviluppi e a prendere posizioni chiare e coraggiose.

Daria Pulz


La cultura deve essere lo spazio che genera e costituisce il senso di cittadinanza: 

  • Aprire la cultura valdostana alla contaminazione e liberarla dal peso di dovere essere per forza remunerativa economicamente.
  • Creare nuove alleanze tra istruzione pubblica e politiche culturali, tra istituzioni e associazioni e operatori del territorio, anche riequilibrando le offerte formative musicale, teatrale, coreutica e delle arti visive.
  • Superare la riduzione dell’offerta culturale a mero intrattenimento per residenti e turisti.
  • Aggiornare le modalità della fruizione svecchiando i contenitori culturali datati.
  • Creare una proposta diversificata che valorizzi sensibilità e competenze maturate da giovani valdostani/e al di fuori della Valle d’Aosta.
  • Valorizzare i luoghi della cultura: musei, castelli, parchi per decentrare il più possibile la produzione e la fruizione.


  • Rafforzare gli attori economici e migliorare la qualità del lavoro, mettendo lavoratrici, lavoratori e imprese nelle condizioni di definire autonomamente i processi di sviluppo.
  • Incentivare rapporti lavorativi stabili, gratificanti e ben retribuiti, dei giovani, ma non solo, valorizzando percorsi professionali stabili e dignitosi.
  • Ridurre la disparità di genere attraverso politiche universalistiche di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, riducendo il carico di cura e assistenza, investendo su servizi pubblici di qualità alla portata di tutti.
  • Dotare la Valle d’Aosta di una seria politica industriale basata su un piano strategico di investimenti pubblici. Favorire i settori innovativi e ad alta tecnologia, ad alto valore aggiunto e capaci di attrarre forza lavoro altamente qualificata, puntando su modelli produttivi che facciano propri i principi dell’economia circolare e della sostenibilità ambientale. Trasparenza rispetto ai contributi alle imprese.
  • Potenziare il ruolo pubblico di CVA e della produzione di energia idroelettrica per lo sviluppo sostenibile e per progetti legati al bene comune.
  • Investire sul sapere diffuso, sulle competenze dei cittadini e sul capitale umano, puntando su processi virtuosi di qualificazione dell’occupazione, lottando al contempo contro l’abbandono scolastico e la dispersione scolastica, e più in generale per un innalzamento complessivo dell’accesso a percorsi di istruzione terziaria.
  • Invertire la tendenza all’invecchiamento degli occupati, favorendo politiche di attrazione di giovani lavoratori e lavoratrici, puntando anche su un’Università capace di aumentare la sua potenzialità attrattiva.
  • Diminuire la frammentazione della produzione e aumentare la scala delle attività attraverso la promozione di contratti di rete e aggregazioni cooperative, nell’ottica del potenziamento e del consolidamento delle realtà d’impresa, tanto nel turismo quanto nell’agricoltura, rafforzando in particolare i settori più dinamici e giovani.
  • Recuperare, in forma cooperativa dai lavoratori, le imprese in fallimento. Definire una Legge regionale sul recupero d’impresa sulla base degli strumenti previsti dalla Legge Marcora, per mantenere sul territorio le competenze, la ricchezza e l’occupazione e garantire processi di empowerment dei lavoratori e delle lavoratrici.
  • Implementare la riforma del Terzo Settore, puntando sulle opportunità di coesione sociale e di opportunità occupazionali legate alle imprese della cooperazione sociale.
  • Promuovere il “Reddito di Quarantena” come forma strutturale di sostegno del lavoro e delle fasce della popolazione più svantaggiate
  • Sostenere le partite Iva, duramente colpite prima dalla crisi economica e poi dalla crisi sanitaria. Bisogna estendere il più possibile i diritti anche a questa tipologia di lavoratori/trici, da sempre non tutelata riguardo alla salute, alla maternità, agli ammortizzatori, e oberata da una burocrazia pletorica e da una tassazione poco equa.


  • I cambiamenti climatici sono una realtà, per Adu il contrasto al riscaldamento globale, la lotta all’inquinamento e un’economy realmente green sono obiettivi imprescindibili. Possiamo fare molto anche a livello locale.
  • Promuovere l’educazione ambientale nelle scuole e avviare campagne di informazione per la sostenibilità ambientale.
  • Contrastare il consumo di suolo e la realizzazione di ulteriori centraline idroelettriche per la salvaguardia della salute dei ruscelli e torrenti di montagna.
  • Promuovere la raccolta differenziata dei rifiuti attraverso il sistema “porta a porta” su  tutto  il territorio regionale, l’uniformità nel metodo di conferimento in tutte le Unités des Communes e l’applicazione corretta della tariffa puntuale secondo il principio “Chi più inquina paga”.
  • Realizzare i “Centri di riparazione e del riuso” per favorire l’accesso al riutilizzo di beni in disuso diminuendo la produzione dei rifiuti.
  • Trasformare le sagre e le manifestazioni in vere ecofeste “plastic-free”, promuovendo l’utilizzo di stoviglie lavabili e riciclabili e, eccezionalmente, compostabili.
  • Completare il percorso per eliminare definitivamente l’impiego di diserbanti a base di glifosato nelle colture e nelle attività di diserbo, i quali causano la morìa delle api.
  • Proteggere il Vallone di Cime Bianche e tutte le valli ancora prive di strutture invasive. No a nuovi collegamenti funiviari. Promuovere un turismo sostenibile per la salvaguardia degli ecosistemi delicati.
  • Promuovere la gestione pubblica delle discariche, regolamentarne le distanze dai centri abitati e dalle colture, favorire il conferimento gratuito nelle isole ecologiche di piccole quantità (uso familiare e artigianale) di materiali quali la lana di roccia, cartongesso, lastre di eternit, ecc. e soprattutto vietarne l’insediamento laddove l’area è protetta, o definita sito di interesse naturalistico, o di importanza comunitaria, oppure “Zona di protezione speciale nell’ambito della rete Natura 2000” per la presenza di fauna o flora protette.
  • Riconvertire l’Impianto di Trattamento Meccanico Biologico a freddo dei rifiuti, previsto a Brissogne, in un impianto definito ” Fabbrica dei Materiali” per massimizzare i materiali riciclabili e minimizzare il rifiuto residuo secco non riciclabile.
  • Non autorizzare la prevista realizzazione dell’impianto di triturazione di batterie d’auto al piombo acido Meval S.r.l., previsto nell’area autorizzata per la discarica di Chalamy (area in località Mure a Issogne) in quanto sito in una zona ad alto rischio idrogeologico e incompatibile con lo smaltimento di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi in un’area destinata al conferimento di rifiuti speciali inerti. 
  • Conservare e valorizzare la biodiversità e il paesaggio: promuovere la convivenza tra il lupo e le attività agropastorali attraverso i progetti europei (piano Life Wolf Alps).
  • Promuovere la green economy in montagna per contrastare l’abbandono delle zone rurali, creare posti di lavoro “verdi” attraverso l’innovazione ecologica e l’utilizzo delle risorse in un’economia circolare.
  • Riconoscere il ruolo degli agricoltori di montagna nelle azioni di mantenimento del paesaggio e nella valorizzazione e tutela del territorio senza eroderlo e “consumarlo”.
  • Sostenere le imprese agricole che investono nel benessere animale.
  • Rivedere la normativa regionale in materia di agriturismo per sburocratizzare, snellire e prevedere nuove forme di accoglienza e offerta turistica.
  • Valorizzare i prodotti valdostani, le produzioni biologiche e a km 0.
  • Creare nuove filiere agricole, dalla canapa, con i suoi innumerevoli utilizzi, ai cereali per la produzione di birra artigianale, nel rispetto degli equilibri delle specie autoctone per un’agricoltura non intensiva, “dolce” e rispettosa.
  • Sostenere il trasferimento negli hameaux di montagna di singoli e di gruppi familiari.
  • Recuperare gli edifici storici e di pregio in abbandono.
  • Investire in ricerca e sviluppo tramite l’Institut Agricole régional e l’UniVdA.
  • Contrastare le operazioni speculative di finta monticazione in alpeggio slegate dalla filiera della Fontina Dop, per tutelare la conduzione tradizionale e combattere il depauperamento dei pascoli.


  • Favorire la costruzione di narrazioni collettive costruttive rispetto alla tematica delle differenze in senso lato.
  • Accrescere l’informazione e la formazione rispetto alle discriminazioni.
  • Sostenere le associazioni che sul territorio operano in questo settore.
  • Creare, anche in sinergia con il Comune di Aosta, una comunità alloggio per le persone LGBTQI+ che siano state allontanate dalle proprie case e famiglie a causa della loro identità di genere o del loro orientamento sessuale.
  • Inserire le associazioni LGBT+ del Territorio nel Tavolo regionale sul contrasto alla violenza di genere.
  • Costituire sportelli di ascolto e di aiuto per le persone che intraprendono percorsi di riassegnazione del sesso biologico.
  • Contrastare il sessismo, gli stereotipi e le discriminazioni di genere, promuovendo una cultura improntata al rispetto delle differenze di genere e di orientamento sessuale in tutti i settori della vita sociale (dalla scuola all’università, dai mezzi di informazione alla cultura ampiamente intesa).
  • Ampliare la partecipazione femminile nelle istituzioni e nelle imprese distruggendo il “soffitto di cristallo” in tutti gli ambiti.
  • Garantire diritti e rispetto nel trattamento sanitario.
  • Aumentare le risorse per il contrasto alla violenza di genere.
  • Riorganizzare gli organismi di parità per renderli più funzionali, efficienti e coordinati.
  • Riaprire il Servizio Migranti, aprire progetti SIPROIMI (Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e minori stranieri non accompagnati) in collaborazione coi Comuni  e seguire i percorsi di inserimento lavorativo dei cittadini dei Paesi Terzi.
  • Creare progetti e individuare spazi che favoriscano la socializzazione e l’inserimento delle donne straniere sole.


Crediamo con tutte le nostre forze nella scuola pubblica, laica e pluralista.

  • Destinare più risorse alla scuola pubblica.
  • Ritornare in piena sicurezza alla “Didattica in presenza”.
  • Combattere la dispersione scolastica.
  • Migliorare il sostegno agli allievi in difficoltà e riconoscere la dignità e l’importanza della funzione degli insegnanti e degli operatori di sostegno.
  • Ridurre il precariato nell’insegnamento.
  • Investire nelle infrastrutture scolastiche: poli scolastici, edifici, trasporti adeguati alle esigenze, doposcuola, palestre e convitti.
  • Supportare il diritto allo studio, progettare e finanziare la formazione degli adulti. 
  • Riproporre, adeguandole, le iniziative più o meno scomparse, come i workshop, l’alfabetizzazione informatica, l’università degli adulti e della terza età, valorizzandone anche il carattere di socialità e il senso del collettivo.
  • Utilizzare in maniera efficace ed efficiente le risorse pubbliche locali, nazionali e i Fondi europei, per la crescita culturale dei propri cittadini. 
  • Avviare azioni di sostegno in favore dei figli dei cittadini di Paesi terzi nei percorsi didattici, formativi e soprattutto di socialità, introducendo la creazione della nuova classe di concorso (A23) per l’insegnamento dell’italiano agli alloglotti.

In particolare per l’Università:

  • Articolare l’impianto generalista e di base dell’offerta formativa, prevedendo un finanziamento ordinario certo e stabile, su base pluriennale.
  • Potenziare l’offerta formativa per sviluppare l’attrattività dell’Ateneo, favorendo lo sviluppo di una vocazione della città di Aosta come città universitaria, considerando tra le specializzazioni anche quelle quelle legate ai settori più promettenti in termini di sviluppo e attrattività, innescando così processi virtuosi sul piano culturale, sociale ed economico e riconoscendo il ruolo propositivo dell’Università nella definizione delle prospettive di sviluppo.
  • Investire sul ruolo dell’Ateneo come generatore di innovazione, con le numerose ricadute in termini di sviluppo, creazione o riconversione di impresa, generazione di spin-off, centri di ricerca e sviluppo e incubatori.


Il tessuto valdostano è retto dalla piccola e piccolissima impresa, tutte accomunate da problematiche simili quali il rapporto con la burocrazia e le normative.

  • Sviluppare politiche di sburocratizzazione e sostegno agli adempimenti formali.
  • Valorizzare il turismo valdostano e nuovi prodotti turistici improntati alla sostenibilità (ciclovia baltea, cammino balteo, circuito dei castelli, tra gli altri) e alla creazione di nuovi e stabili posti di lavoro.
  • Sostenere il commercio di prossimità.
  • Ammodernare la ferrovia Aosta –Torino tramite l’elettrificazione e il raddoppio dei binari, riattivare la ferrovia Aosta – Pré–St. Didier e valutare un suo prolungamento fino ad Entrèves. 
  • Confermare la gratuità del trasporto pubblico collettivo. 
  • Promuovere il trasporto pubblico per garantire i collegamenti interconnessi tra la valle centrale e quelle laterali, anche sviluppando soluzioni innovative ispirate a sistemi di mobilità condivisa e a richiesta per rendere i trasporti più efficienti e in armonia con l’ambiente.


  • Sfruttare le molte potenzialità dell’autonomia regionale rimaste inespresse.
  • Mettere in pratica il concetto di autonomia come prerogativa di responsabilità prima ancora che di privilegio per gestire al meglio comunità e territorio, tutelandone le caratteristiche e i beni comuni; assumere un approccio solidale nei confronti delle altre regioni, in uno spirito sempre orientato ai valori dell’europeismo, nella sua dimensione solidale e federalista.
  • Rafforzare una positiva visione di Europa politica, coinvolgendo maggiormente la popolazione, e dello stretto legame tra politiche locali e quadro normativo europeo. È importante conoscere, e se possibile incidere, sulle conseguenze dirette di trattati quali il TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership) o il CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement), su ambiente, salute e lavoro. Ugualmente importante è il ruolo che la Regione è chiamata a svolgere nell’ambito della Strategia Europea per le Regioni Alpine (EUSALP).
  • Riorganizzare gli uffici Regionali, rendendoli più efficienti nell’esame dei progetti di atti legislativi dell’UE, migliorando la qualità e l’efficacia delle osservazioni da trasmettere al Governo.
  • Rinunciare alla retorica identitaria, basata su presunte radici etno-culturali, facendo propria invece l’idea della comunità locale come ambito democratico e pluralista di progettualità e valori condivisi. Costruire un nuovo patto sociale che leghi autonomia e cittadinanza consapevole e propositiva. In questo senso, finire con la strumentalizzazione del francese, importante patrimonio culturale, per altri fini, con effetti collaterali anche indesiderati, ad esempio, l’“effetto barriera” a molte competenze professionali di alta qualità.
  • Sradicare la sudditanza, anche paternalistica, degli Enti locali dalla Regione, incrementando le competenze dei Comuni e delle loro associazioni in alcune materie da tempo esercitate dalla Regione, rafforzandone parallelamente l’autonomia finanziaria (revisione della legge 48/1995) e prevedendo sia la libera associazione fra Comuni (revisione legge 6), sia il rafforzamento della gestione associata dei servizi.
  • Predisporre un piano straordinario di assunzioni, tramite concorso, per svecchiare la Pubblica Amministrazione e recuperare servizi essenziali – come la sanità – oggi esternalizzati o privatizzati.
  • Prevedere un piano di investimenti diffusi sul territorio, da realizzarsi con trasferimenti straordinari ai comuni valdostani. Non grandi e inutili opere come la funivia di Cime Bianche, ma interventi di manutenzione del territorio che diano anche ossigeno alle piccole e medie imprese.


Tutelare la Salute significa tutelare l’ambiente e viceversa perché la correlazione tra inquinamento dell’aria e malattie è ampiamente dimostrata scientificamente. Anche in ambito di mobilità, inquinamento acustico, gestione dei rifiuti, inquinamento da campi elettromagnetici, attività industriali, i possibili fattori di rischio devono essere monitorati e attenuati fino alla loro eliminazione. Va messo in atto un impegno crescente per eliminare i fattori di nocività presenti nei luoghi di lavoro e per eliminare le cause di infortunio, con particolare attenzione al settore edilizio.  I servizi sociali, un tempo fiore all’occhiello, soffrono da troppo tempo per i tagli orizzontali alla spesa, figli del pareggio di bilancio e di politiche miopi.

Post Covid:

  • Effettuare, con tutti gli strumenti possibili, un adeguato monitoraggio della popolazione per scongiurare future ondate epidemiche.
  • Organizzare un protocollo standard di misure: sanitarie, economiche e sociali da adottare in caso di nuove epidemie e di emergenza sanitaria. 
  • Far funzionare al meglio l’osservatorio epidemiologico, attrezzato di tutto il personale e delle competenze necessarie, anche in collaborazione con équipe universitarie.
  • Aggiornare costantemente il Piano d’Emergenza Ospedaliero per affrontare altre epidemie, attacchi terroristici, alluvioni, esplosioni.
  • Predisporre una struttura “Covid free”.

In generale:

  • Coordinare amministrazione regionale, USL, Protezione civile, Vigili del Fuoco: nessuna decisione deve più essere solitaria e verticistica.
  • Rafforzare la Sanità pubblica; implementare e rafforzare la medicina territoriale e il trattamento terapeutico domiciliare anche attraverso la telemedicina.
  • Mettere fine agli scempi dell’inquinamento che distrugge l’ambiente sano delle nostre montagne e la salute dei suoi abitanti con ogni possibile azione politica, sociale e amministrativa.
  • Costruire, in prospettiva, un nuovo ospedale.
  • Riorganizzare il sistema del welfare, dalla prima infanzia, agli anziani, alle disabilità, finanziandolo adeguatamente, progettare un sistema nel quale il terzo settore (ETS) sia complementare al pubblico e non sostitutivo con maggior tutela e benessere per gli utenti, il personale e quindi la comunità tutta. 


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